Fnsi preoccupata per la perquisizione a Indymedia

Il Consiglio Nazionale della Federazione nazionale della stampa esprime preoccupazione per l’iniziativa della Procura della Repubblica di Genova che, con propri ordini di acquisizione e di perquisizione, ha sequestrato materiale fotografico e video (peraltro già ampiamente noto e pubblicizzato), nella sede bolognese di Indymedia. Indymedia è stato, con il circuito delle emittenti di Radio Gap, uno dei network di maggiore informazione indipendente e free lance sul “prima durante e dopo” G8, raccogliendo e fornendo documentazione “alternativa” di grande valore sul vertice genovese. Il tema della difesa del diritto a fare informazione da parte di tutti i giornalismi era stato uno dei pilastri delle iniziative della Fnsi, dell’Associazione Ligure dei giornalisti e dell’Ordine dei giornalisti della Liguria durante il G8. Un diritto che non può essere leso in alcun modo, né nei confronti dell’informazione storica e tradizionale, né nei confronti delle nuove forme di giornalismo e di informazione come quelle del circuito di Indymedia.


 

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Perquisizioni e sequestri delle forze dell'ordine in cerca di materiali sul G8

20 febbraio 2002  

Una perquisizione inutile e un grave attacco al cuore della libertà d’informazione. I ragazzi del Teatro polivalente occupato hanno commentato così il blitz dei carabinieri avvenuto questa mattina nel centro sociale bolognese, in contemporanea a Firenze, Torino e Taranto dove sono stati perquisiti rispettivamente i centri sociali Cecco Rivolta e Gabrio e una sede Cobas. I militari, una settantina circa, sono entrati alle 8 al Tpo, su mandato di perquisizione emesso dal pubblico ministero di Genova, Anna Canepa, nell’ambito dell’indagine contro ignoti "relativa alle violenze commesse il 20 e il 21 luglio del 2001 - si legge nel decreto - in occasione del vertice del G8 ad opera di manifestanti e in loro pregiudizio". La procura, che indaga sulle violenze e sulle devastazioni avvenute nelle vie del centro e nei complessi scolastici Diaz/Pascoli e Pertini, stava cercando materiale audio-video raccolto da Indymedia, il network indipendente di informazione che ha documentato tutti i giorni del G8.
La perquisizione sarebbe iniziata prima ancora che arrivasse il legale chiamato dall’unico ragazzo presente in quel momento al Tpo. I carabinieri sono entrati dopo aver divelto la rete di protezione del cortile del centro. Il legale è arrivato alle 9 e 30, quando i militari avevano già iniziato a raccogliere il materiale, che hanno poi prelevato. "Hanno preso anche oggetti dei gruppi teatrali che lavorano qui – ha spiegato Domenico Mucignat, uno dei responsabili del centro -, cercavano filmati delle giornate di Genova: ma Indymedia ha già mandato tutto alla Procura di Genova, alla commissione parlamentare e perfino all’Onu".
Paradossalmente infatti, l’unico ragazzo che si trovava all’interno del Teatro, è anche un consulente tecnico del pool di avvocati del Genoa Social Forum. "E’ stato disponibile ad indicare dove fosse archiviato quanto cercavano - ha proseguito Mucignat - ma i carabinieri hanno preso tutte le unità centrali dei computer. Bastava avere un computer portatile per fare una copia in back-up, invece hanno preso tutto fisicamente, una modalità da ‘taliban’".
"Stamattina è stato portato un attacco al cuore della libertà d'informazione – spiegano da Indymedia -. Sono stati colpiti dei luoghi, per esercitare pressione politica su un soggetto molteplice e complesso come Indymedia Italia. Il materiale sequestrato a Bologna, Firenze, Torino, Taranto, come tutti i materiali di Indymedia, è liberamente consultabile al nostro indirizzo Internet. Indymedia lavora alla luce del sole".
Non solo: "Il sapore dell'intimidazione politica – aggiungono - si fa più aspro. Prendiamo atto che il ministro Scajola dopo le parole, passa ai fatti. E Genova torna all'ordine del giorno. Dopo fumose e parziali indagini per provare le violenze delle forze dell'ordine, mentre ancora resta da chiarire la dinamica dell'assassinio di Carlo Giuliani, mentre i dirigenti che erano responsabili dell'ordine pubblico in quei giorni sono rimasti al loro posto, e in qualche caso hanno ricevuto una promozione". Per questo, mentre i parlamentari Titti de Simone e Mauro Bulgarelli hanno già presentato un’interpellanza parlamentare, il Tpo di Bologna lancia un appello “a tutti i cittadini e a tutti gli organi di informazione perché non sottovalutino la gravità dei fatti”, e Indymedia Italia invita tutti a unirsi al corteo indetto per il 16 marzo a Roma da Radio Onda Rossa: "Per un’informazione libera e indipendente".

