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WikiLeaks, il cane da guardia dei governi?

12 gennaio 2007 
di Tommaso Poggiali
(tratto da www.mytech.it)

Si autodefinisce un'agenzia di "intelligence autogestita" che diffonderà sul Web i documenti più scottanti su amministrazioni e poteri forti. Fondato da un gruppo di dissidenti politici, il progetto s'ispira a Wikipedia ed è aperto ai contributi di qualsiasi "Gola Profonda" connessa a Internet.
La trasparenza è un principio fondamentale della democrazia. Internet è un potentissimo strumento democratico che grazie al contributo degli utenti può svolgere funzioni di "cane da guardia" nei confronti del potere e delle istituzioni.
È per questo motivo che è nato WikiLeaks, un ambizioso progetto fondato da alcuni dissidenti politici. Si tratta di uno spazio digitale aperto ai contributi di qualsiasi utente, concettualmente simile a Wikipedia. WikiLeaks verrà utilizzato per denunciare scandali governativi e far circolare documenti scottanti che altrimenti non raggiungerebbero mai la sfera pubblica globale.

WikiLeaks promette anonimato totale e sicurezza per coloro che vorranno imitare Daniel Ellsberg, il dipendente del governo federale statunitense che durante la guerra in Vietnam riuscì a ottenere alcuni documenti segreti del Pentagono ed esporli alla stampa di tutto il mondo - un gesto, si legge sul sito ufficiale di WikiLeaks, "che ha contribuito ad accorciare i tempi del conflitto".
"La trasparenza è il miglior modo per promuovere una buona azione di governo", dichiarano i fondatori di WikiLeaks, "nonché il meno costoso". Una delle menti di WikiLeaks è John Young, il controverso attivista statunitense che gestisce Cryptome, una nota pubblicazione online che si avvale delle garanzie giuridiche dell'ordinamento americano per diffondere documenti governativi, spesso irreperibili sui mezzi di comunicazione tradizionali. "Abbiamo già a disposizione 1 Terabyte di dati scottanti", ha dichiarato recentemente l'attivista.

WikiLeaks esaminerà con attenzione soprattutto i regimi autoritari del continente asiatico ed in particolare la Repubblica Popolare Cinese, governata da una classe politica poco incline alla trasparenza e dichiaratamente avversa alla libertà di stampa.
 

   
   

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