Approfondimenti

11.10.200
Afghanistan
Accusati di spionaggio un giornalista francese e le sue due guide pakistane


 


Appello di Gerard Depardieu e di André Glucksmann dalle colonne del settimanale "Paris Match"
L'attore e il filosofo ai Taliban: "Liberate il giornalista francese"

di Pietro Del Re

20 ottobre 2001

È vivo Michel Peyrard, l'inviato di Paris Match arrestato dai Taliban martedì 9 ottobre in Afghanistan, dove era penetrato clandestinamente travestito da donna. 
«Mi trattano bene, mangio del buon cibo, e ho anche un'ora d'aria al giorno. Però sono prigioniero. Una condizione paradossale per un giornalista». 
Queste poche, rassicuranti notizie sulla sua sorte (pubblicate ieri sull'ultimo numero del settimanale parigino) sono state raccolte dal pakistano Rahim Ullah, uno dei diciannove giornalisti che sabato scorso furono scortati dalle milizie dei Taliban fino al villaggio afgano di Kadam, raso al suolo per errore dai raid americani. Dice Ullah: «Appena giunto a Jalalabad ho chiesto notizie di Peyrard. L'indomani mattina, una macchina è venuta a prendermi per portarmi in una casa privata controllata dall'Intelligence Department, dove ho trovato Michel Peyrard insieme a una delle due guide pakistane con le quali era stato fermato. Michel mi ha allora raccontato le condizioni del suo arresto, dovuto probabilmente alla sua statura, che deve aver insospettito gli afgani. Il fatto che si nascondesse sotto un burqa, travestito da donna, è stato considerato un insulto alla loro cultura. Michel è comunque sempre accusato di spionaggio. Ma l'inchiesta sul suo caso non è ancora stata aperta».
Nell'ultimo Paris Match, con in copertina una foto del "grand reporter" Peyrard, contiene anche le testimonianze di stima e di amicizia dell'attore Gérard Depardieu e del filosofo André Glucksmann. «Conobbi Peyrard in occasione di un servizio che preparava su di me», scrive Depardieu. «Trascorremmo un mese insieme. Durante quei giorni lessi i reportage che aveva scritto dalla Cecenia e rimasi stupefatto dalla violenza e dall'assurdità di quella guerra. Erano dei pezzi bellissimi, che gli valsero il più ambito premio giornalistico francese. Michel è un uomo coraggioso, ma di un coraggio senza incoscienza. Mi aveva chiamato da laggiù, tre giorni prima del suo arresto, per descrivermi le difficoltà che avrebbe incontrato nel corso del suo prossimo reportage. Adesso, ho paura per lui. Ma voglio credere che lo libereranno. Per il momento, soffro insieme a lui».
Glucksmann dice invece di aver incontrato Michel in Bosnia, Kosovo e Cecenia «un paese abbandonato da tutti». In Afghanistan, il burqa è una prigione per le donne. «Ma può rivelarsi una manna per gli uomini che devono travestirsi per compiere il loro dovere. Sentinelle nella notte, giornalisti come Michel Peyrard fanno luce nella nebbia dove prospera il crimine. Forzano il nostro sguardo e turbano la nostra indifferenza».

Fonte: La Repubblica