di Roberto Reale (segretario generale
di Information Safety and Freedom)
Traduzione di
Federico Ferraro
14 novembre 2006
“La
burocrazia federale russa è corrotta da capo a piedi”. E’ questo un
passaggio dell’intervista rilasciata al portale “Kavkaz Center” da
Anna Politkovskaya il 7 ottobre scorso. Alle 16 e 15 dello stesso
giorno Anna veniva uccisa. Nella conversazione con gli
intervistatori la giornalista aveva parlato della Cecenia e
dell’aspirante presidente, Ramzan Kadyrov. “La principale voce nelle
entrate del clan Kadyrov è rappresentata da ruberie ed estorsioni nei
confronti di tutti i soggetti dai quali sia possibile ottenere
qualcosa”. Queste le esatte parole pronunciate da Anna poco prima che
i killer eseguissero la “condanna a morte” decretata da chi aveva
deciso di tapparle la bocca per sempre.
Sono considerazioni in parte note. Di rilevante c’è il fatto che a
riportarle sia il sito russo della libera enciclopedia, Wikipedia. Noi
siamo fra quelli che danno grande rilievo alle informazioni che
passano sulla Rete. E’ qui che si disegna il futuro dell’informazione.
E Wikipedia anche in russo è ormai un’esperienza importante con oltre
116 mila voci ben strutturate. Con il prezioso e intelligente aiuto di
Federico Ferraro, ottimo conoscitore della lingua e della cultura di
quel paese, ho avuto modo di scorrere alcune di queste pagine. In
quelle relative a Putin, pur prudenti nelle valutazioni politiche, una
significativa foto è dedicata a una manifestazione in Germania in cui
gli si chiedeva conto proprio della morte di Anna. L’articolo
riservato a Kadyrov non nasconde poi le note biografiche più
critiche, le accuse a lui rivolte di immoralità, corruzione,
ubriachezza. Insomma mi sono fatto l’idea che l’edizione russa di
Wikipedia rappresenti una voce interessante e indipendente. Lo dico
con circospezione, sempre pronto ad accettare eventuali, documentate
precisazioni.
Del resto nella pagina dedicata alla Politkovskaya, pur con
il distacco dai fatti tipico di chi scrive per un’enciclopedia, non ci
sono ambiguità di sorta. Si ricordano le sue accuse al Presidente
Putin, si dice chiaramente che l’assassinio non può non essere
collegato alla sua attività professionale. Di grande rilievo risulta
poi il riferimento a quanto scritto dal sito ufficiale del Cremino,
all’ipotesi lì avanzata che con questo delitto si sarebbero volute
“influenzare le prossime elezioni presidenziali russe” a tutto
vantaggio dell’Occidente. Wikipedia ricorda anche che a Mosca molti
hanno accusato i media occidentali di praticare una sorta di politica
dei “due pesi e due misure”, perché avrebbero dato a questa morte di
una giornalista un'importanza ben maggiore di quanto abbiano fatto per
i reporter caduti in Iraq. Ma è la stessa enciclopedia a rispondere a
questo genere di osservazioni evidenziando come nel caso di Anna si
sia davanti a un evento che non è possibile sottovalutare, “all’
assassinio di un’ esponente della stampa impegnata politicamente,
avvenuto nel centro di una capitale europea”.
E’ questo insomma che possono leggere i russi che navigano sulla Rete.
Non mi sembra poco. Vedo piuttosto in queste parole un punto di
partenza per un futuro diverso perchè ci segnala come esistano persone
in Russia che hanno deciso di continuare a parlare liberamente, di non
arrendersi davanti ai killer.
In ogni caso è bene che ciascuno valuti da sé. Per questo
troverete di seguito la puntuale traduzione di Ferraro che ci
fornisce la straordinaria opportunità di leggere gli eventi, per
una volta, con gli occhi di un navigatore di Mosca o San Pietroburgo.
Tratto da
http://ru.wikipedia.org
Anna
Stepanovna Politkovskaya
Anna Politkovskaya era nata a New York, dove i suoi genitori
risiedevano come funzionari del corpo diplomatico sovietico. Secondo
alcune fonti, il padre sarebbe stato un alto funzionario del KGB che
prestava servizio presso le Nazioni Unite sotto copertura diplomatica.
