di Roberto Reale (segretario generale
di Information Safety and Freedom)
8 ottobre 2006
Anna
Politkovskaja aveva l’assoluta certezza di essere nel mirino. Non
viveva d’illusioni. Era già stata arrestata, minacciata di rapimento.
Aveva subito un tentativo di avvelenamento, per un periodo aveva
dovuto soggiornare all’estero. Ma la sua era un’idea alta di
giornalismo: cercava di raccontare con onestà quello che vedeva,
scriveva pensando che i diritti umani siano ovunque un valore
assoluto. Da difendere sempre, anche in Cecenia, da lei definita “un
inferno sulla terra”. Oggi hanno deciso una volta per tutte di farla
tacere. Un killer l’ha aspettata all’interno dello stabile di Mosca
dove abitava: quattro colpi di pistola non le hanno lasciato scampo.
L’ultimo libro che aveva scritto si intitolava significativamente “La
Russia di Putin”. Ha documentato in maniera rigorosa gli abusi
commessi dalle truppe e dalle forze di sicurezza russe ai danni della
popolazione civile e della libertà di espressione. Che avesse un
coraggio non comune lo dimostra anche il suo generoso tentativo,
purtroppo inutile, di fare da mediatrice nell’ottobre 2002 fra i
terroristi ceceni che avevano occupato il teatro Dubrovka di Mosca e
le truppe speciali governative. Una vicenda conclusasi con una
strage, secondo un tragico copione replicato nel 2004 anche nella
scuola di Beslan.
In queste ore la notizia sta facendo il giro del mondo. Provate a
scrivere il nome di Anna sulla pagina in inglese di Google News e
vedrete come gli articoli crescano di minuto in minuto. La Procura di
Mosca ha annunciato di aver aperto un’inchiesta. Ma sono veramente in
pochi a credere che sulla vicenda possa essere fatta luce. La
Politkovskaja (quarantotto anni, due figli, giornalista della Novaja
Gazeta) aveva messo il dito anche un’altra piaga del paese,
l’irrisolto problema dell’altissimo tasso di corruzione. Mosca (ma lo
stesso accade anche in città grandi e piccole) è diventata
pericolosissima per l’informazione indipendente. I reporter scomodi e
persino il direttore dell’edizione russa di Forbes Paul Klebnikov
sono stati eliminati senza alcuna pietà. Su nessuno dei casi è stata
fatta chiarezza: le indagini sono finite nel solito vicolo cieco. In
molti pensavamo che la notorietà internazionale di Anna - più volte
intervistata nel suo buon inglese dai network internazionali – sarebbe
servita a farle da scudo. Non è andata così. E’ caduta anche lei. “L’
inferno ceceno”, voluto dalle autorità, l’ha risucchiata. Il problema
per la comunità internazionale adesso è tutto politico: si
continueranno a tenere gli occhi chiusi su questi drammatici delitti?
Possiamo persistere nel fingere che sia democratico un paese dove
questi fatti si ripetono? Magari in cambio di una ricca fornitura di
gas?
L’edizione delle 18 di stasera di BBCWorld ha aperto con la notizia
della morte di Anna. Ha riproposto la sua voce. Ha ricordato che il
libro “La Russia di Putin” è stato sì pubblicato ma in lingua
inglese. In patria Anna non ha trovato editori disposti a rischiare.
Fino a quando durerà tutto questo?
07/10/2006 ore 18 e 30
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