di Roberto Reale (segretario generale
di Information Safety and Freedom)
10 ottobre 2006
Provo
a riassumere i fatti per come ci sono stati raccontati.
In una giornata per tanti aspetti caotica e drammatica, segnata
dall’allarme planetario per la sfida nucleare lanciata dalla Corea del
Nord, Bush e Putin si parlano. Devono concordare una strategia
comune: il primo test atomico di Pyongyang non piace proprio a
nessuno, ma non è per nulla chiaro il da farsi. Nelle pieghe della
conversazione il presidente americano trova modo di chiedere a quello
russo spiegazioni sull’ omicidio della giornalista Anna
Politkovskaya.
Putin risponde – cito testualmente il comunicato riportato dalle
agenzie internazionali – con queste gelide parole: “ La legge impone
di prendere tutte le misure necessarie per un’indagine oggettiva sulla
morte della giornalista”.
Le stesse agenzie ottimisticamente titolano: “Putin: faremo ogni
sforzo per trovare i Killer”.
Non è dato sapere altro. Per domani è in programma a Dresda un
incontro fra il presidente russo e Angela Merkel. Vedremo se con il
governo tedesco il capo del Cremlino sarà più espansivo. Intanto va
registrato il fatto che l’esecutivo russo non ha sentito nessuna
necessità di rassicurare direttamente il proprio popolo. In una
democrazia è questo quello che dovrebbe avvenire. Chi governa dovrebbe
garantire ai propri concittadini (non ai capi di stato stranieri) il
massimo impegno per fermare il ripetersi degli “omicidi eccellenti”.
Ma tant’è, le cose al momento a Mosca vanno così. Dalla caduta
dell’Unione Sovietica sono stati uccisi oltre 40 giornalisti (fra
questi non dobbiamo mai dimenticare Antonio Russo di Radio Radicale).
Dodici reporter sono stati eliminati nell’era Putin. Su quanti di
questi delitti è stata fatta luce? Oggi il quotidiano americano
'UsaToday' tira le somme di questa situazione con un titolo bruciante:
“Mentre la democrazia muore, viene eliminata un’altra giornalista”.
Nell’articolo si ricorda come - oltre ai delitti e alle intimidazioni
- ci sia stata da parte del potere una vera e propria strategia
d’attacco tesa a chiudere le voci indipendenti e a riportare sotto il
controllo dello stato radio e televisioni.
“L’ex agente del Kgb (Putin) – commenta l’editoriale - sta
sistematicamente strangolando nella culla la nascente democrazia”.
Se invece si passa alla lettura di un quotidiano online russo il
'Moscow Times', il quadro diventa politicamente molto più prudente. Il
giornale elogia la fermezza di Anna nel difendere la libertà di
espressione, riporta anche come crescano la rabbia e il dolore dei
moscoviti davanti a questi delitti. Si guarda bene però dal trarre
conclusioni. Ma indirettamente il quadro che emerge è ancora più
fosco. Vengono riportati i commenti dei politici. I nazionalisti non
esitano a dire quello che pensano: la Politkovskaya ha avuto quello
che si meritava, scriveva cose che danneggiavano l’esercito e la
Patria. I liberali invece parlano di una corruzione dilagante,
dell’illegalità che la fa da padrona, dell’insicurezza in cui vivono i
cittadini, di una Mosca ripiombata nel clima da primi anni 90, quando
in città spadroneggiavano bande criminali più o meno coperte dal
potere.
Brutta storia non c’è dubbio. Anche il nuovo uomo forte
ceceno, Kadirov, più volte accusato da Anna, per le pesantissime
violazioni dei diritti umani da lui perpetrate, risulta un
personaggio dal doppio volto. Da un lato è l’uomo che consente (forse)
la “normalizzazione” della Cecenia. Dall’altro è una sorta di capo di
un “potere parallelo” dal volto oscuro e probabilmente incontrollabile
anche dal Cremlino.
Questo atroce delitto sta insomma portando a galla tanto marciume da
far spavento. Accade in Europa, alle porte di casa nostra, nel cuore
di una potenza nucleare ed economica che – dopo la guerra in Iraq e il
rialzo dei prezzi del petrolio e del gas – è tornata a contare
tantissimo sulla scena internazionale.
09/10/2006 ore 19
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