Il suo cognome da nubile è Mazepa. Nel 1980 Anna ha portato a termine
i suoi studi presso la facoltà di giornalismo dell’Università Statale
di Mosca “M.I. Lomonosov”, con una tesi di laurea dedicata all’opera
letteraria della scrittrice sovietica Marina Tsvetaeva.
Nel 1982-93 ha lavorato per i giornali Izvestija e Trasporto aereo,
per l’associazione Eskart e per la casa editrice Paritet. Nel periodo
1994-99 è stata opinionista e membro della redazione cronaca e
inchieste su fatti straordinari per la Obshaya gazeta. Dal 1999 Anna
ha iniziato a lavorare come commentatore per il giornale Novaya
gazeta.
In più occasioni, da allora, si è recata in zone di guerra. Per la sua
serie di reportage sulla guerra in Cecenia Anna fu insignita nel 2000
del premio “Penna d’oro di Russia”. Inoltre, l’ordine dei giornalisti
della Federazione Russa le assegnò pure il premio denominato “Una
buona azione, un buon cuore”; nel 2000 Anna ricevette ancora due premi
dall’ordine dei giornalisti russi per le sue inchieste sulla lotta
alla corruzione e la guerra in Cecenia. Anna è l’autrice di un libro,
dal titolo “Viaggio nell’inferno. Diario dalla Cecenia”, a cui
seguirono “La seconda guerra di Cecenia” e “La Russia di Putin”,
quest’ultimo pubblicato in Gran Bretagna ma non in Russia. La sua
ultima pubblicazione, per il giornale Novaya gazeta, intitolata
“Accordo punitivo” era dedicata alle attività dei distaccamenti delle
forze armate russe in Cecenia.
Anna, nella sua attività di giornalista, ha criticato in più occasioni
il potere. Nel suo libro “La Russia di Putin” ha scritto: “Perché non
amo il presidente Putin? Beh, per tutto questo: la sua durezza, che è
ancor peggio del crimine, per il suo cinismo e razzismo, per il gas
che ha utilizzato con le vittime dell’assedio del teatro Dubrovka, per
le violenze contro i bambini che sono proseguite durante tutto l’arco
del suo primo mandato come presidente della Federazione russa”. Con
quest’ultima espressione, Anna si riferiva ai numerosi bimbi scomparsi
o uccisi nel corso della guerra in Cecenia. Nell’ottobre del 2002 Anna
prese parte ai colloqui con i terroristi che avevano preso in ostaggio
gli spettatori del musical “Nord Ost” presso il teatro Dubrovka di
Mosca, portando acqua agli ostaggi. Nel settembre del 2004, durante
l’assedio della scuola di Beslan, Anna dichiarò di essere stata
avvelenata a bordo dell’aereo che doveva portarla proprio in Ossezia,
allo scopo di toglierla di mezzo e di impedirle di portare avante una
sua proposta per la soluzione della crisi.
L'assassinio
di Anna Politkovskaya
Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya è stata assassinata dinanzi al
portone di ingresso della sua casa, in via Lesnaya a Mosca. Secondo le
informazioni fornite dagli organi di Stato, intorno alle 16.15 locali,
quando Anna stava entrando nell’ascensore del palazzo, un uomo in
abiti scuri l’avrebbe colpita una prima volta al petto e poi con altri
tre spari all’altezza della testa. Il suo corpo esanime fu ritrovato
da una vicina intorno alle 17.10. Giunti sul luogo del delitto, i
rappresentanti delle forze dell’ordine hanno trovato per terra una
pistola PM e quattro bossoli. Quella sera stessa, dinanzi alla casa
dove Anna viveva, si sono riuniti parenti, amici e colleghi della
giornalista. Queste persone, molte delle quali piangevano, si
avvicinavano al portone di ingresso della casa e lasciavano dei fiori,
garofani bianchi e rossi. Accanto all’ingresso erano accese molte
candele. Poco prima della sua morte Anna aveva rilasciato una
intervista al portale Kavkaz center sulle indagini che aveva condotto
su una serie di episodi di estorsione a catena accaduti negli ultimi
tempi in Cecenia e pure sulla attesa promozione di Ramzan Kadyrov a
presidente della piccola repubblica caucasica. Di questa intervista
riportiamo un breve estratto:
“La principale voce nelle entrate del clan Kadyrov è rappresentata da
ruberie ed estorsioni nei confronti di tutti i soggetti dai quali sia
possibile ottenere qualcosa. Non si tratta solo di uomini d’affari, ma
anzi in particolare della burocrazia federale. Questa, in Cecenia come
nel resto dell’intera Federazione Russa, è corrotta da capo a piedi.
