''DOPPI GIOCHI'', UN LIBRO PER FARE LUCE SULLA DEMOCRAZIA NEGATA, UN'INCHIESTA SULLE OMBRE DI UN GIGANTE SPIETATO
Una maschera campeggia
sulla copertina rossa, ma dalle pagine del
libro emerge una realta' "smascherata", raccontata attraverso le storie di Hu Jia e Shi Tao, di
contadini, semplici cittadini o giornalisti picchiati a morte o incarcerati per
anni, il contrappunto nascosto alla melodia
gradita al potere dell'"orchestra di Internet" puntualmente diretta. E' la Cina di oggi, "gigante
spietato e inarrestabile nella sua crescita", ma allo stesso tempo colosso
dai piedi d'argilla.
E' questa
l'immagine che emerge dalla lettura di "Doppi Giochi" (Edizioni Stella, maggio 2008), l'ultimo libro inchiesta di
Roberto Reale, vicedirettore di Rainews24 e segretario generale di
Information Safety and Freedom (Isf). A poco
più di due mesi dai Giochi di Pechino, afferma Reale in un colloquio con AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL,
bisogna accendere i riflettori "sull'altra
faccia delle Olimpiadi, che non si può e non si deve dimenticare", soprattutto perché la Cina è "un Paese
dove non c'è democrazia e dove si registrano
pesanti violazioni dei diritti umani".
Per accendere i
riflettori sulla realta' dietro le quinte, "Doppi Giochi" presenta al lettore un'accurata documentazione, che va dalle sentenze
dei tribunali cinesi a uno
studio del 'Financial Times' sugli strumenti utilizzati dal governo cinese per controllare il web e al rapporto di Reporters
sans frontières sulla censura in Internet. E'
importante, secondo Reale, "far conoscere agli italiani le storie dei dissidenti, di persone come
noi che hanno istanze di libertà e che
vogliono poter denunciare le enormi ingiustizie sociali che si verificano in Cina", dove la "parte più povera della
popolazione vive malissimo". Anche perché, si
legge nel libro (ultimo titolo di una collana
curata dall'Isf), il sistema cinese "non garantisce nessuna assistenza sanitaria alla stragrande maggioranza dei suoi
abitanti e nessuna copertura previdenziale a
centinaia di milioni di invididui", di fatto "esclusi da qualsiasi beneficio prodotto dalla crescita
economica".
Ed è con le storie di "persone in carne e ossa", con nomi di Wei
Wenhua, Hu Jia, Shi Tao, ad esempio, che si
riduce la distanza dalla realtà di una Cina che non appare piu' solo come un mercato dalle enormi
potenzialita'. Il giornalista Wei picchiato
fino alla morte per aver filmato una verità scomoda, Hu arrestato e condannato a tre anni e mezzo di reclusione per
"incitamento alla sovversione dei poteri
dello Stato" ovvero per aver auspicato che i Giochi si svolgessero
"in una Cina più libera" dopo essersi impegnato in passato affinché fosse ricordata la strage di Piazza Tian'anmen del 1989,
aver tenuto contatti con altri dissidenti,
essersi occupato di ambiente e di Tibet, e il giornalista Shi "condannato a dieci anni di reclusione per aver
inviato una banale mail all'estero". Arresti
di dissidenti, condanne, repressione e censura sono la realtà quotidiana nel 'gigante asiatico', che vuole
"tutelare l'ordine pubblico".
In una Cina dove esiste un "micidiale apparato messo in piedi" per controllare il web, dove la realtà è
la "macchina del consenso allestita dal
Partito comunista cinese", scrive Reale, il "vero campo di battaglia" è Internet. "Il futuro della libertà di
espressione in Cina e' rappresentato dalla
rete - si legge nel libro inchiesta - La Cina è un laboratorio dove si sta sperimentando un uso della
rete affaristico e commerciale che la
'prosciuga' quasi completamente dei suoi aspetti libertari, quelli connessi alla diffusione della
conoscenza e alla libertà di espressione".
"Il controllo del web è diventato per il Partito
comunista un'assoluta priorità nella quale
investire uomini, risorse, mezzi e
tecnologie", scrive Reale, tanto che in Cina è stata allestita "una vera e propria grande orchestra per far suonare a Internet
un'unica musica: quella gradita al potere".
Tuttavia, ricorda ad AKI l'autore di 'Doppi Giochi', le autorità cinesi sono costrette a "tenere aperta
Internet per scopi di intrattenimento o per
favorire i rapporti commerciali", per evitare di compromettere la crescita economica.
Ed è in questo contesto che Reale denuncia le "molte complicità tra aziende e grandi
poteri occidentali e autorità di Pechino",
convinto che "non bisogna far passare solo la
dimensione meramente affaristica che piace anche al Comitato olimpico internazionale".
"Noi di Isf - conclude - vorremmo che la dimensione commerciale non fosse l'unica, che si parlasse da
popolo a popolo, perché la dimensione
affaristico-commerciale annega il rispetto dell'umanità".
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