Cinquantatre anni, in carcere dal 1992, Nayyouf è rimasto a lungo confinato in una cella d’isolamento e non può camminare perché le sue gambe sono rimaste paralizzate per una frattura della spina dorsale procuratagli dalle torture che le autorità carcerarie gli hanno inflitto in questi anni. 
Il giornalista è stato vittima in carcere di tre tentativi di omicidio: due volte hanno provato ad avvelenarlo con arsenico e altri prodotti chimici, un'altra volta coinvolgendolo in una rissa con altri detenuti fatta scoppiare ad arte.
A Nayouf sono stati assegnati nell’anno 2000 i premi WAN Golden Pen of Freedom e UNESCO World Press Freedom Prize.


 

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Lettera aperta al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi

18 febbraio 2002  

On.le Presidente, 
alla vigilia della visita di stato del presidente siriano Bashar al-Assad in Italia (prevista per il 19-21 Febbraio p.v.) l'International Press Institute (IPI) desidera richiamare la Sua attenzione sull'attuale campagna di intimidazione e violenza nei confronti dei famigliari del giornalista siriano Nizar Nayyouf. 
In seguito al loro rifiuto di ritrattare pubblicamente le affermazioni di Nayyouf, i familiari hanno subito continue vessazioni da parte delle autorità siriane. 
La famiglia Nayyouf è sottoposta quotidianamente ad atti di violenza ed intimidazione, sotto la costante minaccia dell'esilio. I congiunti di Nizar sono stati licenziati dai loro posti di lavoro ed espulsi dall'università. Le loro linee telefoniche sono state disattivate in modo da mantenerli isolati. Nell'impossibilità di mettersi in contatto con il mondo esterno e nel timore di ulteriori attacchi, la famiglia in pratica vive agli arresti domiciliari, in pressoché totale isolamento. 
Costretti a vivere unicamente della misera pensione del padre di Nizar (35 dollari USA al mese), la loro situazione sta diventando sempre più difficile. Nonostante ciò, nel dicembre 2001 la famiglia ha indetto uno sciopero della fame, nel disperato tentativo di attirare l'attenzione della comunità internazionale sul loro caso. Tuttavia, la loro protesta è passata praticamente inosservata. 
La lotta della famiglia Nayyouf è iniziata in seguito all'arresto di Nizar nel 1992 e la sua successiva condanna a dieci anni di carcere in quanto membro del Comitato Indipendente per la Difesa delle Libertà Democratiche e dei Diritti Umani in Siria, organismo bandito dal governo, e in seguito alle sue denuncie per le violazioni dei diritti umani avvenute durante le elezioni presidenziali del 1991. 
Durante la prigionia, Nayyouf ha subito torture e percosse efferate, che gli hanno causato una paralisi parziale degli arti inferiori e la pressoché totale cecità. Mentre la campagna contro la famiglia Nayyouf in Siria continua, il giornalista si trova in Francia, dove riceve cure mediche resesi necessarie in seguito alla lunga detenzione e alle sevizie. 
L'IPI ritiene necessario che questi fatti vengano segnalati nel corso delle visite ufficiali del presidente al-Assad all'estero. Inoltre, l'IPI è convinta che le politiche del governo siriano possano essere influenzate dalla condanna internazionale, come dimostrato dalla decisione del governo di rilasciare Nayyouf nel maggio 2001. Purtroppo, l'interesse della comunità internazionale nei confronti delle traversie di Nayyouf e della sua famiglia sembra scemare, nonostante le azioni intimidatorie continuino tuttora, non più contro il giornalista stesso, bensì contro i famigliari. Se alle promesse di riforma politica fatte da Bashar al-Assad corrispondessero azioni concrete, si potrebbe certamente pensare a una progressiva apertura e liberalizzazione della Siria. 
Purtroppo, come il caso di Nizar Nayyouf e della sua famiglia dimostra, le promesse di riforma politica rimangono disattese, mentre la realtà quotidiana del paese resta quella dell'oppressione. Se Nizar Nayyouf è stato per molti anni un esempio per molti giornalisti perseguitati ovunque nel mondo a causa della loro lotta contro l'oppressione, ora è la sua famiglia a ricordarci che la lotta per la libertà d'espressione esige un prezzo molto alto. 
IPI, la rete mondiale di redattori, operatori dei media e giornalisti, si appella a Lei, Onorevole Presidente, affinché, nel corso dell'incontro con il presidente al-Assad, condanni l'attuale campagna contro Nizar Nayyouf e la sua famiglia, affrontando inoltre il problema dei diritti umani fondamentali e di una reale riforma politica in Siria. 
La ringrazio per la Sua attenzione. 
In fede, Johann P. Fritz direttore

Per ulteriori informazioni e per scriverci: isf@fol.it