Ogni burocrate o funzionario è costretto a scucire somme enormi –
dalle proprie entrate – per soddisfare le richieste degli estorsori.
In pratica, questa gente calcola quanto guadagna ogni funzionario
dello Stato e lo costringono a pagare loro una quota del proprio
stipendio. Io non sono tipo che riporta numeri senza prove. Oggi ho a
mia disposizione solo una copia della richiesta inoltrata alla procura
generale da parte di alcuni membri del Ministero per le situazioni di
emergenza, i quali si dicono indignati per il fatto di essere stati
costretti a scucire dal proprio stipendio circa 13 mila rubli, il che
rappresenta una buona parte dei loro guadagni.”
L’8 ottobre si è tenuta nel giardino pubblico di Novopushkin a Mosca
una manifestazione in memoria di Anna Politkovskaya. Secondo le
indicazioni offerte dagli organizzatori – rappresentanti delle forze
democratiche in Russia - vi avrebbero preso parte circa tremila
persone, mentre secondo i dati forniti dalle forze dell’ordine si
sarebbe trattato di 2.500 persone in tutto.
L’assassinio di Anna Politkovskaya è stato condannato con fermezza dai
principali leader internazionali, i quali hanno richiesto alle
autorità russe di scoprire e punire i colpevoli. In questa richiesta
si sono uniti il presidente degli Stati Uniti George Bush, il primo
ministro inglese Tony Blair, il presidente francese Jacques Chirac e
il rappresentante ufficiale della Commissione Europea Johannes
Leitenberger. Il presidente russo Vladimir Putin ha condannato con
fermezza l’assassinio, ma ha pure ammesso come l’operato della
Politkovskaya fosse guardato con occhio critico da parte del Cremlino.
Azioni e manifestazioni per la commemorazione di Anna hanno avuto
luogo in molte capitali europee. Anna è stata seppellita il 10 ottobre
2006 presso il cimitero Troekurovskiy di Mosca; alle sue esequie hanno
preso parte alcune migliaia di persone, sia personaggi famosi, che
gente comune.
Opinioni
al riguardo dell’assassinio
Lyudmila Alekseeva, impegnata nella difesa dei diritti umani, si è
detta certa che l’assassinio di Anna Politkovskaya sia da collegarsi
alla sua attività professionale: “Ha denunciato apertamente la
violenza che oggi pervade il nostro Paese e si è sacrificata in nome
di questa stessa violenza”. Vladimir Ryzhkov, membro della Duma, ha
dichiarato: “Anna si è interessata e occupata di Beslan, del teatro
Dubrovka, della corruzione in Cecenia; in tutto questo sono da
ricercare le ragioni del suo assassinio”. La pagina Internet del
giornale Novaya Gazeta, per il quale Anna lavorava, ha proposto due
versioni differenti: una vendetta da parte del primo ministro ceceno
Ramzan Kadyrov, per le critiche che Anna aveva manifestato nei suoi
confronti, oppure un’azione da parte di coloro che desiderano far
ricadere l’assassinio su Kadyrov per impedirgli di ottenere l’incarico
di presidente della Cecenia. Anna, infatti, aveva lavorato ad un
reportage sulla guerra in Cecenia in cui erano descritte nel dettaglio
le torture e pure i metodi di lotta politica utilizzati da Kadyrov il
giovane e dal suo clan.
Il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha dichiarato al
riguardo: “Questo assassinio arreca danni e genera una serie di
pregiudizi nei confronti delle autorità russe e dei rappresentanti
dello Stato che operano in Cecenia ancor peggiori di quelli arrecati
dalle pubblicazioni e dagli scritti della signora Politkovskaya”.
