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ADNAN E HIWA, DUE VITE IN PERICOLO, più di 50 GIORNI DI SCIOPERO DELLA FAME,
LETTERA DI LAYLI HASSANPOUR AL SEGRETARIO GENERALE DELL’ONU 

3 settembre 2007
Sono ormai più di 50 giorni che Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar, due giornalisti curdi, hanno iniziato uno sciopero della fame nel centro di detenzione del Ministero dell’Intelligence della Repubblica Islamica, per protestare contro una sentenza di morte emessa nei loro confronti dal Tribunale della Rivoluzione. I due giornalisti, ormai in fin di vita, chiedono un nuovo processo alla presenza dei loro legali e il loro trasferimento nel carcere di Marivan, dove risiedono l’anziana madre di Adnan e la giovanissima moglie di Hiwa. La sorella di Adnan, che vive a Soleymanieh, nel nord dell’Iraq, in una lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite, chiede l’intervento della comunità internazionale, per impedire che “un crimine cosi atroce sia consumata in silenzio e nella totale indifferenza”. Information, Safety and Freedom ha ricevuto copia di questa lettera–appello.

Al Segretario Generale delle Nazioni Unite

Egregio Signor Ban Ki-Moon, sono passati otto mesi, da quando mio fratello Adnan, e un suo collega, Hiwa Boutimar, sono stati arrestati senza una ragione apparente. Lo scorso 14 luglio un tribunale, a Sanandaj, ha condannato questi due giornalisti alla pena di morte, in un processo a porte chiuse, senza presenza di avvocati e senza la presentazione di prove. L’accusa contro mio fratello e Hiwa Boutimar,  è quello di aver preso parte ad attività anti-rivoluzionarie. Un’accusa che ovviamente, non è confortata da alcuna prova. Essere curdi, ovviamente ha inciso notevolmente nella decisione del tribunale ad emettere questa ingiusta sentenza di morte. Mio fratello e Hiwa, più di 50 giorni fa, hanno iniziato uno sciopero della fame, per protestare contro questa sentenza, e con la richiesta di essere trasferiti dal centro di detenzione di Sanandaj, nel carcere di Marivan.  La vita di Adnan e Hiwa, dopo questo lungo periodo di sciopero della fame, è seriamente in pericolo.  Le autorità iraniane, nonostante le proteste internazionali e la preoccupazione espressa da alcuni governi europei e dalla stessa Unione Europea, non sono intervenuti. 

Caro Segretario Generale, mi rivolgo a Lei, chiedendo di intervenire  e di intercedere a favore di Adnan e Hiwa, e per impedire che un crimine cosi atroce sia consumata in silenzio e nella totale indifferenza. 

Sinceramente Sua

Layli Hassanpour
Soleymanieh, 1 settembre 2007
   
   

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