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Eritrea: Tre giornalisti sarebbero morti durante la loro prigionia nel carcere di Eiraeiro

17 novembre 2006
 
Fonte: Reporter senza frontiere - Italia

Reporters sans frontières esige che il governo eritreo fornisca delle prove immediate della sopravvivenza di tre giornalisti detenuti arbitrariamente dal settembre 2001. L’organizzazione è stata informata, da fonti attendibili, del possibile decesso di tre reporter, avvenuto tra il 2005 e il 2006, nella prigione di Eiraeiro, in una zona desertica nord-orientale del Paese.
Il 9 ottobre 2006, l'organizzazione ha inviato una lettera all’ambasciata di Eritrea in Francia per chiedere ad Asmara di fornire, “con una certa urgenza”, spiegazioni sulle “informazioni molto preoccupanti” ricevute da RSF. “Nell’assenza di una vostra risposta, l’organizzazione renderà pubbliche le notizie”, concludeva RSF.

L’ambasciata non ha risposto alla richiesta di Reporters sans frontières.

"Il silenzio delle autorità eritree è intollerabile. Decine di prigionieri politici sono spariti nel nulla, inghiottiti dalle carceri controllate dall’esercito. Tra di loro, vi sono almeno 13 giornalisti di cui siamo senza notizie da circa cinque anni. Le informazioni ricevute sull’eventuale morte dei tre reporter imprigionati sono gravissime. Nessun governo dovrebbe continuare a trattare con il presidente Issaias Afeworki se Asmara rifiuta
ancora di dare spiegazioni credibili e documentate sull’accaduto", ha dichiarato Reporters sans frontières.

Nell’agosto 2006, uno studio approfondito sul centro di detenzione di Eiraeiro è stato pubblicato su un sito Internet. Il rapporto offre delle informazioni precise sulla localizzazione esatta della prigione – situata nel deserto di Sheib, nella zona amministrativa del mar Rosso settentrionale (Nord-Est) – dove sono detenuti almeno 62 prigionieri politici, alcuni ex ministri ed ex funzionari di alto rango, capi militari destituiti, membri dell’opposizione e sette dei tredici giornalisti arrestati nel settembre 2001 (18-25 settembre) dopo la “sospensione” di tutti i media privati del paese decretata dalle autorità.

Pubblicato inizialmente in lingua tigrinya, lo scorso 17 agosto, sul sito etiope  aigaforum.com, il rapporto è stato in seguito tradotto e pubblicato in inglese, il 31 agosto, dal sito dell’opposizione eritreo awate.com, gestito dagli Stati Uniti. Secondo quanto accertato da Reporters sans frontières, le fonti delle informazioni contenute in questo rapporto, onosciute dall’organizzazione ma tenute segrete per ragioni di sicurezza, sono serie ed attendibili.

Eiraeiro sarebbe un centro di detenzione costruito nel 2003 in una zona desertica al nord-est dell’Eritrea – "una delle regioni più calde del paese" riferisce un giornalista eritreo in esilio, contattato da Reporters sans frontières. Il centro penitenziario è accessibile solo a piedi, dopo due ore di cammino sulla strada che collega Serjeka e Gahtelay, a nord-ovest della località di Filfil Selomuna. Nella prigione, che sarebbe costituita da 62 celle di 3 metri sur 3, sarebbero stati trasferiti alcuni prigionieri politici, detenuti inizialmente in un carcere di Embatkala (Est).

Tra i prigionieri menzionati nel rapporto vi sono Seyoum Tsehaye (o Fsehaye), giornalista freelance (cella n°10), Dawit Habtemichael, vice caporedattore e co-fondatore di Meqaleh (cella n°12), un giornalista che viene chiamato "Yosief" o "Yusuf", probabilmente Yusuf Mohamed Ali, caporedattore di Tsigenay (cella n°9), Medhane Tewelde (probabilmente Medhane Haile), vice caporedattore e cofondatore di Keste Debena (cella
n°8), Temesghen Gebreyesus, giornalista e membro del consiglio di amministrazione di Keste Debena (cella n°23), Said Abdulkader, caporedattore e fondatore di Admas (cella n°24), Emanuel Asrat, caporedattore di Zemen (cella n°25).

Un ex prigioniero politico eritreo che vuole rimanere nell’anonimato, attualmente in esilio, ha affermato a Reporters sans frontières che lo scrittore e giornalista di Setit Fessehaye Yohannes, soprannominato "Joshua", si troverebbe nella cella n°18 della prigione di Eiraeiro. Joshua era stato inizialmente trasferito nel carcere di Dongolo (Sud), in una cella
sotterranea di 1,5 metri di larghezza e 2,50 metri di altezza, senza finestre. Uno dei suoi amici, oggi in esilio, che dice di essere stato arrestato con lui, ha rivelato a Reporters sans frontières che Joshua è stato torturato e che, per esempio, le sue unghie sono state strappate durante un interrogatorio.

Il rapporto parla di almeno nove detenuti morti in carcere di "malattia, pressione psicologica o suicidio". Tra questi nove prigionieri, ci sarebbero Yusuf Mohamed Ali, che sarebbe deceduto il 13 giugno 2006, Medhane Haile, morto nel febbraio 2006 e Said Abdulkader, morto nel marzo 2005. Un giornalista eritreo in esilio ha rivelato che nel 2000, mentre era tenuto prigioniero in un centro di detenzione simile a quello di Eiraeiro,
"numerosi detenuti sono morti di malaria e altre malattie. I loro corpi sono stati buttati in fosse comuni. Spesso le autorità hanno fatto credere alle loro famiglie che questi ultimi erano scappati o che erano stati uccisi dagli etiopi".

Secondo quanto rivelato dal rapporto, quasi tutti i prigionieri avrebbero le braccia incatenate e dormirebbero per terra. Solo dal febbraio 2006 sarebbero autorizzati ad uscire dalle loro celle per un’ora al giorno ma non avrebbero il diritto di parlare con gli altri prigionieri o rivolgere la parola alle guardie carcerarie.

Nel 2001, poco dopo la fine della seconda guerra con l’Etiopia, la stampa indipendente diffonde gli appelli di quindici esponenti del partito al potere, il cosiddetto “gruppo dei 15”, che invocano la democratizzazione del paese. Le forze di sicurezza arrestano immediatamente 11 dei 15 oppositori e il governo decide di « sospendere » tutti i media privati del Paese. Nell’aprile 2002, dopo aver intrapreso uno sciopero della fame per chiedere un processo equo, dieci giornalisti sono stati trasferiti in luoghi di
detenzione segreti.

Da ormai cinque anni, Reporters sans frontières con innumerevoli altre organizzazioni in difesa dei diritti umani e della libertà di stampa reclamano la liberazione dei prigionieri politici eritrei e, in particolare, dei tredici giornalisti arrestati nell’autunno 2001 con l’accusa di spionaggio e di “alto tradimento”.
   
   

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