Lo stesso sito ufficiale del Cremlino –
www.kreml.org - ha risposto alle
reazioni dei mass media occidentali e alle loro supposizioni circa le
motivazioni dell’assassinio. La morte della Politkovskaya, infatti,
andrebbe a tutto vantaggio dell’Occidente poiché gli permetterebbe di
influire in modo più deciso sulle elezioni presidenziali in programma
in Russia per il 2008. Alcuni osservatori russi hanno posto inoltre
l’accento sul differente trattamento che è stato riservato alla
Politkovskaya – la sua morte sarebbe stata circondata di un’aura di
luce positiva – rispetto a quei giornalisti che hanno perso la loro
vita in Irak. Tali osservatori russi ritengono che i media occidentali
abbiano applicato in qualche modo un modo di agire improntato al “due
pesi, due misure”. Al tempo stesso, c’è un altro punto di vista
secondo cui la morte di giornalisti in alcune aree “calde” del mondo
sia legata a rischi professionali e non generi grande eco presso
l’opinione pubblica, mentre l’assassinio di un esponente della stampa
impegnato politicamente – quale era Anna Politkovskaya – nel centro di
unca capitale europea sia un fatto che di per sé genera una maggiore
attenzione da parte del pubblico e dei cittadini.
Nota: la pagina di Wikipedia.ru
dedicata ad Anna Politkovskaya riporta altri link utili e pure
un’immagine delle proteste inscenate a Dresda, durante la recente
visita di Putin alla cancelliera Angela Merkel, con un cartello che
imputa al presidente russo la morte della giornalista. In pratica il
cartello dice: “Assassino!”.
Elenco dei premi giornalistici vinti da Anna Politkovskaya:
- Premio “Lettres internationales” (Francia), con la motivazione: “Per
il libro-reportage pubblicato in lingua france con il titolo Cecenia:
il disonore russo”;
- Premio “Libertà di stampa”, assegnato a Parigi dall’associazione
Reporters sans frontières;
- Premio “Olof Palme”, assegnato a Stoccolma per l’impegno nella lotta
per la pace;
- Premio “Libertà e stampa del futuro”, assegnato a Lipsia;
- Premio “Eroe europeo, donna dell’anno”, assegnato dalla rivista
Time;
- Premio “Le donne nel giornalismo”, assegnato dal Movimento
internazionale femminile per la stampa, con la motivazione: “Per il
reportage sulla guerra in Cecenia”;
- Global Award for Human Rights Journalism, Amnesty International;
- Premio in memoria di Artyom Borovik, assegnato dall’emittente
televisiva Americana CBS a New York;
- Premio Sacharov;
- Premio annuale assegnato dall’OECD per il giornalismo e la
democrazia, a fronte delle pubblicazioni redatte dalla Politkovskaya
sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia.
background
►
Per
Anna. Un Mese dopo
Il 7
ottobre 2006 veniva uccisa a Mosca Anna
Politkovskaya. Cosa è successo in
questo mese? A che punto sono le indagini?
Come hanno reagito la politica e il
giornalismo russi? Una nostra inchiesta
condotta attraverso la Rete. L’importanza
della solidarietà internazionale al tempo
di Internet, della cartolina con scritto
“Noi non dimenticheremo”...
►
La
giustizia di Putin
...L'atroce delitto della
giornalista Anna Politkovskaya sta portando a galla tanto marciume da
far spavento. Accade in Europa, alle porte di casa nostra, nel cuore
di una potenza nucleare ed economica che – dopo la guerra in Iraq e il
rialzo dei prezzi del petrolio e del gas – è tornata a contare
tantissimo sulla scena internazionale...
►
Tra terrore e nuovo fascismo
Alcuni brani di due commenti pubblicati
dalla testata liberal russa 'Ezenedel'nyj
Zurnal' dopo l'uccisione di Anna
Politkovskaja. I due testi danno un'idea
della reazione degli ambienti di chi in
Russia ancora lotta per la difesa dei
diritti umani e la democratizzazione del
paese.
►
L'odio
che genera odio
Uno degli ultimi articoli di Anna Politkovskaya, pubblicato lo scorso
settembre sul giornale per cui era inviata, la Novaja Gazeta. La
storia di un ragazzo ceceno...
►
Il
sangue di Anna. Giornalista coraggiosa
di Roberto Reale
►
L'ultima intervista
di Natalia Mozgovaja
|
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