Sotto
pressione
Il giornalismo in Colombia prigioniero di
guerriglia,
narcotraffico, paramilitari e governo

il libro è a
cura da Stefano Neri e Martin E. Iglesias
edizione Stella (pagg.160, € 13)
La Colombia è da oltre quarant’anni in guerra.
Solo negli ultimi 20 anni di conflitto sono morte almeno 70.000
persone, di cui la maggior parte civili. Oltre tre milioni di persone
sono state costrette a fuggire dalle loro case e costituiscono il più
alto numero di sfollati interni al mondo, dopo le nazioni
centroafricane. Il governo Colombiano, con l’aiuto economico degli
Stati Uniti attraverso il cosiddetto “Plan Colombia” ha speso dal 1999
al 2005 oltre 10 miliardi di dollari nella guerra alle droghe, ma la
produzione e l’esportazione di cocaina rimane una voce determinante
nell’economia, seppur illegale, di questa nazione.
In questo contesto di guerra civile ininterrotta, l'informazione ha
sempre rappresentato un nodo essenziale che i differenti attori del
conflitto - guerriglieri, paramilitari, narcotrafficanti, esercito e
politici corrotti - hanno cercato in tutti i modi di controllare,
minacciando e punendo i giornalisti, e costringendoli, troppo spesso,
all'autocensura, al silenzio o all'esilio.
Dal 1997 sono stati più di 120 i giornalisti uccisi, e seppure
negli ultimi tempi la situazione sia leggermente migliorata, la
libertà di stampa e di espressione nel Paese rimane sotto minaccia
costante. Una minaccia che ha molti padrini ma un solo volto: quello
dell'iniquità eletta a sistema.
Il giornalismo e l’informazione libera in Colombia mantengono fede al
loro impegno nel lavoro ostinato di quei giornalisti e comunicatori
che spesso rifiutano l’accezione di eroi.
“La libertà di stampa è solo retorica. L’unica
cosa che conta sono i giornalisti liberi” commenta Javier
Darío Restrepo, giornalista colombiano, classe 1931 e lunghissima
carriera nella carta stampata oltre a quella televisiva, e aggiunge
“…abbiamo avuto così tanti morti, che ne
abbiamo perso il conto.”
Il volume di 160 pagine, unico in Italia nel suo genere e per soggetto, nasce dalla stretta collaborazione tra Information Safety and Freedom (ISF) con l'Osservatorio Informativo Selvas.org e l'associazione Traduttori per la Pace.
L’opera offre una raccolta di testimonianze, interventi e interviste, anche a carattere esclusivo, di professionisti dell’informazione colombiani, tra i quali Mauricio Beltran, Daniel Coronell, Ignacio Gomez, Jenny Manrique, Hollman Morris, Alberto O. Restrepo, Javier Darío Restrepo, German Rey, Manuel Rozental
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