Istruzioni per l'uso delle immagini choc

1 novembre 2001

Dopo la questione dei video-spot di Osama bin Laden - se mandarli in onda e/o in che modo - fanno notizia e scalpore adesso le raccomandazioni che il presidente della Cnn Walter Isaacson ha impartito ai corrispondenti internazionali della rete, alcuni dei quali impegnati al fronte. La parola usata è «riequilibrio»; ma l´impressione è che anche prevedendo per l´immediato futuro un numero sempre maggiore di immagini dall´Afghanistan, si chieda ai reporter e più in generale alle trasmissioni televisive di mutare moduli informativi. Chiede infatti Isaacson di non concentrare eccessivamente l´attenzione sulle sofferenze, le vittime civili e le devastazioni delle città; e comunque di considerare che questo avviene in un paese in cui i taleban offrono rifugio e ospitalità ai terroristi assassini. «Mentre continuiamo a ricevere notizie dalle zone dell´Afghanistan controllate dai taleban - scrive il chairman della Cnn - dobbiamo raddoppiare gli sforzi per assicurarci che non sembrino riportate, per nostro tramite, a loro favore o dal loro punto di vista». A tal fine, «occorre dire come il regime stia usando scudi umani e come i taleban proteggano dei terroristi responsabili di aver ucciso circa 5000 persone innocenti». Il memorandum per i corrispondenti televisivi arriva in effetti nel momento in cui sui teleschermi di tutto il mondo vanno moltiplicandosi immagini di morte, Croce Rossa bersagliata, ospizi e ospedali ridotti a macerie. Tutto ciò, evidentemente, ha creato e seguita a creare ondate emotive non solo nei paesi musulmani, ma anche in Occidente e nella stessa America. «Voglio essere sicuro che non siamo usati come base di propaganda - ha detto l´altro ieri Isaacson in un´intervista: - è importante la gente capisca che quando vede il dolore dei civili in Afghanistan, è nel contesto di un attacco terroristico che ha causato un enorme dolore negli Stati Uniti». «Contesto» sembra un´altra parola chiave della normativa ad uso dei corrispondenti Cnn. Contestualizzare significa integrare le immagini con parole, non lasciarle in sospensione, calcolarne in anticipo le potenzialità e l´effetto. Nel trattare giornalisticamente le vittime civili, osserva ad esempio il regolamento, «non si dovrebbe dimenticare che sono i taleban i responsabili della situazione che c´è ora in Afghanistan». Ora: questa notazione suona senz´altro veritiera. Ma vedersela codificata non fa un bell´effetto: pare di cogliervi un di più non richiesto né spontaneo, uno zelo perfino ingiustificato, al limite un´ombra di debolezza. Tanto più in un paese che della libertà ha fatto una religione civile e da parte di un network che ai tempi della guerra del Golfo - si ricordino i controversi collegamenti di Peter Arnett da Baghdad - si era anzi distinto per il coraggio e la determinazione con cui aveva fatto il proprio dovere: informare. E´ qualcosa che va al di là della censura; termine quest´ultimo decisamente obsoleto, screditato, impresentabile, e come tale convenientemente assente dall´orizzonte di un sistema mediatico cresciuto anche con la guerra del Vietnam. Così, più che invocare le forbici e tagliare, il codice Cnn si preoccupa di aggiungere, invita a tener presente, chiede di non dimenticare. In questo senso, alle raccomandazioni di Isaacson si aggiungono quelle di Rick Davis, responsabile del settore «Pratiche e standard» della rete, dedicate specificamente al linguaggio dei conduttori in studio, sempre dopo la presentazione di immagini di bombardamenti: «Dobbiamo tenere in mente che le azioni militari americane sono in risposta a un attacco terrorista che ha ucciso circa 5000 persone innocenti in America». Oppure: «Dobbiamo tenere in mente che il Pentagono ha ripetutamente sottolineato i suoi sforzi per limitare le vittime civili in Afghanistan, sebbene il regime dei taleban continui a dar rifugio ai terroristi coinvolti nell´attacco dell´11 settembre», e via dicendo. Ma l´America è davvero un grande e complesso paese. Prova ne sia il fatto che su questo dilemma bellico-televisivo si registrano pareri favorevoli e pareri discordanti. Per dire: sulle esigenze di riequilibrio e l´opportunità di contestualizzare è d´accordo la rete Fox. Mentre Jim Murphy, produttore esecutivo di «Evening News» della CBS, ha dichiarato che lui mai avrebbe impartito istruzioni del genere: «I nostri reporter sanno benissimo da soli che c´è sempre un contesto». A suo giudizio, non è detto che mostrare quelle immagini comporti automaticamente un cambio di sentimento nel paese: «Sappiamo che è successo qualcosa di terribile, che ci vorrà del tempo, che ci saranno degli errori. Insomma, è la guerra». Anche il vicepresidente della NBC Bill Wheatley è pronto a scommettere sulla maturità del pubblico americano: non ha senso stare sempre lì a ricordargli che è cominciato l´11 di settembre, lo sanno tutti ormai. Degno senz´altro di nota il punto di vista di Tom Rosenstiel, del «Projetct of Excellence in Journalism», secondo cui interrogarsi sugli effetti delle notizie rischia di prevalere sul compito di darle ai telespettatori. Ma il punto è che le immagini sono notizie speciali, al di là di qualsiasi scrupolo pacifista o patriottico. E tanto più sono potenti quanto più viaggiano in una dimensione di immediatezza immateriale e spettacolare, meglio se catastrofica, che non ha tempo, non ha memoria, non ha equilibrio e rifugge il contesto perché è essa stessa che se lo costruisce, con le sue regole. In altre parole: la visione di un corpicino, i singhiozzi del padre che non ha saputo difenderlo, gli occhi delle sorelle tra le macerie grigie e fumanti ha il potere di oscurare il più brillante proclama. Per questo, oggi, la guerra si combatte anche in tv. Per questo è importante - almeno - che se ne parli con il massimo di libertà.

Fonte: La Stampa