di Luigi Colombo
Fonte: il Manifesto
15 ottobre 2006
È
ancora buio. Una luna gelosa non lascia spazio al sorgere del sole.
Soka Ilonga Myama Guy però è già sveglio, come buona parte degli
abitanti di Boende, un villaggio rurale nella regione dell'Equateur,
in Congo. Ad attenderlo, fedele compagno di questi anni, un vecchio e
malridotto megafono. All'alba, Radio communautaire Bonanga apre i
battenti. Un tempo deriso e beffeggiato per la sua bizzarra
iniziativa, oggi Ilonga si è solidamente contrapposto alle deboli
radio nazionali, diventando una fonte di informazione locale,
affidabile e neutra. Il suo lavoro è una costante tabella di marcia:
in media percorre a piedi fra i trenta e i quaranta chilometri al
giorno per informare la popolazione sugli ultimi avvenimenti.
A Boende, è bastata una voce squillante e l'amplificazione di un
megafono per far germogliare un nuovo seme nell'arido terreno del
pluralismo dell'informazione.
Un tassello importante nel delicato mosaico che vede la Repubblica
democratica del Congo (ex Zaire) impegnata a costruire qualcosa che
somigli a una nuova democrazia e aiuti a metter fine a un lungo e
sanguinoso periodo di guerra. In questo nuovo processo la data del 30
giugno scorso è diventata storica per i congolesi: dopo quarantasei
anni si sono finalmente svolte le prime elezioni libere del paese. Le
Nazioni unite e l'Unione europea - con l'apporto di molte ong - hanno
seguito da vicino lo sviluppo di questo processo elettorale con
l'invio di un nutrito gruppo di osservatori internazionali.
Fra questi, Lorenzo Scirocco, ventisettenne napoletano, arrivato nel
villaggio di Boende per conto dell'ong Asi (Associazione solidarietà
internazionale) di Sarno, in provincia di Salerno. «Durante la seconda
guerra congolese (dal 1998 in poi) Boende ha subito una serie di
razzie e di uccisioni da parte delle truppe ruandesi sconfinate fin
qui - racconta Scirocco. E le strade ben fatte e la corrente elettrica
che un tempo esistevano sono venute meno fino a diventare solo uno
sbiadito ricordo. Non c'è acqua corrente e bisogna spostarsi ogni
giorno di tre chilometri per raggiungere la più vicina sorgente
d'acqua». I mezzi d'informazione sono preossoché inesistenti: data la
mancanza di elettricità i cellulari sono rarissimi (occorre andare a
ricaricarli altrove), oltre che appannaggio della classe alta ed
acculturata; non c'è televisione e figurarsi internet. Dato il forte
analfabetismo (circa il 90% della popolazione non sa leggere e
scrivere) e il prezzo elevatissimo, non vengono distribuiti giornali.
La radio, invece, è molto diffusa.
«Nel territorio di Boende - spiega Lorenzo Scirocco - è possibile
sintonizzarsi su due stazioni radio, entrambe nazionali: Radio
Populaire, legata al partito Mlc e la Radio Okapi, legata alla
missione delle Nazioni unite, Monuc. Queste due emittenti
costituiscono il duopolio dell'informazione e offrono pochissima
informazione locale». E' proprio per combattere questa difficile
situazione che circa cinque anni fa il signor Soka Ilonga Myama Guy ha
fondato Radio Communautaire Bonanga. Dopo una vita trascorsa in giro
per il Congo come musicista, oggi quest'uomo - padre di 16 bambini e
marito di cinque mogli - ha deciso di tornare nel suo villaggio e
dedicare la sua vita alla comunità. Proveniente da una famiglia di
shamani benevoli, un giorno si è recato nella foresta e «ispirato» dai
suoi antenati ha trovato il modo di rendersi utile. Nel periodo della
guerra aveva già avuto esperienze con i mezzi di informazione,
diventando un informatore radio per l'esercito congolese e poi
accreditandosi come giornalista.
A Boende è impossibile pensare a una stazione radio vera e propria,
con transistor, frequenze, altoparlanti. «Ogni giorno il Signor Ilonga
percorre decine di km a piedi informando villaggi che, altrimenti,
sarebbero ancora più tagliati fuori dal resto del mondo - dice
l'osservatore dell'Asi. Attualmente la radio si serve di dodici
giornalisti che informano costantemente via sms il
presidente-fondatore. La ragion d'essere di Radio Bonanga sta proprio
nella sua 'mobilità', nel fatto di non avere un ufficio di diffusione
delle informazioni. Una radio divenuta fondamentale per la comunità di
quel territorio».
«Bonanga» in lingala, la lingua parlata nella regione, vuol dire
«della comunità». La Rcb si pone intrinsecamente come «radio
comunitaria della comunità», marcando ulteriormente e con forza
estrema il suo legame col territorio di Boende, l'inscindibile nesso
fra la sua esistenza e quella dell'area dove opera. Ilonga ha occupato
uno spazio nella vita quotidiana di Boende e dei suoi dintorni. La
gente del posto chiede di lui, si incuriosisce se non riceve le sue
notizie, pretende la sua azione informativa, dà peso e totale fiducia
alle sue informazioni, ritenendole più verosimili di quelle
radiofoniche eventualmente discordanti. Ed è stato sempre lui -
sostituendosi alle istituzioni - a sensibilizzare la popolazione
sull'importanza del voto. «Il signor Ilonga - racconta ancora Scirocco
- ha preso parte attiva alle elezioni. In Congo non si votava da 40
anni; la gente non sapeva come votare. Ilonga ha impugnato il suo
megafono e ha cercato di trasmettere alla popolazione l'importanza di
un voto cosciente, informato, libero, personale e segreto».
Ilonga oggi chiede un aiuto per portare avanti la sua missione. Vuole
formare una vera redazione. Ha chiesto tre nuovi megafoni, centoventi
pile ricaricabili, quattro biciclette per uno spostamento più rapido
ed un pannello solare per ricaricare le pile. L'ong di Sarno ha già
pronto il progetto, per un totale di 1.270 dollari. Contribuire al
pluralismo informativo di Boende è possibile contattando direttamente
l'Asi:
(www.asi-online.it - info@asi-online.it - tel./fax. 081-5136411).
|
per ulteriori informazioni e per scriverci: direttore.isf@libero.it |