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20 febbraio
2002
Una
perquisizione inutile e un grave attacco al cuore della libertà
d’informazione. I ragazzi del Teatro polivalente occupato
hanno commentato così il blitz dei carabinieri avvenuto
questa mattina nel centro sociale bolognese, in contemporanea
a Firenze, Torino e Taranto dove sono stati perquisiti
rispettivamente i centri sociali Cecco Rivolta e Gabrio e una
sede Cobas. I militari, una settantina circa, sono entrati
alle 8 al Tpo, su mandato di perquisizione emesso dal pubblico
ministero di Genova, Anna Canepa, nell’ambito
dell’indagine contro ignoti "relativa alle violenze
commesse il 20 e il 21 luglio del 2001 - si legge nel decreto
- in occasione del vertice del G8 ad opera di manifestanti e
in loro pregiudizio". La procura, che indaga sulle
violenze e sulle devastazioni avvenute nelle vie del centro e
nei complessi scolastici Diaz/Pascoli e Pertini, stava
cercando materiale audio-video raccolto da Indymedia, il
network indipendente di informazione che ha documentato tutti
i giorni del G8.
La perquisizione sarebbe iniziata prima ancora che arrivasse
il legale chiamato dall’unico ragazzo presente in quel
momento al Tpo. I carabinieri sono entrati dopo aver divelto
la rete di protezione del cortile del centro. Il legale è
arrivato alle 9 e 30, quando i militari avevano già iniziato
a raccogliere il materiale, che hanno poi prelevato.
"Hanno preso anche oggetti dei gruppi teatrali che
lavorano qui – ha spiegato Domenico Mucignat, uno dei
responsabili del centro -, cercavano filmati delle giornate di
Genova: ma Indymedia ha già mandato tutto alla Procura di
Genova, alla commissione parlamentare e perfino all’Onu".
Paradossalmente infatti, l’unico ragazzo che si trovava
all’interno del Teatro, è anche un consulente tecnico del
pool di avvocati del Genoa Social Forum. "E’ stato
disponibile ad indicare dove fosse archiviato quanto cercavano
- ha proseguito Mucignat - ma i carabinieri hanno preso tutte
le unità centrali dei computer. Bastava avere un computer
portatile per fare una copia in back-up, invece hanno preso
tutto fisicamente, una modalità da ‘taliban’".
"Stamattina è stato portato un attacco al cuore della
libertà d'informazione – spiegano da Indymedia -. Sono
stati colpiti dei luoghi, per esercitare pressione politica su
un soggetto molteplice e complesso come Indymedia Italia. Il
materiale sequestrato a Bologna, Firenze, Torino, Taranto,
come tutti i materiali di Indymedia, è liberamente
consultabile al nostro indirizzo Internet. Indymedia lavora
alla luce del sole".
Non solo: "Il sapore dell'intimidazione politica –
aggiungono - si fa più aspro. Prendiamo atto che il ministro
Scajola dopo le parole, passa ai fatti. E Genova torna
all'ordine del giorno. Dopo fumose e parziali indagini per
provare le violenze delle forze dell'ordine, mentre ancora
resta da chiarire la dinamica dell'assassinio di Carlo
Giuliani, mentre i dirigenti che erano responsabili
dell'ordine pubblico in quei giorni sono rimasti al loro
posto, e in qualche caso hanno ricevuto una promozione".
Per questo, mentre i parlamentari Titti de Simone e Mauro
Bulgarelli hanno già presentato un’interpellanza
parlamentare, il Tpo di Bologna lancia un appello “a tutti i
cittadini e a tutti gli organi di informazione perché non
sottovalutino la gravità dei fatti”, e Indymedia Italia
invita tutti a unirsi al corteo indetto per il 16 marzo a Roma
da Radio Onda Rossa: "Per un’informazione libera e
indipendente".
