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di Ennio
Caretto
27 febbraio
2002
Il Pentagono chiude l’«ufficio bugie», incaricato di
diffondere notizie false fra i media, soprattutto stranieri, sulla
guerra contro il terrorismo. Lo dice non apertamente, ma in
burocratese. Il ministro della Difesa Donald Rumsfeld, comunica la
portavoce Victoria Clarke, «ci ha chiesto di sottoporre l’ufficio a
un severo esame e di decidere se debba restare in vita». E aggiunge:
«Ci preoccupiamo sempre di essere credibili».
A dire la verità, non è stato tanto Rumsfeld a mettere l’ufficio
in discussione. Sono stati il New York Times , svelandone
l’esistenza una settimana fa, e altri quotidiani, denunciandolo i
giorni successivi. E le tv Cbs e Nbc , che domenica, ne
hanno chiesto conto al ministro. Rumsfeld si è difeso dicendo di non
sapere niente dell’ufficio «che comunque non è ancora in attività».
Ma ha aggiunto che «il suo direttore potrebbe chiuderlo»,
assicurando che «il Pentagono non mente».
Non solo. Rumsfeld ha ricevuto un ultimatum da Karen Hughes, la
curatrice dell’immagine di Bush. Quando la Hughes ha appreso degli
intenti dell’ufficio, ha scritto il Washington Post , «è
saltata sulla sedia, lamentandosi che avrebbe causato un danno enorme
alla Casa Bianca». E a ragione: gli alleati asiatici ed europei erano
pronti a dubitare di Bush.
Il presidente ieri ha cercato di smorzare le polemiche. «Non c’è
stato bisogno di dire nulla a Rumsfeld - ha spiegato -. Sa come la
penso, e credo che sia rimasto stupefatto quanto me dei progetti
dell’ufficio. La mia amministrazione non mente all’America né
agli alleati». Ma, dietro le quinte, Bush è corso ai ripari: d’ora
innanzi, tutta la politica dell’informazione farà capo alla attenta
Karen Hughes.
L’«ufficio bugie» (ovvero l’Osi, Office of strategic influence),
nato a novembre «per dire la verità sul conflitto afghano»,
potrebbe tuttavia cambiare nome e assumere una nuova forma. Nelle
interviste tv, Rumsfeld ha asserito che ritiene cruciali due delle sue
funzioni: «Confutare le menzogne dei talebani e dei terroristi di Al
Qaeda e depistare il nemico». Depistarlo come? «Dando indicazioni
false sui nostri preparativi militari, future operazioni e così via».
La vittoria dei media non risolve il problema di fondo della guerra al
terrorismo: la censura occulta del Pentagono, che rende pubblico
soltanto ciò che gli torna utile, e respinge tutto il resto, per
esempio le accuse di avere fatto vittime fra i civili nei
bombardamenti dell’Afghanistan.
Fonte: Il Corriere della
Sera
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