Fonte: Redattore Sociale

COMUNICATO STAMPA DI INDYMEDIA

"Alle 7 di stamattina, le forze dell'ordine si sono presentate nel centro sociale "Gabrio" di Torino, nella casa occuapta Cecco Rivolta di Firenze, TPO di Bologna e nella sede dei Cobas di Taranto.
Numerosi mezzi (blindati, camionette, autovetture) e centinaia di agenti in assetto antisommossa, hanno eseguito un ordine della Procura di Genova. I magistrati Andrea Canciani e Anna Canepa chiedono di cercare e sequestrare materiale audio e video relativo ai fatti di Genova, con particolare riferimento agli episodi dell'irruzione delle forze dell'ordine nel Media Center e della mattanza della scuola Diaz-Pertini.
Il Decreto di perquisizione spiega che i suddetti materiali sarebbero stati raccolti attraverso il sito di Indymedia Italia e si troverebbero nei centri sociali Gabrio, Tpo, Cecco Rivolta e nella sede dei Cobas di Taranto e in altri luoghi (con una forma aleatoria che gli consente di effettuare perquisizioni e sequestri a loro piacimento). 
Le perquisizioni sono ancora in corso. Le forze dell'ordine stanno sequestrando computer, archivi, materiali di ogni genere, che servono al lavoro quotidiano, culturale e politico, di centinaia di attivisti
italiani. Il mandato di perquisizione individua questi luoghi come "sedi di indymedia".
Indymedia Italia precisa che Indymedia non ha sedi, ma agisce attraverso le migliaia di persone che pubblicano i loro materiali sul sito e che operano per produrre un informazione libera e indipendente.
Indymedia Italia elabora progetti e prende decisioni attraverso Internet: mailing list e chat di discussione, aperte e di pubblico dominio. Un lavoro quotidiano e collettivo cui partecipano centinaia di persone, che non si faranno intimidire. 
Stamattina è stato portato un attacco al cuore della libertà d'informazione. Sono stati colpiti dei luoghi, per esercitare pressione politica su un soggetto molteplice e complesso come Indymedia Italia. 
Il materiale sequestrato a Bologna, Firenze, Torino, Taranto, come tutti i materiali di Indymedia e' liberamente consultabile al nostro indirizzo Internet. Cosi' come gli archivi delle nostre mailing list, delle chat, di tutta la nostra attività. 
Indymedia lavora alla luce del sole. 
Il sapore dell'intimidazione politica si fa più aspro se si valuta il fatto che tutto il materiale era materiale pubblico e disponibile a chiunque in rete e non solo. 
Indymedia Italia, rete di media indipendenti, denuncia un gravissimo attacco all'informazione libera. Prendiamo atto che il ministro Scajola dopo le parole, passa ai fatti. E Genova torna all'ordine del giorno. Dopo fumose e parziali indagini per provare le violenze delle forze dell'ordine, mentre ancora resta da chiarire la dinamica dell'assassinio di Carlo Giuliani, mentre i dirigenti che erano responsabili dell'ordine pubblico in quei giorni sono rimasti al loro posto, e in qualche caso hanno ricevuto una promozione".

  • Indymedia è una rete di soggetti che lavorano nel mondo della comunicazione: videomaker, radio, giornalisti, fotografi.
  • Indymedia è nata a Seattle, per documentare le proteste contro il Wto. In due anni in tutto il mondo sono nati centinaia di Independent Media Center.
  • Indymedia è un sito a pubblicazione aperta: chiunque può caricare direttamente e senza censura, registrazioni audio e video, immagini, articoli, comunicati. Indymedia Italia non ha una redazione: lavora attraverso mailing list e chat di discussione che sono pubbliche e aperte a tutti.
  • Indymedia è un network di media gestiti collettivamente per una narrazione radicale, obiettiva e appassionata della verità.

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