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Afghanistan:
quattro giornalisti uccisi19 novembre 2001
E' stata una vera e propria esecuzione.
Dai primi particolari che emergono, la dinamica dell'assassinio dei
quattro giornalisti (Maria Grazia Cutuli, inviata speciale inviata de Il
Corriere della Sera, Julio Fuentes, giornalista di El Mundo,
Harry Burton, cameraman australiano dell'agenzia stampa Reuters,
Azizullah Haidari, fotografo di origine afgana della Reuters) lungo la strada che da Jalalabad porta a Kabul, fa
pensare che gli assassini abbiano agito a sangue
freddo, con la precisa determinazione di uccidere i giornalisti.
Il convoglio del quale faceva parte la vettura dei giornalisti sembra
sia stato fermato da un commando non meglio identificato a 90 chilometri
ad est di Kabul. L'autista, Muhammad Farnad ed il traduttore il cui nome
non è stato reso noto sono scesi dall'auto e si sono inginocchiati
chiedendo di avere la vita salva. Poi gli uomini armati hanno preso
in consegna i quattro giornalisti e li hanno portati dietro una roccia.
Qualche istante dopo si sono sentiti tre o quattro colpi di kalashnikov.
Lo ha ribadito a Rai News 24 l'addetto stampa dell'ambasciata italiana
in Pakistan che ha anche riportato la testimonianza di un autista di un
pullman sopraggiunto sul posto pochi istanti più tardi che ha
confermato di aver visto tre corpi sul ciglio della strada.
L'ambasciata italiana in Pakistan è già all'opera per l'eventuale
rimpatrio dei corpi. A tal fine è stata allertata anche una unità
della Croce Rossa che potrebbe avere via facile per il recupero dei
cadaveri e l'eventuale loro trasporto in Pakistan.
Chi era Maria Grazia
Cutuli
Maria Grazia Cutuli,
aveva 39 anni, era nata a Catania nel 1962. E nella città
siciliana aveva iniziato la carriera. Laureata in Lettere, aveva
cominciato come tutti coloro che tentato di avviarsi a questa
professione, collaborando con il quotidiano La Sicilia, dove si è
occupata di spettacoli e costume, curando poi una pagina speciale sul
mondo giovanile. Dopo l'iscrizione all'Ordine, lavora come responsabile
dell'Ufficio stampa della Camera del lavoro Cgil di Catania e quindi
collabora con l'emittente televisiva regionale Telecolor al settimanale
Sud.
Da Catania a Milano
Si trasferisce a Milano dove lavora prima al periodico della
Mondadori Centocose, poi ad Epoca. E' proprio ad Epoca che Maria Grazia
inizia ad occuparsi di esteri. Prima solo con servizi di approfondimento
dalla redazione, quindi finalmente come inviata. Le prime esperienze
nell'ex Jugoslavia poi il Medio Oriente e Gerusalemme in particolare. E'
in Ruanda a raccontare la tragedia della guerra civile e dei profughi.
Insieme ai profughi lavorando per l'UNCHR
Maria Grazia non era però solo una giornalista attenta. La
tragedia del Ruanda la segna profondamente, tanto da chiedere un periodo
di aspettativa al Corriere della Sera, dove nel frattempo era stata
assunta, per lavorare all' UNCHR, l'alto commissariato delle Nazioni
Unite che si occupa di profughi. Un anno intenso, dopo il quale rientra
a Milano alla redazione esteri del Corriere e riprende a macinare
chilometri in giro per il mondo.
Caparbia, curiosa ma anche ironica
Univa ad un estremo rigore professionale, un carattere estremamente
aperto ironico e brillante. Amava la battuta e anche dalle situazioni più
pesanti riusciva sempre a riportare un aneddoto sdrammatizzante. Sul
lavoro la sua caratteristica principale era la caparbietà e la curiosità,
il non fermarsi dietro alle versioni ufficiali. Non amava le conferenze
stampa, preferiva andare in giro, parlare con la gente e raccontare con
uno stile, a volte più da narratrice che da cronista, quello che
vedeva. Tra i paesi dove lavora di più c'era proprio l'Afghanistan,
dove tra l'altro viene anche sequestrata per un breve periodo dai
Talebani che aveva cercato di incontrare per un reportage. In
Afghanistan intervista il comandante Massud, il leggendario "Leone
del Panshir", che sarà poi ucciso alla vigilia dell'attacco alle
Torri Gemelle.
L'ultimo viaggio in Afghanistan
Dopo l'11 settembre è a Gerusalemme, quindi in prossimità
dell'operazione "Libertà duratura" vola in Pakistan, prima a
Islamabad e quindi a Peshwar prima di entrare in Afghanistan. Il suo
ultimo articolo lo ha scritto ieri, parla del ritrovamento di gas
nervino in un rifugio di bin Osama. Uno scoop lo definirebbero molti.
Per Maria Grazia era solo una notizia, verificata e pubblicata: era il
suo lavoro. Il lavoro per il quale è morta.
Chi era Julio Fuentes
Grande amarezza nella
redazione del quotidiano spagnolo El Mundo, dove il timore di aver perso
Julio Fuentes si fa via via sempre più certezza anche in assenza di
conferme ufficiali. "Abbiamo visto che il vostro ministro degli
Esteri ha confermato" dice Roberto Montoya, della redazione esteri,
"ma noi abbiamo solo delle voci secondo cui sono stati visti dei
corpi sul bordo della strada. Una delegazione del nostro ministero degli
Esteri è partita da Jalalabad per il luogo, con il governatore della
città e 200 uomini armati dell'Alleanza del Nord, ma non sono ancora
tornati indietro".
Ma in redazione tutti sono certi che non ci sia più speranza.
Domani, la moglie di Fuentes, giovane giornalista anche lei nella
redazione esteri del Mundo, partirà per Islamabad con il vicedirettore
del quotidiano spagnolo.
"Julio stava al Mundo dall'inizio" continua Roberto Montoya,
"dal 1989, era uno dell'equipe fondatrice del quotidiano. Era stato
anche corrispondente dall'Italia per qualche anno, poi a Mosca, poi era
tornato in redazione centrale. E come inviato speciale è ripartito; era
uno specialista, un veterano.
E' stato in Nicaragua, Salvador, in Afghanistan per la prima guerra
contro l'URSS, in Croazia, per molti mesi a Sarajevo, poi in Kosovo...
Per noi oggi ha scritto anche lui un pezzo sul gas nervino, nel campo
che aveva esplorato con Maria Grazia. Lo appassionava stare in prima
linea; era quello che voleva, fare reportages pieni di umanita'".
Fonte:
RaiNews24
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