Eritrea: "Il giornalista Seyoum
Tsehaye si trova nella cella numero
10 della Sezione A01"; nuove
rivelazioni sulla prigione di
Eiraeiro
1
febbraio 2008
Il giornalista eritreo indipendente
Seyoum Tsehaye, ultimo vincitore del Premio Reporters sans
frontières - Fondazione di Francia, è ancora in vita e risulta
detenuto nella cella numero 10 della Sezione A01, riservata ai
prigionieri politici più "pericolosi", della prigione chiamata
"Eiraeiro", situata in prossimità di Gahtelay, a nord della strada
Asmara-Massaoua.
Questa informazione è stata trasmessa a Reporters sans frontières
nel mese di gennaio 2008 da un informatore eritreo, che chiede di
rimanere anonimo, dopo essere riuscito a penetrare nel penitenziario,
un carcere segreto nascosto in una regione montagnosa e desertica del
Paese.
Secondo quanto ha riferito questo testimone, Seyoum Tsehaye è stato
trasferito a Eiraeiro nel 2003. Molto agitato, il cranio rasato, con
una lunga barba, Tsehaye si è più volte ribellato ai soldati
incaricati di sorvegliarlo, rifiutando il cibo del carcere e
continuando a ripetere: "ho solo fatto il mio lavoro", "era mia
responsabilità..." "non me ne importerebbe nulla di morire qui"...
Di Seyoum Tsehaye, tornato alla fotografia e al suo lavoro di regia
cinematografica dopo essere stato direttore della televisione pubblica
all´indomani dell'indipendenza del Paese, non si erano più avute
notizie dal mese di aprile 2002. Proprio in quel periodo, numerosi
detenuti politici, con a capo Fessehaye Yohannes detto "Joshua",
erano stati trasferiti dalle autorità in un luogo sconosciuto, per
nascondere all´opinione pubblica lo sciopero della fame iniziato dai
prigionieri ai quali era stato negato il diritto di essere processati.
Con una decina di altri direttori di giornali e capi-redattori, Seyoum
Tsehaye era stato fermato durante l´ondata di arresti voluta, nel
settembre 2001, dal presidente Issaias Afeworki e dai suoi
collaboratori, dopo che numerosi esponenti del partito unico e
dell´esercito avevano pubblicamente chiesto riforme democratiche per
il Paese.
L´informatore di Reporters sans frontières ha descritto con
precisione il carcere, il suo funzionamento e le condizioni di
detenzione dei prigionieri. Alcune informazioni al riguardo sono state
diffuse nel 2006 a seguito di un rapporto dei servizi segreti etiopi.
Si trattava tuttavia di testimonianze indirette. Questo rapporto
sintetizza invece le cose viste e descritte dal nostro testimone
diretto - che ha incontrato un rappresentante di Reporters sans
frontières - e che conferma le prime informazioni diffuse su
questo carcere di alta sicurezza, considerato "non il peggiore
dell´Eritrea."
Come vi si entra
I prigionieri destinati a Eiraeiro vi sono condotti, gli occhi
bendati, su una jeep. Il carcere si trova a pochi chilometri dal
villaggio di Gahtelay, nella regione del Mar Rosso settentrionale. Le
variazioni climatiche che caratterizzano questa regione sono notevoli.
Le temperature diurne possono raggiungere i 40 gradi e, durante la
notte, possono scendere sotto lo zero. A metà strada tra il villaggio
d´Asus e la città Filfil, una nuova strada si snoda in una zona
montagnosa ricoperta, in passato, da una piantagione di caffé. Dopo
circa 45 minuti di viaggio, il percorso è interrotto da un primo
check-point. Numerosi soldati sorvegliano questo primo posto di blocco
che può essere superato unicamente con un lascia-passare timbrato
dall´ufficio presidenziale. Il responsabile del posto di blocco deve
telefonare al direttore del penitenziario e procedere all´ispezione
dell´auto prima di permettere al prigioniero e ai suoi sorveglianti di
continuare il viaggio verso quella che nelle cartine militari
dell´esercito viene definita "zona 346".
Dal 2005, le unità speciali incaricate di sorvegliare il penitenziario
indossano uniformi beige mimetiche e, prima di essere destinati al
carcere, sono costretti a giurare di non rivelare mai nulla su
Eiraeiro. Ognuno di loro dispone di un mitra AK-47 e di un manganello.