Fonte:
Redattore Sociale
COMUNICATO STAMPA DI INDYMEDIA
"Alle
7 di stamattina, le forze dell'ordine si sono presentate nel
centro
sociale "Gabrio" di Torino, nella casa occuapta
Cecco Rivolta di
Firenze, TPO di Bologna e nella sede dei Cobas di Taranto.
Numerosi mezzi (blindati, camionette, autovetture) e centinaia
di agenti
in assetto antisommossa, hanno eseguito un ordine della
Procura di
Genova. I magistrati Andrea Canciani e Anna Canepa chiedono di
cercare e sequestrare materiale audio e video relativo ai
fatti di Genova, con particolare riferimento agli episodi
dell'irruzione delle forze dell'ordine nel Media Center e
della mattanza della scuola Diaz-Pertini.
Il Decreto di perquisizione spiega che i suddetti materiali
sarebbero stati raccolti attraverso il sito di Indymedia
Italia e si troverebbero nei centri sociali Gabrio, Tpo, Cecco
Rivolta e nella sede dei Cobas di Taranto e in altri luoghi
(con una forma aleatoria che gli consente di effettuare
perquisizioni e sequestri a loro piacimento).
Le perquisizioni sono ancora in corso. Le forze dell'ordine
stanno sequestrando computer, archivi, materiali di ogni
genere, che servono al lavoro quotidiano, culturale e
politico, di centinaia di attivisti
italiani. Il mandato di perquisizione individua questi luoghi
come "sedi di indymedia".
Indymedia Italia precisa che Indymedia non ha sedi, ma agisce
attraverso le migliaia di persone che pubblicano i loro
materiali sul sito e che operano per produrre un informazione
libera e indipendente.
Indymedia Italia elabora progetti e prende decisioni
attraverso Internet: mailing list e chat di discussione,
aperte e di pubblico dominio. Un lavoro quotidiano e
collettivo cui partecipano centinaia di persone, che non si
faranno intimidire.
Stamattina è stato portato un attacco al cuore della libertà
d'informazione. Sono stati colpiti dei luoghi, per esercitare
pressione politica su un soggetto molteplice e complesso come
Indymedia Italia.
Il materiale sequestrato a Bologna, Firenze, Torino, Taranto,
come tutti i materiali di Indymedia e' liberamente
consultabile al nostro indirizzo Internet. Cosi' come gli
archivi delle nostre mailing list, delle chat, di tutta la
nostra attività.
Indymedia lavora alla luce del sole.
Il sapore dell'intimidazione politica si fa più aspro se si
valuta il fatto che tutto il materiale era materiale pubblico
e disponibile a chiunque in rete e non solo.
Indymedia Italia, rete di media indipendenti, denuncia un
gravissimo attacco all'informazione libera. Prendiamo atto che
il ministro Scajola dopo le parole, passa ai fatti. E Genova
torna all'ordine del giorno. Dopo fumose e parziali indagini
per provare le violenze delle forze dell'ordine, mentre ancora
resta da chiarire la dinamica dell'assassinio di Carlo
Giuliani, mentre i dirigenti che erano responsabili
dell'ordine pubblico in quei giorni sono rimasti al loro
posto, e in qualche caso hanno ricevuto una promozione".
- Indymedia è una rete di
soggetti che lavorano nel mondo della comunicazione:
videomaker, radio, giornalisti, fotografi.
- Indymedia è nata a
Seattle, per documentare le proteste contro il Wto. In due
anni in tutto il mondo sono nati centinaia di Independent
Media Center.
- Indymedia è un sito a
pubblicazione aperta: chiunque può caricare direttamente
e senza censura, registrazioni audio e video, immagini,
articoli, comunicati. Indymedia Italia non ha una
redazione: lavora attraverso mailing list e chat di
discussione che sono pubbliche e aperte a tutti.
- Indymedia è un network di
media gestiti collettivamente per una narrazione radicale,
obiettiva e appassionata della verità.
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