La commozione di Dan Rather: «Silenzio in onore dei nostri fratelli e sorelle scomparsi»

NEW YORK - Un minuto di silenzio in onore di Maria Grazia Cutuli e degli altri tre giornalisti uccisi in Afghanistan. Così è iniziata la cerimonia per la consegna dei Premi internazionali per la libertà di stampa, appuntamento annuale del CPJ ( Committee to Protect Journalists , Comitato per la protezione dei giornalisti), la prestigiosa organizzazione indipendente e non profit fondata 20 anni fa da un gruppo di giornalisti americani. Un minuto di raccoglimento, che ha fatto sentire gli oltre mille giornalisti e sostenitori del CPJ, riuniti martedì sera al Waldorf-Astoria di New York, ancora più vicini ai colleghi che hanno perso la vita in Afghanistan e a quelli che continuano a rischiarla per fare il proprio dovere di cronisti. «Mai come quest'anno è chiara l'importanza della missione del CPJ - ha detto Tom Brokaw, il famoso conduttore televisivo della Nbc al quale è stata recapitata una delle lettere all'antrace -. Siamo nati per onorare e aiutare i colleghi che combattono in tutto il mondo contro i governi autoritari e gli altri nemici del giornalismo indipendente. Mai come oggi la libertà di stampa è minacciata».
Ecco poi Dan Rather, l'anchorman dei notiziari Cbs la cui faccia è diventata ancor più popolare, rigata dalle lacrime, quando ha commentato in diretta il crollo delle Torri Gemelle. Ha chiesto un minuto di silenzio: «Pensiamo ai nostri fratelli e sorelle impegnati in Afghanistan per raccontare questa nuova guerra. I sette colleghi caduti dall’inizio delle ostilità sono nelle nostre menti e nei nostri cuori. Sono un esempio. I giornalisti sono sempre più un obiettivo della violenza, sempre più in pericolo nello svolgimento del loro mestiere». Brokaw e Rather sono non solo fondatori e attivisti del CPJ : sono anche fra i maggiori finanziatori del comitato, che non accetta soldi dai governi, ma soltanto da privati.


 
Carl Bernstein: «Maria Grazia ha fatto bene il suo mestiere e ha pagato il prezzo più alto: la sua fine ci addolora tutti»

«Reporter in prima linea, ci vuole coraggio»

Il giornalista del Watergate: «Un’informazione senza paura è tra i valori più elevati delle vere democrazie»

22 novembre 2001 

NEW YORK - «Ciò che è successo a Maria Grazia Cutuli è indicativo dei rischi che i reporter debbono correre per raccontare la verità. E della loro determinazione nel sottoporsi a qualsiasi sacrificio, pur di raggiungere questa verità». Parla Carl Bernstein, il leggendario ex reporter del Washington Post che negli anni ’70 ricevette numerose minacce di morte per aver scoperchiato, con Bob Woodward, lo scandalo Watergate che decretò la fine dell’amministrazione Nixon.
«Ci vuole enorme coraggio e temerarietà per fare il nostro mestiere, anche se attaccare i giornalisti oggi è molto di moda. Maria Grazia ha fatto bene il suo. Purtroppo ha pagato anche il prezzo più alto. Ciò che è successo a lei e ai sui tre compagni ci addolora tutti: al gala annuale di beneficenza del Committee to protect Journalists , ieri sera, non s’è parlato d’altro».
I reporter di guerra farebbero meglio a tornare a casa?
«È necessario restare in prima linea perché un’informazione libera, completa e senza paura è uno dei diritti-doveri più elevati delle democrazie vere. Soprattutto in una guerra come questa, dove il Pentagono ha chiuso i rubinetti ai media, rifiutandosi spesso di rivelare ciò che succede sul terreno, obbligando i giornalisti a cercare ancora più a fondo la verità».
Cosa possono fare i media per proteggersi dai rischi?
«Una serie di misure precauzionali può ridurre, sebbene non eliminare, i pericoli. Il reporter dovrebbe parlare con l’ intelligence e i veterani di guerra del suo Paese d’origine, prima di partire. Frequentare gli appositi "corsi di sopravvivenza" non guasta. E così pure muoversi in prima linea con la scorta armata».
Può uscire qualcosa di buono da questa tragedia?
«Sul convoglio attaccato viaggiavano reporter di una dozzina di testate diverse. I giornalisti, che collaborano già in situazioni pericolose o quando l’accesso alle notizie è ristretto - talvolta organizzandosi in pool - da oggi saranno spinti a far quadrato ancora di più. Perché la collaborazione nella competizione è una delle caratteristiche più vitali del nostro mestiere».

Fonte: Il Corriere della Sera