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l’inviato tv sfodera la pistola: «Sparerò a Osama»
di Alessandra
Farkas
5 dicembre 2001
In una diretta da Kabul Geraldo
Rivera si è vantato di girare per l’Afghanistan «con in tasca una
pistola sempre pronta» che sogna di utilizzare contro Osama Bin Laden.
«Un tipo che mi piacerebbe tanto incontrare - spiega - non per
intervistarlo ma per svuotargli in corpo l’intero caricatore del mio
revolver». In altri reportage dal fronte, il sanguigno mezzobusto non
lesina insulti ai musulmani «diabolici e traditori» e al leader di
Al Qaeda che definisce «un sacco di spazzatura».
Se nel panorama politicamente corretto dei tg americani pre-11
settembre questi viscerali commenti sarebbero costati il posto a
qualsiasi giornalista, oggi è vero il contrario. Da quando il 57enne
Rivera è diventato inviato di guerra della Fox
News dall’Afghanistan, il tg conservatore del network di
proprietà di Rupert Murdoch ha avuto un aumento del 43% negli indici
di ascolto. Superando, in certi giorni, persino la Cnn ,
lo «storico» canale di notizie che raggiunge 9 milioni di abbonati
più della Fox .
Nell’America in cui il 90% della popolazione appoggia sia lo sforzo
bellico che le controverse misure del ministro della Giustizia John
Ashcroft, Rivera viene definito «il volto e l’anima dei nuovi tempi».
In nome degli ideali di patria e bandiera, un mese fa si è licenziato
dalla Cnbc , l’altro canale «tutto notizie», dove
riceveva uno stipendio annuo di 5 milioni di dollari, oltre 10
miliardi di lire.
«La mia nuova musa si chiama patriottismo», spiega l’ex playboy
newyorchese, sposato alla figlia di Kurt Vonnegut ma che nella sua
autobiografia «Exposing myself» si vanta di essere andato a letto,
tra le altre, con Bette Midler, Liza Minelli, Judy Collins, Chris
Evert e Margaret Trudeau. «Ha ragione il presidente Bush - prosegue
lisciandosi i baffi alla Stalin - quando dice che nella lotta al
terrorismo o siete con noi o contro di noi».
Ma la sua «conversione» agli ideali della destra di cui la Fox
tv è l’orgogliosa portavoce non convince tutti. «Adesso che è
diventato il corrispondente dall’Asia Centrale, Osama Bin Laden può
vedere solo il buio alla fine del suo tunnel», ironizza un columnist.
La destra, che lo considera un «comunista mancato», non gli ha mai
perdonato di essere stato uno dei più tenaci difensori di Bill
Clinton durante la crociata repubblicana dell’impeachment.
E la sinistra «colta» lo snobba da sempre come il padre della tv
spazzatura, il primo - quando era ancora uno show man alla Abc
- a improvvisare le famose risse tv con lancio di sedie, imitate
più tardi da gente come Jerry Springer. Proprio questo pedigree gli
avrebbe impedito di essere preso sul serio dalle forze armate Usa di
stanza in Afghanistan. «Non riesce a farsi ricevere da colonnelli e
generali - spiega una fonte dell’esercito - lo evitano come la peste».
Persino l’intercessione del collega Oliver North, il controverso
colonnello-marine dello scandalo Iran-contra, oggi corrispondente come
lui alla Fox, non sarebbe servita. Ma anche senza entrature,
Rivera è riuscito a mettere k.o. gli altri corrispondenti
dall’Afghanistan: il 70enne veterano della Cbs Dan
Rather, Christiane Amanpour della Cnn e Ashleigh
Banfield, lanciatissima neostar della Cnbc .
Mentre i rivali di networks e grandi quotidiani si interrogano con
grande tormento spirituale sul ruolo della stampa dopo l’11
settembre - chiedendosi se è giusto indossare la spilla a stelle e
strisce o essere neutrali nel riportare la guerra - Geraldo arringa il
suo pubblico al grido di «morte al nemico» e «abbasso chi critica
il governo».
Nei suoi interventi il punto di vista musulmano non viene mai spiegato
e le perdite tra i civili afghani sono praticamente ignorate. «Al
nostro pubblico non importano un fico secco», si giustifica un
dirigente della Fox, che accusa i concorrenti di «pregiudizi
liberal». Il distacco e l’oggettività? Valori fuori moda. «Come
sono lontani i tempi del Watergate e del Vietnam - osserva con
rimpianto il New York Times - quando mettere in dubbio
le autorità era un diritto, oltreché un dovere della stampa».
Fonte: Il Corriere della Sera
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