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Libano: intervista a Leyla Mazboudi, direttrice della TV hezbollah Al-Manar

19 dicembre 2007
(Fonte: ADN Kronos International)


"Ogni volta che in Libano facciamo dei progressi in direzione di un accordo tra opposizione e maggioranza, o anche quando non siamo in grado di raggiungerlo, ha luogo un omicidio in seguito al quale viene approvato un progetto di legge o una risoluzione non consensuale tra le parti". E' questa l'analisi di Leyla Mazboudi, direttrice della televisione libanese Al-Manar, l'organo di informazione di Hezbollah.
In un'intervista all'AKI-ADN Kronos International a margine della sua partecipazione alla seconda Piattaforma Medlink che si è svolta a Roma, la Mazboudi ha spiegato che "dopo l'omicidio dell'ex premier libanese Rafiq al-Hariri (il 14 febbraio 2005, ndr) e la serie di omicidi che ha colpito prevalentemente esponenti della  maggioranza, era pronta l'accusa contro la Siria. Ma in occasione dell'ultimo attentato contro François al-Hajj, vicino al generale Michel Aoun e all'opposizione, abbiamo notato che le forze della maggioranza sono rimaste in silenzio, senza sapere cosa dire, senza sapere contro chi rivolgere le loro accuse, come se stessero rivedendo i loro calcoli anche nei confronti degli omicidi precedenti". Secondo la Mazboudi, l'accusa a Hezbollah di essere uno strumento nelle mani dell'Iran e della Siria è "un modo soddisfacente" con cui le forze di maggioranza in Libano "rifiutano l'esistenza di divergenze interne tra i libanesi".
Queste forze, ha aggiunto, "hanno deciso di gettarsi nel crogiuolo dell'America, che con lo slogan della lotta al terrorismo vuole isolare l'Iran e la Siria perché si oppongono all'occupazione israeliana". (Quanto al ruolo della donna nel partito di Hezbollah, la direttrice della televisione Al-Manar ha affermato che la sua posizione "è inferiore rispetto a quanto si merita per quel che fa. Noi donne siamo state impegnate, e continuamo a esserlo, nella difesa della nostra patria. Nel giro di 15 anni abbiamo vissuto tre guerre israeliane in Libano e la donna ha sempre dato il suo contributo in tutti gli ambiti. Ci sono organizzazioni femminili che lavorano nelle situazioni d'emergenza, che aiutano i profughi". Ancora, ha spiegato la Mazboudi, "la partecipazione della donna nelle istituzioni educative è molto importante e anche nella tv Al-Manar abbiamo delle registe, delle produttrici e delle presentatrici donne''. Inoltre, prosegue la rappresentante di Hezbollah, ''le nostre donne hanno partecipato anche alle ultime elezioni amministrative. Esiste poi il Consiglio Islamico Femminile, un'organizzazione interna a Hezbollah solo per donne che si occupa di migliorare la condizione femminile e di far conoscere le sue problematiche. Vi è poi una rappresentante donna nel Consiglio politico di Hezbollah".
Inoltre, ha sottolineato, "si parla della possibilità  di candidare delle donne di Hezbollah alle prossime elezioni parlamentari". In generale, quindi, "la situazione è in via di sviluppo. Noi come donne libanesi di Hezbollah teniamo a partecipare a tutti gli ambiti della politica e riscontriamo una buona disposizione da parte dei nostri leader religiosi e politici".
Per quel che riguarda il modo di conciliare la libertà di stampa con l'informazione politica, la Mazboudi si è detta convinta che "tutti i media hanno una loro linea politica, non esistono mezzi di informazione assolutamente obiettivi. La nostra è quella del sostegno a tutte le forme di resistenza contro le occupazioni: quella israeliana in Libano e Palestina e quella americana in Iraq. Ci concentriamo quindi sulle notizie relative ai progetti americani nella regione e sui mezzi per opporvisi". La direttrice televisiva ha spiegato che Al-Manar "ha pagato il prezzo" di questa scelta, ad esempio "quando ci è stato impedito di coprire l'Europa attraverso i satelliti, in particolare il problema insorto con la Francia".
In quell'occasione, ha ricordato, "ci accusavano di incitare il popolo palestinese all'Intifada. Noi rispondevamo loro che a spingerli era l'ingiustizia di cui erano vittime. Noi non inventiamo le notizie e i soprusi, ma li riferiamo, ci concentriamo su di essi, rispetto ai media occidentali che invece non vi prestano attenzione", ha concluso.
   
   

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