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MOTIVAZIONE ASSEGNAZIONE
SESTA EDIZIONE PREMIO "CITTA’ DI SIENA-ISF" 
AI COLLEGHI SELWA ZAKO E WILLIAM WARDA 

27 OTTOBRE 2006


Questo premio è dedicato prima di tutto ai cento giornalisti irakeni caduti dall’inizio della guerra e alle decine e decine di coloro che sono scomparsi nel niente e che nessuno ricorda, commemora e ricerca.
Questo vuol essere un riconoscimento per il loro lavoro e per il loro coraggio. Il coraggio e la pervicacia nel continuare a praticare una professione che nella storia dell’umanità non si era mai dimostrata così pericolosa come in questa sanguinosa tragedia irakena che non sembra avere mai fine.
E’ il coraggio dei colleghi che tuttora ci consentono di sapere qualcosa di quanto accade in quel Paese, oltre la pesante cortina delle minacce quotidiane delle bande della morte, i condizionamenti finanziari e politici, alzando voci che filtrano oltre il greve stridore delle armi giungendo fino a noi attraverso i media occidentali.
Dietro ogni notizia e ogni immagine c’è un collega irakeno che ha rischiato la propria vita per raccoglierla e inviarla.
Abbiamo scelto due colleghi che non appartengono a nessuna delle principali fazioni che si stanno scontrando in questa sanguinosa guerra civile, perché offrono un’ottica la più possibile equidistante ed obbiettiva della situazione irakena.
Abbiamo scelto due colleghi con una storia professionale specchiata e di alto profilo culturale e professionale, sempre orientata da una ricerca di indipendenza e autonomia rispetto a un regime autoritario e repressivo.
Selwa Zako è considerata la decana del giornalismo irakeno. Al termine degli anni Cinquanta voleva iniziare la carriera universitaria, ma viene esclusa per le sue posizioni contrarie al regime Baatista. Si dedica allora al giornalismo cominciando a lavorare presso diverse 'Al-  Jumhuriya ' ('La Repubblica '), dove è l’unica donna in redazione, e la sera per 'Tariq al-Shaab' ('La via del popolo ') e poi 'Al-Fikr al-Jadid' ('Il nuovo pensiero '), tutte testate comuniste.
Nel 1979 il regime di Saddam Hussein attuò una pesante operazione repressiva al termine della quale chiuse i giornali non allineati. Quelli comunisti furono strangolati lentamente con l’arresto progressivo di tutti i giornalisti e i tipografi. Alla fine era rimasto solo 'Tariq al-Shaab' dove lavoravano Selwa e Safa al-Hafiz : Furono arrestate e Safa fu uccisa in carcere. Selwa Zako uscì e dovette lavorare prima come tipografa e poi come insegnante in una scuola  internazionale di Baghdad.
Dopo la caduta di Saddam, in Irak è fiorito il pluralismo editoriale e Selwa è stata in prima fila. Vicedirettore di Al Mada ,il giornale piùimportante e più colto del Paese , poi direttore di Al Nahda, un altro giornale con forte vocazione culturale, legato al movimento del rinascimento arabo e oggi direttore di una rivista specializzata in temi dell’informazione, Al Tawasul. La collega Zako è anche membro
dell’Iraqi Media and Communications Commission.
La situazione attuale della stampa in Irak la sintetizza così : “
Il crollo del regime ha spianato la strada al pluralismo nell'informazione, un'esperienza nuova per gli iracheni, dopo trent'anni di dittatura. A quanto pare abbiamo tutti bisogno di una lunga ristrutturazione per riuscire ad utilizzare lo spazio di libertà che ci circonda, giornalisti e responsabili di governo allo stesso modo” e aggiunge “La stampa liberale è oggetto oggi di evidenti restrizioni, tanto che in alcune province ne viene vietata la circolazione con la forza del terrorismo, non dello stato. Gli stessi apparati governativi hanno cominciato a limitare l’attività degli operatori dei media ed alcuni di loro oggi sono sotto processo a causa delle proprie opinioni, oltre ai centinaia minacciati dai più diversi ambienti attivi sulla scena politica e costretti a lasciare il paese per salvarsi la vita”.
Grazie, collega Zako, per la sua lunga e determinata battaglia per la libertà del nostro mestiere.
William Warda è nato nel 1961 a Mosul, nel nord dell’ Irak. Ha studiato ingegneria civile presso l’Università di Mosul, ma ha dovuto abbandonare gli studi per motivi politici. Fin da giovane, negli anni ottanta, si è unito all’opposizione irachena contro la dittatura del regime Baatista che regnava nel Paese. Giovanissimo, sempre negli anni ottanta, diventa l’incaricato del Movimento Democratico Assiro (ADM) per le relazioni internazionali. Nel 2000 è nominato direttore del settimanale Bahra (Luce) e amministratore delegato di Ashur, la televisione satellitare che da voce alla minoranza assira che in Irak rappresenta circa un milione di cittadini. Mantenere viva la scrittura, la lingua e la cultura del popolo a cui si deve una delle più importanti civiltà antiche della storia dell’umanità, sono gli impegni principali della sua linea editoriale.
Sempre in quegli anni, William Warda, diventa il responsabile del centro culturale e delle relazioni con i media del Movimento Democratico Assiro.
Dopo il 9 aprile 2003 (con la caduta del regime di Saddam Hussein), è membro dell’Alta Commissione per i Media che crea la prima legislazione dei media in Irak, e fino al settembre 2006, ricopre molte cariche di supervisore e direttore di molti dei media legati al movimento assiro, come Ashur tv, Ashur Radio, e alcuni siti internet. Ora è al lavoro per la creazione insieme ad altri giornalisti di una associazione per la libertà di stampa in Irak.
William Warda rappresenta il futuro del giornalismo irakeno, una nuova generazione che guarda alla stampa indipendente e che vuol costruire una reale autonomia non solo dallo Stato, ma anche dalla politica.
Ma per arrivare a questo traguardo , che è poi quello di una democrazia compiuta ed effettiva, l’Irak, i suoi giornalisti e i suoi cittadini, devono conquistare la libertà prioritaria, che è quella di esistere, di poter vivere e lavorare liberamente.
William ha dovuto rinunciare a una cattedra di insegnamento  perché era troppo rischioso frequentare ogni giorno l’Università e racconta così la vita di un giornalista nell’Irak di oggi:
“ Per andare e tornare dal lavoro devi seguire strade diverse ogni giorno : perché non sai mai dove e quando potresti essere ucciso. Quando ti fermano a un check point non sai mai quale documento devi mostrare, perché non sai quale potrebbe salvarti la vita o condannarti a morte. Quando scrivi un articolo devi pesare con cura ogni parola, perché una parola sbagliata, un giudizio avventato, potrebbero costarti la vita".
Grazie collega William per ricordarci con il tuo coraggio di andare e tornare ogni giorno dal tuo ufficio, per la tua capacità di guardare al futuro, oltre l’orizzonte di questa violenza scatenata sull’Irak da atti irresponsabili. E grazie a tutti e due per essere qui, oggi , a ricordarci la dignità del nostro lavoro e il valore di principi come la libertà, l’indipendenza e la democrazia.
Per noi giornalisti, quello di essere liberi, crediamo debba essere prima di tutto un dovere perché non c’è vera democrazia  senza un’informazione libera. Ma per i cittadini, a cominciare dal vostro popolo, martoriato prima dalla dittatura e oggi da una guerra feroce, crediamo sia un sacrosanto diritto per il quale siamo tutti tenuti ad impegnarci.

   
   

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