A circa un chilometro dai cancelli del campo, si trovano le abitazioni
dei guardiani di Eiraeiro e un secondo posto di blocco. Da un lato, la
prigione è delimitata da una barriera di filo spinato e dall´altra
parte (a Nord) da un campo minato. Dopo questo secondo check-point, i
prigionieri sono condotti nell´ufficio del direttore del carcere che
si trova in un edificio diverso da quello dove sono detenuti i
prigionieri. Il primo edificio contiene anche un panetteria,
un´infermeria, una farmacia, e una camera da letto riservata agli
esponenti politici di Asmara in visita (es. il Presidente Issaias
Afeworki.)
I prigionieri sono presentati al direttore del carcere, il
luogotenente-colonnello Isaac Araia, detto "Wedi Hakim". Tutti i
prigionieri, ma anche gli agenti della scorta e i rappresentanti
politici e militari in arrivo da Asmara devono lasciare all´ingresso
tutti i loro effetti personali, in particolare eventuali fogli di
carta e penne. Il direttore verifica l´autenticità dei lascia-passare
presentati e degli altri documenti in una stanza sorvegliata da due
telecamere. In seguito, consegna ai prigionieri la loro futura
"divisa": un pantalone e una camicia blu; due coperte militari e una
stuoia.
Un gulag africano
A piedi scalzi, sotto scorta, non autorizzati a guardare o
rivolgere la parola agli altri detenuti e alle guardie, i prigionieri
entrano in questo modo nel penitenziario delimitato da un muro di 4
metri di altezza.
La prigione è composta da tre « blocchi » : edifici di cemento a forma
di E, composti da 64 celle ermeticamente separate da muri spessi. Ad
ogni ala di questi «blocchi » corrisponde una lettera e un numero. Le
tre ali del blocco dove sono detenuti i prigionieri più «pericolosi »
(es.: i giornalisti), vengono denominate : A01, B01 e B03.
In ogni ala, una prima fila di celle si affaccia sull´esterno. Le
altre si affacciano sulla parte interna dell´edificio. "Questi blocchi
di cemento sono stati costruiti in modo che i detenuti non possano mai
incrociare, neanche con lo sguardo, gli altri prigionieri", ha
spiegato l´informatore a Reporters sans frontières.
Le celle sono dei vani senza finestre di tre metri per lato. Le
pesanti porte metalliche, tutte numerate, non si aprono neanche quando
i carcerieri portano i pasti : questi vengono inseriti nella cella
attraverso un´apertura della porta. Il rubinetto dell´acqua delle
celle funziona solo con l´autorizzazione del direttore del Campo.
Se le guardie vogliono punire un prigioniero che si è «comportato
male» (ovvero un prigioniero che ha rivolto uno sguardo o una parola a
un altro prigioniero o a un soldato), legano le mani e i piedi del
detenuto e lo incatenano ad una barra di ferro presente in ogni cella.
Il prigioniero è così costretto a restare legato ed inginocchiato per
"almeno 40 ore" secondo quanto ha riferito l´informatore a RSF.
Inferno quotidiano
Le celle dove i prigionieri vivono, totalmente isolati, sono
illuminate 24 ore su 24 dalla luce elettrica. Alcuni sono scalzi e
sempre ammanettati. Quando non sono rinchiusi nelle loro celle, i
prigionieri sono condotti in una delle tre sale dove si svolgono gli
interrogatori. Questi sono spesso condotti da Abdulla Jaber,
responsabile della sicurezza del partito al potere, il Fronte popolare
per la democrazia e la giustizia (PFDJ), e da alti responsabili come
Yemane Gebremeskel, detto "Monkey", capo del Gabinetto e portavoce del
presidente Issaias Afeworki. Durante gli interrogatori, i prigionieri
sono torturati. Vengono per esempio colpiti con delle fruste di
plastica. Sulle pareti di queste stanze sono dipinte delle frasi. Una
di queste dice: "Avete visto quelli che sono morti prima di voi ?" E
un´altra: "Se non amate il messaggio, uccidete il messaggero."
I prigionieri sono rasati ogni due mesi da un barbiere, scortato da
alcune guardie che lo sorvegliano affinché non parli con i detenuti.
