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Peter
Arnett (ex Cnn): è un fatto senza precedenti
Niente stampa
intorno
è il sogno dei generali"
di Irmintraud Jost
21 ottobre 2001
Nonostante le più moderne tecniche di
comunicazione, la guerra contro i Taliban entrerà nella storia del
giornalismo come uno dei capitoli meno illuminati dalla luce dei
riflettori. Questa la convinzione di Peter Arnett, il celebre
giornalista americano che raccontò da Bagdad la Guerra del Golfo per la
Cnn.
Da dove nasce il suo convincimento?
«Fin dall'inizio, Washington ha detto chiaro e tondo che su molte cose
non saremo mai informati. E' una situazione senza precedenti. Non ci
saranno giornalisti per riferire sugli attacchi aerei o sulle azioni
delle forze speciali».
Cosa pensa del comportamento di Al Jazeera, l'unica tv con
corrispondente a Kabul e l'unica che riceve i comunicati di Bin Laden?
Qualcuno ha avvicinato la tv del Qatar ai suoi servizi dall'Iraq nel
1991.
«Ogni volta che intervenivo da Bagdad per la Cnn sullo schermo scorreva
la scritta: "Censurato dalle autorità irachene". I
giornalisti hanno l'obbligo di fare domande e trovare la verità, non di
diffondere slogan propagandistici».
Lei è tra i pochi giornalisti occidentali che abbiano potuto
intervistare Bin Laden. Era il marzo '97...
«Volle vedere prima tutte le domande e vietò qualsiasi aggiunta
successiva. Dopo vari giorni di attesa a Jalalabad, una sera i suoi
uomini prelevarono me e la mia troupe. Ci bendarono e perquisirono. Poi
ci fecero salire su un'auto. Alla fine arrivammo in cima a una montagna,
davanti a una casupola sorvegliata da alcuni giovani arabi armati.
Aspettammo per un'ora circa. Poi apparve Bin Laden. Portava il turbante,
una fluente veste afgana e un giubbotto mimetico. Aveva anche lui un
kalashnikov. Mi venne subito in mente che se avessi fatto una domanda in
più mi avrebbe sparato».
Cosa le disse?
«Già allora minacciò di attaccare i soldati americani e anche i
civili. Non mi potevo illudere: non si poteva sottovalutare quel tipo».
E invece?
«Invece fino all'11 settembre Osama Bin Laden non è stato preso sul
serio».
Fonte:
copyright Welt am Sonntag/La Repubblica
trad. Elisabetta Horvat
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