“TEHERAN: UN MURO DI GOMMA PER LA RICHIESTA DI SALVARE I COLLEGHI ADNAN E HIWA CONDANNATI A MORTE“
Intervista di Ahmad Rafat
7 gennaio 2008
E' il crescente numero di esecuzioni capitali in Iran uno dei nodi principali e irrisolti del dialogo tra esponenti del governo di Mahmoud Ahmadinejad e la delegazione dei deputati italiani che nei giorni scorsi si è recata a Teheran.Ce lo spiega Pietro Marcenaro, Presidente della Commissione Diritti Umani, a Teheran insieme al presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, Umberto Ranieri, e ad altri membri della stessa commissione che hanno incontrato il ministro degli Esteri iraniano, Manouchehr Mottaki, il presidente del Majlis, Gholam Ali Haddad Adel, e il principale negoziatore nucleare della Repubblica Islamica, Saiid Jalili. Il dossier atomico, il ruolo regionale dell'Iran e i diritti umani sono stati i temi degli incontri avuti a Teheran dalla dalegazione parlamentare italiana.
Marcenaro fa il punto sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica Islamica e in particolare sulle esecuzioni capitali, raddoppiate nell'ultimo anno. Secondo Amnesty International, sono 277 le setenze di pena capitale eseguite nel 2007 in Iran, mentre dall'inizio dell'anno sono già 11 le persone impiccate, mentre altri 11 attendono nelle carceri di essere lapidati.
Marcenaro racconta che in due incontri con le autorità iraniane ha affrontato la delicata questione dei diritti umani. ''Nel primo incontro - dice - abbiamo affrontato in termini generali e di principio questa questione, ricordando ai nostri interlocutori iraniani le ragioni per le quali l'Italia dava tanta importanza alla questione della pena di morte e perchè avevamo portato avanti la battaglia per la moratoria delle esecuzioni''. A questo punto ''i nostri interlocutori iraniani hanno insistito che nel loro paese la pena di morte era prevista per chi si era macchiato dei delitti di sangue ed era uno strumento per affrontare la questione del traffico di droga''. Argomenti poco convincenti, secondo Marcenario, il quale afferma che ''mentre negli altri paesi dove vengono eseguite le sentenze capitali, come la Cina e gli Stati Uniti, il trend attuale è quello di ridurre il numero delle esecuzioni, nella Repubblica Islamica per una scelta precisa del governo le esecuzioni sono raddoppiate''.
Il Presidente della Commissione Diritti Umani della Camera aggiunge quindi che "le nostre richieste e le nostre domande non hanno ricevuto risposte soddisfacenti, nemmeno quando in un altro incontro abbiamo posto sul tavolo la richiesta di sospensione della pena di morte per i due giornalisti curdi, Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar''. Hassanpour e Boutimar sono stati condannati a morte lo scorso luglio con l'accusa di essere ''nemici di Allah'', definizione che comprende diversi reati, dal traffico di droga alla sodomia, passando per l'appartenenza a gruppi politici di opposizione. La campagna per la liberazione dei due giornalisti curdi era stata lanciata in Italia da Information, Safety & Freedom e da Articolo 21.
''Abbiamo chiesto ai nostri interlocutori iraniani - aggiunge Marcenaro - perchè i due giornalisti ,che non avevano commesso alcun delitto di sangue e che non erano trafficanti di droga, e che al massimo potevano essere accusati del reato di appartenenza a organizzazioni politiche, erano stati condannati a morte?''. A quel punto ''ci siamo trovati dinnanzi a un muro di gomma e non credo che la nostra richiesta di rivedere il caso dei due giornalisti curdi, sarà accolta''.
Per quanto riguarda la politica nella regione,l’Iran svolge oggi un ruolo estremamente ambiguo.E’ questa l’impressione ricevuta dai deputati italiani.
''L'Iran attualmente è impegnato seriamente nella stabilizzazione della situazione in Iraq'', spiega ancora Marcenaro - mentre sul versante mediorientale ''sostiene le forze che si oppongono al processo di pace''.
Da un lato, quindi,''in Iraq assistiamo a una partecipazione dell'Iran al processo di stabilizzazione - dice Marcenaro -, con Teheran che ha stabilito addirittura un rapporto di cooperazione con gli americani, che ovviamente passa per la mediazione del governo di Baghdad''. Di fatto, quindi, ''la Repubblica Islamica sembra essere impegnata a sostenere la stabilizzazione del paese vicino anche nel suo interesse, visto che oggi gli sciiti occupano una posizione rilevante in Iraq''. In quest'ottica, anche l'insistenza iraniana sul ritiro americano dall'Iraq ''non e' - secondo l'esponente del Pd - una priorità tale da poter essere definita una questione pregiudiziale''.
Del tutto diverso è invece il ruolo che l'Iran ha assunto sullo scenario mediorientale. ''Sul versante israelo-palestinese gli iraniani non intendono favorire in alcun modo la soluzione che prevede la nascita di uno Stato palestinese accanto a quello israeliano'', sottolinea Marcenaro. ''La soluzione 'due popoli e due Stati' - aggiunge - non piace affatto agli iraniani''. Per questo, ''a Teheran insistono su un referendum sul futuro dello Stato israeliano, da convocare dopo il rientro di tutti i profughi palestinesi'', racconta il deputato italiano, che definisce la proposta iraniana ''una soluzione che non troverà mai alcun interlocutore sullo scenario internazionale. Su questo versante - sottolinea Marcenaro - l'Iran intende marcare una netta contrapposizione con l'Occidente, e soprattutto con gli americani, rifiutando di entrare a far parte della partita che si sta giocando per definire i futuri assetti mediorientali''. Ed e' ''in questa ottica - conclude l'esponente della Commissione Esteri - che deve essere visto l'appoggio iraniano ad Hamas, a Gaza e ad Hezbollah in Libano, che sono le principali forze ostili al processo di pace nel Medio Oriente''.
La delegazione italiana a Teheran ha incontrato anche Saiid Jalili, principale negoziatore nucleare del Paese, anche del futuro dell'atomica iraniana. ''Su questo punto, gli iraniani sono irrimovibili - racconta Marcenaro -, anche se ostentano un certo ottimismo''. A dare buone speranze a Teheran sarebbe l'ultimo rapporto che il direttore dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) ha presentato all'ultimo Consiglio dei Governatori. La missione di Mohammed el Baradei a Teheran coincideva con quella della delegazione parlamentare italiana nella capitale iraniana. ''Jalili ci ha detto che per quanto riguarda il presente, tutto è stato chiarito con l'Aiea, e che i problemi riguardanti il passato saranno chiariti entro le prossime quattro settimane'', racconta Marcenaro.
Per quanto riguarda il futuro, l'Iran promette collaborazione. ''Una collaborazione - conclude - che non ponga come pregiudiziale la sospensione del processo d'arricchimento dell'uranio''. Su questo punto, infatti, tutta la leadership iraniana, dall'attuale presidente Mahmoud Ahmadinejad all'ex presidente Mohammad Khatami, sono uniti nel dire ''no'' alle richieste della comunità internazionale.
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