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Sudan: "Darfur: inchiesta sugli attori dimenticati della crisi"

19 aprile 2007
Fonte: Reporters sans frontières-sezione Italia


I miliziani janjawid sono strumentalizzati da "un governo razzista che, per molti aspetti, è ben peggiore del regime dell’apartheid del Sudafrica, regime che almeno aveva la dignità di non usare lo stupro come tecnica di sterminio….” Questa dichiarazione non è stata pubblicata dal New York Times o da Le Nouvel observateur, testate note per le critiche che formulano, sistematicamente, contro l’attuale governo sudanese. Questo estratto fa parte di un editoriale pubblicato il 18 marzo scorso dal Citizen, un quotidiano di Khartoum che non è stato mai sanzionato dalle autorità nazionali per la sua linea editoriale.

Dopo una sua missione nel Paese, effettuata dal 17 al 22 marzo 2007, Reporters sans frontières pubblica il Rapporto intitolato "Darfur: inchiesta sugli attori dimenticati della crisi", con il quale l’organizzazione cerca di offrire ulteriori chiavi di lettura per capire la tragedia che le popolazioni del Sudan occidentale stanno affrontando e il dibattito che questa crisi ha provocato a livello internazionale. Durante la
missione, una delegazione di RSF ha analizzato la situazione e il margine di azione della stampa nazionale, una stampa che, come la società del Paese, è attiva e estremamente complessa. In Darfur, RSF ha potuto incontrare numerosi attori della società civile, tutti perfettamente consapevoli del dramma che sta attraversando il Paese e delle sfide che è costretto ad affrontare.
Nell’insieme, il pluralismo dei media è garantito nel Paese: i giornali venduti a Khartoum diffondono le opinioni dei militanti dei diritti dell’uomo sudanesi, dei ricercatori universitari locali e delle varie
associazioni nazionali: attori fondamentali che tuttavia non riescono a far sentire la loro voce al di fuori delle frontiere nazionali.

Contrariamente a quanto viene spesso sostenuto, Reporters sans frontières ritiene dunque che il Sudan non sia “una terra di massacri, una terra incognita nella quale è in atto un genocidio silenzioso che i media stranieri e sudanesi non hanno la possibilità di documentare e denunciare.”  La realtà è molto più complessa e spesso contraddittoria.

Come per gli altri conflitti armati nel mondo, la complessità della crisi in Darfur rende effettivamente difficile l’indispensabile copertura mediatica, sia per gli organi di informazione nazionali che per quelli internazionali. Le caratteristiche intrinseche del conflitto – molteplicità delle fazioni armate, assenza di un « fronte » riconoscibile e riconosciuto e di una vera distinzione tra combattenti e popolazione civile, … – sono esasperate e strumentalizzate dalle autorità di Khartoum che hanno eretto una specie di “fortezza burocratica” intorno alla zona di conflitto per cercare di “regolamentare” e influenzare il lavoro dei giornalisti (analisi nel Rapporto di RSF). Questa situazione spiega in parte l’immagine del Paese oggi veicolata dai media: l’immagine di una nazione chiusa, isolata, nella quale ogni tipo di massacro sarebbe possibile.

“Dovendo subire l’ostruzione sistematica di Khartoum, i media internazionali affrontano il loro lavoro giornalistico in Darfur, animati, molto spesso, da uno spirito di “resistenza” nei confronti del governo centrale, considerato irrimediabilmente ostile,” dichiara Reporters sans frontières. Testimoni delle atrocità del conflitto, i giornalisti stranieri rischiano in questo modo di veicolare un’immagine distorta e parziale del Paese, concentrandosi esclusivamente sulle sofferenze del Darfur e sottovalutando l’importanza di un’analisi delle cause storiche della crisi e delle soluzioni proposte dalla società sudanese, la cui complessità e l’attivismo non sono quasi mai evocati.”

Per questi motivi, RSF invita il governo sudanese ad agevolare la presenza e il lavoro dei media internazionali e ad offrire spazi di libertà concreti alla dinamica società civile sudanese. RSF invita inoltre le organizzazioni internazionali a prendere in considerazione tutte le realtà e gli attori locali e ad aiutare la società civile a riformare il suo sistema di comunicazione, e invita i media internazionali a non sottovalutare « gli attori dimenticati » della crisi e le molteplici contraddizioni interne del Paese.

Il Rapporto (in francese) può essere scaricato da:
http://www.rsf.org/article.php3?id_article=21757

   
   

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