Al-Jazeera ha una solida reputazione di
giornalismo libero e imparziale e sia
lemittente che il governo del Qatar hanno
dovuto più volte sopportare pressioni da parte
di molti governi mediorientali (come Arabia
Saudita e Algeria nel 1999) che non ne gradivano
la politica editoriale. E sorprendente che
gli Stati Uniti abbiano scelto di usare gli
stessi metodi che fino ad oggi hanno
caratterizzato nazioni in cui la libertà di
stampa è sistematicamente violata. Vale la pena
ricordare che il rapporto sui diritti umani per
lanno 2000 curato dal Dipartimento di Stato
americano definiva Al-Jazeera come
"liberamente operante". Sembra curioso,
dunque, che il Dipartimento di Stato cerchi di
interferire nelle attività di unemittente
che solo un anno prima aveva giustamente elogiato
nella sua pubblicazione. Una posizione
sicuramente insostenibile, dato che lo stesso
rapporto annuale sui diritti umani indica come
essenziale per qualunque democrazia
lesistenza di mezzi dinformazione
liberi.
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STATI
UNITI: il Dipartimento di Stato cerca di influenzare la
politica editoriale dellemittente televisiva araba Al-Jazeera
Lettera dellInternational
Press Institute di Vienna al Segretario di Stato
americano Colin Powell
9 ottobre
2001
LInternational Press
Institute (IPI) di Vienna, rete globale di editori,
operatori dellinformazione e prominenti
giornalisti, è sempre più allarmato dai tentativi del
Dipartimento di Stato americano di influenzare il libero
corso dellinformazione in Medio Oriente.
Secondo fonti dellIPI, lemiro del Qatar,
Sheikh Hamid bin Khalifa al-Thaniof, avrebbe confermato
di essere stato invitato dal Dipartimento di Stato
americano, nel corso di una recente visita a Washington,
ad usare linfluenza di cui dispone il governo per
ammorbidire la politica editoriale dellemittente
televisiva araba Al-Jazeera, che trasmette dal
Qatar. Il Dipartimento di Stato ha accusato
lemittente di aver dedicato troppo spazio ad
esperti ostili agli Stati Uniti, oltre che di aver
ritrasmesso una vecchia intervista televisiva con Osama
bin Laden. Lemiro del Qatar ha confermato di aver
ricevuto richieste di intervento da parte del
Dipartimento di Stato, dichiarando però che "la
vita parlamentare esige lesistenza di mezzi
dinformazione credibili e liberi" e che "Al-Jazeera
è una delle emittenti più seguite in tutto il mondo
arabo proprio per la sua politica editoriale indipendente
e per la sua volontà di creare una sede di
dibattito."
Respingendo le critiche, Al-Jazeera ha dichiarato
di aver concesso lo stesso tempo di trasmissione alle
posizioni afgane e statunitensi. "Abbiamo illustrato
in modo equidistante entrambe le posizioni ed è proprio
questo il nostro ruolo," ha detto Mohammed Jassem
al-Ali, direttore generale dellemittente.
Il tentativo di influenzare la politica editoriale di Al-Jazeera
è arrivato una settimana dopo che lo stesso
Dipartimento di Stato aveva cercato di impedire la
trasmissione di unintervista al leader delle
milizie dei talebani, Mullah Mohammed Omar, mandata in
onda dalla stazione radio americana Voice of America.
Sul caso il portavoce del Dipartimento di Stato Richard
Boucher aveva dichiarato: "Considerando che sono i
contribuenti americani a pagare per questo
non
riteniamo opportuno che il capo dei talebani venga
ospitato da questa stazione radio."
E opinione dellIPI che il tentativo di
interferire nella politica editoriale di
unemittente televisiva indipendente, con base
allestero, sia una violazione del principio di
indipendenza editoriale e rechi gravi conseguenze per la
libertà di stampa. Lindipendenza editoriale
protegge il giornalismo e ciò comprende il diritto di
illustrare punti di vista contrastanti, spesso scomodi.
Senza questo fondamentale "firewall" le
organizzazioni per la libertà di stampa correrebbero il
rischio di essere inglobate dai governi o da potenti
gruppi di pressione.
LIPI teme inoltre che il Dipartimento di Stato stia
cercando di far procedere linformazione sulla crisi
in atto su un doppio binario: permettendo al pubblico
occidentale di accedere a notizie imparziali e complete,
impedendo che lo stesso equilibrio sia mantenuto in Medio
Oriente. Con tale condotta, il Dipartimento di Stato
cerca di sterilizzare linformazione impedendo agli
individui di essere informati, in contrasto con la
garanzia offerta dallart.19 della Dichiarazione
Universale dei Diritti dellUomo.
Tenendo presente quanto esposto finora, lIPI
vorrebbe invitare il Dipartimento di Stato americano ad
analizzare lapparente dicotomia tra il
riconoscimento del diritto alla libertà di informazione
negli Stati Uniti e il tentativo di sopprimere questo
diritto fondamentale in altri paesi. Al-Jazeera ha
una solida reputazione di giornalismo libero e imparziale
e sia lemittente che il governo del Qatar hanno
dovuto più volte sopportare pressioni da parte di molti
governi mediorientali (come Arabia Saudita e Algeria nel
1999) che non ne gradivano la politica editoriale.
E sorprendente che gli Stati Uniti abbiano scelto
di usare gli stessi metodi che fino ad oggi hanno
caratterizzato nazioni in cui la libertà di stampa è
sistematicamente violata. Vale la pena ricordare che il
rapporto sui diritti umani per lanno 2000 curato
dal Dipartimento di Stato americano definiva Al-Jazeera
come "liberamente operante". Sembra curioso,
dunque, che il Dipartimento di Stato cerchi di
interferire nelle attività di unemittente che solo
un anno prima aveva giustamente elogiato nella sua
pubblicazione. Una posizione sicuramente insostenibile,
dato che lo stesso rapporto annuale sui diritti umani
indica come essenziale per qualunque democrazia
lesistenza di mezzi dinformazione liberi.
Per le ragioni ora esposte, lIPI chiede al
Segretario di Stato di astenersi dallesercitare
ogni forma di pressione sui mezzi dinformazione e
di permettere che operino liberamente, in base alla
politica editoriale che hanno scelto. Infine, lIPI
fa notare che il portavoce presidenziale Ari Fischer si
è rivolto ai giornalisti con la frase "Attenti a
ciò che dite
" nel corso di una recente
conferenza stampa. LIPI si augura che il
Dipartimento di Stato si voglia impegnare perché questa
dichiarazione non esprima la linea politica sui media in
un periodo tanto critico.
Fonte:
International Press Institute, Vienna
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