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MOTIVAZIONE DEL PREMIO ISF-CITTA’ DI SIENA 2008

La Giuria del Premio Isf-Città di Siena ha assegnato ex aequo l’ottava edizione a due giovani colleghi afghani.  

Si tratta di Nasin Fekrat, fotografo, giornalista e soprattutto fondatore dell’associazione blogger afgani, per il suo impegno a favore della libertà di stampa nel suo Paese.
In particolare, Nasim ha raccolto attorno alla testata elettronica www.afghanpress.org giovani intellettuali, artisti e giornalisti, al fine di promuovere l’uso dei blog e creare una think thank, un serbatoio di cervelli che possano confrontarsi liberamente e contribuire così alla crescita culturale e democratica del nuovo Afghanistan.

“Ho viaggiato in tutto l’Afghanistan - scrive Nasim raccontando la propria esperienza professionale - scrivendo e facendo foto in ogni angolo del mio Paese. Molti dei miei lettori mi chiedono quali benefici traggo dai blog e perché spendo così tanto ed energie in questo. Io rispondo che voglio sempre imparare di più sul mio Paese e mostrare il vero volto della mia gente”.

L’altro premiato di questa ottava edizione è Sayed Parwez Kambakhsh, studente di giornalismo e reporter per il quotidiano ‘Jahan e Now’ (Il nuovo mondo) che non sarà con noi perché è attualmente detenuto nel carcere di Kabul dove sconta una condanna di venti anni con l’accusa di blasfemia.
Nell’ ottobre del 2007 Kambakhsh aveva inviato per e-mail ai compagni di università un articolo di un intellettuale iraniano dove si sosteneva la parità di diritti per le donne e si invitava l’Islam a modernizzarsi. Il 22 gennaio 2008, il Tribunale della città di Mazar i Sharif lo aveva condannato alla pena di morte come “ehaant be Islam”, il reato di blasfemia previsto dalla legge islamica (la Shaaria ).  
Il Parlamento afghano aveva confermato la pena.
Dopo un’ampia mobilitazione internazionale lanciata da Reporters sans frontières, Amnesty International e Information Safety and Freedom e raccolta dai vertici dell’Unione Europea, il 21 ottobre 2008 la sentenza è stata commutata in una condanna a venti di carcere.
Una vittoria parziale, che lascia aperta una pesante questione sullo stato della libertà di espressione in Afghanistan e sugli effetti concreti di sette anni di missioni militari e umanitarie in atto in quel Paese.

L’assegnazione del Premio ISF-Città di Siena a Kambakhsh ha forse contribuito già alla riduzione della sua pena, ma vuole per noi essere oggi l’atto per il rilancio della campagna per la sua liberazione.
Se i giovani intellettuali e giornalisti afghani devono subire le regole della Shaaria nei Tribunali della Repubblica, invece di vedere applicate le norme dei codici democratici, allora questo rappresenta un fallimento per tutti noi, oltre che per i governi che sostengono da sette anni la missione dell’Onu.
Liberare Kambakhsh, le donne, il popolo afghano, renderli padroni del proprio destino, vuol dire sconfiggere la barbarie talebana, ma anche quella di un mondo a due marce, dove la libertà è per pochi e sempre suscettibile di regressioni più o meno palesi.

Kambakhsh libero!  
Questo è il messaggio dell’edizione 2008 del Premio Isf-Città di Siena: un messaggio che speriamo possa giungere fino al Governo di Kabul.

   
   

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