Prima di Ulf Stromberg altri sette giornalisti sono morti in territorio afgano. La prima vittima è stata l'11 novembre scorso una giornalista francese di 'Radio France International' (Rfi), Johanne Sutton, caduta in un'imboscata tesa dai talebani nel nord est del Paese. Il giorno dopo, nella stessa zona, sono stati trovati morti altri due giornalisti, un francese ed un tedesco.
Il 18 novembre scorso, lungo la strada che porta da Kabul a Jalalabad, sono stati assassinati altri quattro giornalisti, tra i quali l'inviata del Corriere della Sera Maria Grazia Cutuli. Sono stati uccisi insieme a lei anche lo spagnolo Julio Fuentes, inviato del quotidiano spagnolo "El Mundo", il cameraman australiano Harry Burton e il fotografo afgano Azizullah Haidari. Questi ultimi due lavoravano per l'agenzia di stampa Reuters.


 
Assalto nella notte, ucciso giornalista svedese
di Fabrizio Dragosei

27 novembre 2001

Era la retrovia, dove i reporter si ritiravano quando faceva buio, dopo una giornata al fronte. Senza elettricità, senza acqua, con un buco per terra al posto del gabinetto, ma pur sempre un riparo dal freddo e dalle strade deserte. E’ stato così anche per Ulf Strömberg, 42 anni, operatore della rete svedese Tv4 : dopo aver ripreso la liberazione della vicina Kunduz, Strömberg riposava tranquillo in una cosiddetta «Guest House», come la chiamano pomposamente quelli dell’Alleanza del Nord per estorcere somme da grand hotel.

Erano le due di notte quando tre uomini, giovanissimi, sono penetrati nella «guest house» di quattro giornalisti svedesi. Erano armati di kalashnikov e di coltelli, portavano il turbante in testa. La prima stanza verso la porta era occupata dai due reporter del quotidiano Aftonbladet , Bo Liden e Martin Adler. I banditi hanno fatto irruzione nella stanza, dove si trovavano apparecchi fotografici, telefoni satellitari e denaro. Si sono rivolti ad Adler: «Ti portiamo fuori e ti ammazziamo». E’ intervenuto l’interprete afghano, che ha chiesto di risparmiare la vita dei giornalisti in nome del Ramadan. I tre hanno preso la refurtiva e sono passati alla seconda stanza, dove dormivano Strömberg e il collega Rolf Porseryd. E’ stato quest’ultimo a raccontare la morte dell’amico: «Hanno picchiato alla porta, un colpo secco. Ulf si è alzato, ha aperto». Pochi secondi, e una raffica l’ha colpito. «E’ caduto su di me, solo il tempo per dire: "Mi hanno sparato, mi hanno sparato"». Gli aggressori sono fuggiti. I compagni di Ulf hanno cercato di rianimarlo: «Abbiamo provato a praticargli la respirazione bocca a bocca - ha raccontato Adler - ma Ulf perdeva molto sangue». Mentre attendevano i soccorsi, hanno chiamato la Svezia con il telefono satellitare rimasto: prima la moglie di Liden, che è medico, poi l’ospedale di chirurgia di Helsingbor per avere consigli su come fermare l’emorragia. Ma non c’è stato niente da fare: Strömberg è stato dichiarato clinicamente morto al suo arrivo all’ospedale di Taloqan.

La comunità dei giornalisti è sotto choc nella piccola cittadina che in queste settimane ha fatto da quartier generale al comando dell’Alleanza impegnata nell’attacco a Kunduz. Taloqan non è mai stata del tutto tranquilla e specie di notte si sentiva sparare frequentemente. Ieri mattina molti giornalisti hanno lasciato la città, vista la presa di Kunduz. Inoltre il nuovo omicidio ha incoraggiato i dubbiosi a partire. Accolti prima con semplice curiosità, gli uomini delle tv e dei giornali sono ben presto diventati una fondamentale fonte di reddito per mezza città. Hanno affittato case. Tutti i fuoristrada tolti ai talebani sconfitti venivano immediatamente destinati al noleggio per i giornalisti. In tutto questo tempo tv e giornali di mezzo mondo hanno dato lavoro a tutti: ai falegnami, con tavoli e sedie per le case di argilla affittate completamente nude; ai proprietari di generatori noleggiati per ricaricare computer e telefoni; ai ristoranti (se li si può chiamare così) che vendevano a domicilio piatti di riso e montone come se fossero caviale e ostriche; ai venditori di coperte, lampade a benzina, secchi per l’acqua, stufe a legna. E a Taloqan, come dappertutto, i giornalisti sono un obiettivo allettante. Hanno computer, telefoni, macchine fotografiche, telecamere.
Tutta roba che vale migliaia e migliaia di dollari. Per non parlare del contante, sempre abbondante visto che da queste parti è l’unica forma di pagamento. Una tentazione troppo forte per mujaheddin di pochi scrupoli? Forse, ma dovrebbero essere i comandanti militari a garantire un minimo di disciplina. Dovrebbe essere l’Alleanza, che dispone di migliaia di uomini, ad assicurare scorte adeguate ai giornalisti che vengono in continuazione tenuti, almeno ufficialmente, sotto tutela (in cambio di quattrini, naturalmente). Invece tutto ciò non accade. E anche la politica di lasciare andare liberi i talebani che si arrendono può avere conseguenze, con migliaia di sbandati che si aggirano armati per il Paese.

Una forte taglia sui giornalisti occidentali è stata promessa dai combattenti talebani, secondo quanto riferisce da Kunduz l'inviato del quotidiano israeliano Maariv . Eldad Beck ha raccontato che uno degli abitanti della città gli ha consigliato di partire al più presto: «A Kunduz gira voce che i talebani abbiano promesso 50 mila dollari (oltre 100 milioni di lire) a chiunque riesca ad uccidere un giornalista occidentale.

Certo è che i mass media occidentali stanno pagando un alto tributo alla guerra. Ulf Strömberg è l’ottavo giornalista ucciso in Afghanistan dal 9 novembre. E mentre Tv4 e gli altri media svedesi hanno chiesto ai propri inviati di lasciare l’Afghanistan, un altro fronte di pericolo si apre a sud. Un giornalista canadese trentenne, Ken Hetchman, del Montreal Mirror , sarebbe stato rapito ieri da alcuni talebani a Spin Boldak, nell’area a sud di Kandahar. Lo ha detto all’agenzia France Presse Jonathan Steele, inviato del britannico Guardian : alla città di frontiera di Chaman, un uomo ha messo nelle mani di Steele un biglietto da visita di Hetchman, con una richiesta di aiuto, e gli ha detto: «Servono soldi, altrimenti lo ammazzano». E tutto questo nel giorno in cui il governo canadese aveva messo in guardia tutti i giornalisti a non accettare inviti dei talebani a recarsi a Kandahar. «Potrebbe essere una trappola».

Fonte: Il Corriere della Sera