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18 febbraio
2002
On.le
Presidente,
alla vigilia della visita di stato del presidente siriano
Bashar al-Assad in Italia (prevista per il 19-21 Febbraio
p.v.) l'International Press Institute (IPI) desidera
richiamare la Sua attenzione sull'attuale campagna di
intimidazione e violenza nei confronti dei famigliari del
giornalista siriano Nizar Nayyouf.
In seguito al loro rifiuto di ritrattare pubblicamente le
affermazioni di Nayyouf, i familiari hanno subito continue
vessazioni da parte delle autorità siriane.
La famiglia Nayyouf è sottoposta quotidianamente ad atti di
violenza ed intimidazione, sotto la costante minaccia
dell'esilio. I congiunti di Nizar sono stati licenziati dai
loro posti di lavoro ed espulsi dall'università. Le loro
linee telefoniche sono state disattivate in modo da mantenerli
isolati. Nell'impossibilità di mettersi in contatto con il
mondo esterno e nel timore di ulteriori attacchi, la famiglia
in pratica vive agli arresti domiciliari, in pressoché totale
isolamento.
Costretti a vivere unicamente della misera pensione del padre
di Nizar (35 dollari USA al mese), la loro situazione sta
diventando sempre più difficile. Nonostante ciò, nel dicembre
2001 la famiglia ha indetto uno sciopero della fame, nel
disperato tentativo di attirare l'attenzione della comunità
internazionale sul loro caso. Tuttavia, la loro protesta è
passata praticamente inosservata.
La lotta della famiglia Nayyouf è iniziata in seguito
all'arresto di Nizar nel 1992 e la sua successiva condanna a
dieci anni di carcere in quanto membro del Comitato
Indipendente per la Difesa delle Libertà Democratiche e dei
Diritti Umani in Siria, organismo bandito dal governo, e in
seguito alle sue denuncie per le violazioni dei diritti umani
avvenute durante le elezioni presidenziali del 1991.
Durante la prigionia, Nayyouf ha subito torture e percosse
efferate, che gli hanno causato una paralisi parziale degli
arti inferiori e la pressoché totale cecità. Mentre la
campagna contro la famiglia Nayyouf in Siria continua, il
giornalista si trova in Francia, dove riceve cure mediche
resesi necessarie in seguito alla lunga detenzione e alle
sevizie.
L'IPI ritiene necessario che questi fatti vengano segnalati
nel corso delle visite ufficiali del presidente al-Assad
all'estero. Inoltre, l'IPI è convinta che le politiche del
governo siriano possano essere influenzate dalla condanna
internazionale, come dimostrato dalla decisione del governo di
rilasciare Nayyouf nel maggio 2001. Purtroppo, l'interesse
della comunità internazionale nei confronti delle traversie
di Nayyouf e della sua famiglia sembra scemare, nonostante le
azioni intimidatorie continuino tuttora, non più contro il
giornalista stesso, bensì contro i famigliari. Se alle
promesse di riforma politica fatte da Bashar al-Assad
corrispondessero azioni concrete, si potrebbe certamente
pensare a una progressiva apertura e liberalizzazione della
Siria.
Purtroppo, come il caso di Nizar Nayyouf e della sua famiglia
dimostra, le promesse di riforma politica rimangono disattese,
mentre la realtà quotidiana del paese resta quella
dell'oppressione. Se Nizar Nayyouf è stato per molti anni un
esempio per molti giornalisti perseguitati ovunque nel mondo a
causa della loro lotta contro l'oppressione, ora è la sua
famiglia a ricordarci che la lotta per la libertà
d'espressione esige un prezzo molto alto.
IPI, la rete mondiale di redattori, operatori dei media e
giornalisti, si appella a Lei, Onorevole Presidente, affinché,
nel corso dell'incontro con il presidente al-Assad, condanni
l'attuale campagna contro Nizar Nayyouf e la sua famiglia,
affrontando inoltre il problema dei diritti umani fondamentali
e di una reale riforma politica in Siria.
La ringrazio per la Sua attenzione.
In fede, Johann P. Fritz direttore
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