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6 febbraio
2002
Dopo
numerosi rinvii, la corte di cassazione egiziana ha deciso per
una revisione del processo all’attivista dei diritti umani
Saad eddin Ibrahim (nella foto),
attualmente detenuto.
La corte – supremo organo d’appello – ha rivenuto sei
irregolarità nella precedente sentenza del tribunale per la
sicurezza dello stato. Il 21 marzo 2001 il tribunale aveva
condannato Ibrahim, insieme ad altri 27 imputati, a sette anni
di carcere. Le accuse riguardavano la diffusione di false
informazioni in patria e all’estero, corruzione, uso
fraudolento di fondi e l’uso di donazioni destinate alla sua
fondazione, il Centro Ibn Khaldun, senza l’esplicita
autorizzazione del governo.
La corte di cassazione ha parimenti concesso la revisione del
processo per gli altri condannati.
In un’intervista rilasciata al Digital Freedom Network poco
dopo la decisione della corte, la moglie di Ibrahim, Barbara,
si è dichiarata ottimista sull’esito del nuovo processo.
“Penso che avremo qualche probabilità in più di ottenere
un giusto processo e un risultato migliore,” ha detto. “Il
tribunale per la sicurezza dello stato si dovrà ora attenere
alle direttive della corte di cassazione. Dal momento che
l’alta corte ha ritenuto ingiustificate sei decisioni del
tribunale, pensiamo che tali argomenti non verranno sostenuti
ancora nel nuovo processo.”
Il processo di appello è stato segnato da continui rinvii, la
data originariamente prevista per l’udienza del 6 febbraio
era il 19 dicembre, rinviato il procedimento al 16 gennaio, in
quella data i sette giudici della corte hanno deliberato un
nuovo rinvio al 6 febbraio. Alcuni hanno ritenuto che i
giudici siano stati condizionati dalla delicata congiuntura
politica, prima di esprimere un parere concorde.
La data del nuovo processo non è ancora stata fissata, ma
Barbara Ibrahim ha ribadito la sua fiducia in un giusto
procedimento, sperando di ottenere la scarcerazione del
marito, che ha bisogno di cure mediche perché soggetto a
condizioni neurologiche degenerative.
Saad Eddin Ibrahim, sociologo di fama mondiale e insegnante
alla prestigiosa università americana del Cairo, ha
collaborato come commentatore con diversi organi di stampa
arabi, occupandosi di politica, e ha pubblicato analisi
approfondite su temi come il razzismo e le minoranze etniche.
Nel 1985 Ibrahim ha inaugurato le attività del Centro Ibn
Khaldun, dedicandosi allo studio delle pratiche di voto in
Egitto. Molte delle opinioni e conclusioni di Ibrahim sono
state invise al presidente Mubarak e al partito di governo. Fu
tra i primi a teorizzare una completa normalizzazione delle
relazioni con Israele, la concessione di maggiore spazio
politico agli islamici moderati, contro il fondamentalismo, e
l’equo trattamento della minoranza copta. Spesso ha
criticato le pratiche elettorali, chiedendo maggiori libertà
democratiche.
Fonte:
Digital Freedom Netwok
Traduzione: Stefano Zanfardino
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