«È filo-Hamas», Israele dichiara guerra ad Al Jazeera
di Michele Giorgio
fonte: il Manifesto
14 marzo 2008
È un attacco a tenaglia quello che Israele e
l'Autorità nazionale di Abu Mazen hanno lanciato contro la televisione
satellitare del Qatar al-Jazeera. Israele ha dichiarato guerra all'emittente
che ha rivoluzionato il modo di fare informazione nel mondo arabo.
«Al Jazeera è diventata parte di Hamas» ha accusato il vice ministro degli
esteri Majalli Wahabe. Simili le accuse che arrivano dall'Anp. Da oggi in
poi il direttore dell'ufficio locale dell'emittente Walid Omary e il resto
della redazione non otterranno più interviste con esponenti del governo
israeliano. E verrà inviata anche una lettera ufficiale di protesta al
Qatar. «Abbiamo constatato che al-Jazeera è diventata parte di Hamas,
schierandosi e cooperando con gente che è nemica dello Stato di Israele», ha
affermato Wahabe, «rappresenta una sola posizione. Perché dovremmo
collaborare con loro?».
In futuro i giornalisti di al-Jazeera che arriveranno in Israele non
potranno ottenere l'accredito. Lo scontento israeliano e dell'Anp verso la
televisione qatariota è cresciuto nelle ultime settimane, soprattutto
durante la recente offensiva contro Gaza. Al-Jazeera, sostiene Israele, ha
dato spazio solo alle sofferenze arabe, trasmettendo immagini e servizi
sulle tante vittime civili (oltre il 50% dei 120 morti palestinesi
registrati in una settimana) dell'attacco israeliano, ed ha trascurato
quanto accadeva a Sderot, la cittadina presa di mira dai razzi Qassam che di
recente hanno fatto un morto e feriti tra i civili israeliani.
«Queste accuse sono infondate - ha protestato Walid Omary - cercano di
intimidirci per influenzare il nostro lavoro. Nei giorni scorsi abbiamo
inviato troupe anche a Sderot e intervistato rappresentanti ufficiali
israeliani. Non siamo noi che lanciamo razzi verso Israele e non siamo noi
che mandiamo gli F-16 a bombardare Gaza».
Ma Omary deve guardarsi anche alle spalle, perché l'Anp e Fatah stanno
attaccando a fondo la sua televisione che pure gode di un pubblico vasto e
di un'ampia stima nei Territori occupati. È un attacco intenso, cominciato
dopo la presa del potere di Hamas lo scorso giugno a Gaza, quando emissari
di Abu Mazen andarono a Doha per chiedere la testa dei giornalisti di
al-Jazeera che avevano dato spazio al movimento islamico. Ora diversi
dirigenti locali di Fatah stanno raccogliendo firme per bloccare
l'emittente. Ma la televisione qatariota deve fare i conti anche con
l'ostilità dei regimi di vari paesi arabi, in particolare di Egitto e Arabia
saudita (la monarchia di Riyadh ha dato vita ad una sua tv «all news»,
al-Arabiya, per contrastare i rivali del Qatar). Lo scorso 29 gennaio la
polizia egiziana ha arrestato la giornalista di al-Jazeera Huwaida Taha che
aveva denunciato l'uso della tortura da parte dei servizi segreti.
L'accusa che il regime di Mubarak lancia al tv del Qatar è quella solita:
darebbe sostegno ai Fratelli Musulmani. Ad inizio del mese invece la stampa
araba legata ai regimi si è scagliata contro la direzione dell'emittente che
aveva dato spazio ad una intellettuale araba-americana critica verso
l'Islam. Senza dimenticare le accuse continue ad Al-Jazeera che giungono
dagli Stati Uniti che pure hanno dato vita ad una televisione satellitare in
lingua araba, al-Hurra, che non fa altro che riportare la versione di
Washington di ciò che accade in Medio Oriente.
L'attacco ad al-Jazeera investe però tutti i media arabi più liberi. Di
recente il ministro dell'informazione egiziano Anas al-Faqqi and il suo
omologo saudita Iyad Madani hanno lavorato ad un piano per la
riorganizzazione dell'informazione regionale volto a «fermare» quei mezzi
d'informazione che «aiutano il terrorismo». Una formula studiata non certo
per colpire i giornali e i siti web che fanno capo ad al-Qaeda ma invece
al-Jazeera e altri media che danno un resoconto degli avvenimenti non
ancorato alle versioni ufficiali. Come faceva notare il mese scorso il
direttore del quotidiano londinese al Quds al Arabi, Abdel Bari Atwan, i
regimi arabi da questo momento in poi potranno far arrestare chiunque, in un
giornale o in una televisione, decida di riferire posizioni scomode e i
comunicati delle opposizioni.