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Carl
Bernstein: «Maria Grazia ha fatto bene il suo mestiere e ha pagato il
prezzo più alto: la sua fine ci addolora tutti»
«Reporter in prima
linea, ci vuole coraggio»
Il giornalista del
Watergate: «Un’informazione senza paura è tra i valori più
elevati delle vere democrazie»
22 novembre 2001
NEW YORK
- «Ciò che è successo a Maria Grazia Cutuli è indicativo dei
rischi che i reporter debbono correre per raccontare la verità. E
della loro determinazione nel sottoporsi a qualsiasi sacrificio, pur
di raggiungere questa verità». Parla Carl Bernstein, il leggendario
ex reporter del Washington Post che negli anni ’70 ricevette
numerose minacce di morte per aver scoperchiato, con Bob Woodward, lo
scandalo Watergate che decretò la fine dell’amministrazione Nixon.
«Ci vuole enorme coraggio e temerarietà per fare il nostro mestiere,
anche se attaccare i giornalisti oggi è molto di moda. Maria Grazia
ha fatto bene il suo. Purtroppo ha pagato anche il prezzo più alto.
Ciò che è successo a lei e ai sui tre compagni ci addolora tutti: al
gala annuale di beneficenza del Committee to protect Journalists ,
ieri sera, non s’è parlato d’altro».
I reporter di guerra farebbero meglio a tornare a casa?
«È necessario restare in prima linea perché un’informazione
libera, completa e senza paura è uno dei diritti-doveri più elevati
delle democrazie vere. Soprattutto in una guerra come questa, dove il
Pentagono ha chiuso i rubinetti ai media, rifiutandosi spesso di
rivelare ciò che succede sul terreno, obbligando i giornalisti a
cercare ancora più a fondo la verità».
Cosa possono fare i media per proteggersi dai rischi?
«Una serie di misure precauzionali può ridurre, sebbene non
eliminare, i pericoli. Il reporter dovrebbe parlare con l’ intelligence
e i veterani di guerra del suo Paese d’origine, prima di
partire. Frequentare gli appositi "corsi di sopravvivenza"
non guasta. E così pure muoversi in prima linea con la scorta
armata».
Può uscire qualcosa di buono da questa tragedia?
«Sul convoglio attaccato viaggiavano reporter di una dozzina di
testate diverse. I giornalisti, che collaborano già in situazioni
pericolose o quando l’accesso alle notizie è ristretto - talvolta
organizzandosi in pool - da oggi saranno spinti a far quadrato ancora
di più. Perché la collaborazione nella competizione è una delle
caratteristiche più vitali del nostro mestiere».
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Fonte:
Il Corriere della Sera
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