Ricevono due pasti al giorno, in una scodella di plastica: un brodo
con lenticchie, verdure o patate e, per la prima colazione, una tazza
di thé e sei pezzetti di pane. Ricevono solo un litro di acqua al
giorno. I prigionieri più debilitati possono ricevere una porzione di
acqua supplementare, ma solo se prescritta dal medico del
penitenziario, il Dottore Haile Mihtsun. Il responsabile del campo fa
aprire i rubinetti dell´acqua delle celle per solo venti minuti alla
settimana, obbligando i prigionieri a lavarsi e lavare i propri
vestiti durante questa breve pausa.
Nel 2006 e nel 2007, grazie ai suoi informatori ad Asmara e
all´estero, Reporters sans frontières ha scoperto che ben nove
prigionieri ad Eiraeiro avevano perso la vita durante la detenzione.
Tra loro: Yusuf Mohamed Ali, capo redattore di Tsigenay,
che sarebbe morto il 13 giugno 2006, Medhane Haile, vice capo
redattore di Keste Debena, che sarebbe morto nel febbraio 2006
e Said Abdulkader, capo redattore di Admas, che sarebbe
morto nel marzo 2005. Il poeta e drammaturgo Fessehaye Yohannes,
detto "Joshua", co-fondatore del settimanale proibito dalle
autorità Setit, sarebbe invece morto l´11 gennaio 2007. Il
testimone interrogato nel gennaio 2008 da RSF ha confermato il decesso
in carcere di "Joshua", detenuto nella cella n. 18. Inoltre, il
testimone ha evocato l´esistenza di un cimitero « dietro l´edificio
dove vive il responsabile del campo, dove sarebbero state sepolte
almeno sette persone".
Raccomandazioni
Il carcere "Eiraeiro" è una vergogna per l´Eritrea e per l´Africa.
Con l´avvicinarsi del vertice dell´Unione africana (UA), i capi di
Stato del continente africano non dovrebbero più ignorare la
spaventosa crudeltà del governo eritreo e la violenza che esercita nei
confronti di tutti coloro che considera potenzialmente pericolosi al
mantenimento del suo potere.
Alla luce di queste informazioni, Reporters sans frontières
raccomanda:
Ai capi di Stato dell'UA e alle grandi democrazie di convocare
l´Ambasciatore eritreo nelle loro rispettive capitali per esprimere il
loro disgusto per il trattamento disumano riservato ai prigionieri
politici, e per chiedere la loro liberazione. I governi dell'UA e
degli altri Stati democratici dovrebbero inoltre chiedere la fine del
racket organizzato dalle ambasciate eritree per finanziare il governo
di Asmara. La diaspora eritrea all´estero è in effetti costretta a
versare almeno il 2% dei loro redditi all´Ambasciata eritrea del Paese
dove si trovano. Se non lo facessero non sarebbero più autorizzati a
tornare in Patria, a conservarvi eventuali proprietà o inviare beni ai
propri familiari.
All'Unione Europea (UE) di comminare sanzioni individuali
contro i principali responsabili della repressione attuata nelle
carceri eritree. Il visto di ingresso per i Paesi-membri dell´UE non
dovrebbe, per esempio, mai essere concesso alle persone seguenti:
Yemane Gebremeskel, capo di Gabinetto e portavoce del Presidente (che
spesso si è recato a Eraeiro e nelle altre prigioni segrete del
Paese); Yemane Gebreab, consigliere speciale del Presidente ; il
generale Sebhat Ephrem, ministro della Difesa ; Isaac Araia, detto
"Wedi Hakim", responsabile amministrativo di Eraeiro; Naizghi Kiflu,
ministro del Governo locale e dell´Informazione, responsabile
dell´ondata di arresti di 2001 ; Ali Abdu, ministro dell'Informazione
ad interim, responsabile della propaganda; il dottore Haile Mihtsun,
medico di Eraeiro ; il colonnello Michael Hans, detto "Wedi Hans",
comandante della 32esima divisione, responsabile della zona ; il
colonnello "Wedi Welela", capo dei servizi di informazione della Zona
amministrativa numero 5; il Maggior Generale Gerezghiher Andemariam,
detto "Wuchu", ex amministratore del campo.
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