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Operazione "Enduring Freedom"
Tra libertà di informazione, censura di guerra e autocensura

G8 a Genova: I fatti di luglio
In collaborazione con:
Federazione nazionale della stampa e Associazione stampa ligure

IL LIBRO

Africa: a caccia di giornalisti
Rapporto 2001 sulla
libertà di stampa nel continente africano
In collaborazione con:
Scuola superiore di giornalismo di Bologna
e International Press Institute di Vienna

 


 

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Già consultabile on line l'IPI World Press Freedom 2001, analisi delle violazioni della libertà di stampa commesse nel 2000 in 165 paesi

26 febbraio 2002  

COMUNICATO STAMPA 
Realizzato dall'International Press Institute di Vienna, il rapporto annuale rivela l’intensa e continua tensione tra il desiderio di alcuni governi di controllare l’informazione e la battaglia dei media per informare il pubblico. Gli ultimi dodici mesi hanno visto tentativi senza precedenti da parte dei governi di controllare il libero corso delle informazioni e sopprimere i media. Durante questo periodo, molti giornalisti sono stati perseguitati da regimi autoritari, rinforzando l’impressione che, in molte parti del mondo, sia stata dichiarata una guerra ai mezzi d’informazione. 

Nel continente americano, c’è stata una grande preoccupazione per gli attentati negli Stati Uniti. Il terribile attacco al World Trade Centre dell’11 settembre e la conseguente guerra in Afghanistan hanno reso l’amministrazione del presidente Bush più sensibile ai temi dell’informazione, tanto da arrivare a chiedere al reggente del Qatar di esercitare la propria influenza su un’emittente indipendente, Al- Jazeera. Funzionari del dipartimento di stato hanno fatto pressioni su Voice of America perché fosse censurata un’intervista e in molti giornali ci sono stati dei licenziamenti quando i giornalisti sono stati messi alla berlina per non aver saputo riflettere i sentimenti dell’opinione pubblica.  Prima dell’attacco, i tabulati telefonici di un giornalista erano stati controllati senza la sua autorizzazione, mentre una giornalista era stata arrestata per oltraggio. Un’altra regione del continente, la Colombia, con 11 giornalisti uccisi, rimane il più pericoloso paese del mondo in cui esercitare la professione di giornalista. 

Sebbene si sia registrata una sensibile diminuzione del numero di giornalisti assassinati in Africa, il disperato desiderio di Robert Mugabe di restare al potere in Zimbabwe ha dato vita ad uno dei più significativi scontri sulla libertà di stampa verificatisi nel corso dell’anno. Il presidente Mugabe e il partito di governo Zanu-PF hanno perseguito una politica di sistematica intimidazione di giornalisti ed editori, imposto limiti all’attività dei corrispondenti di testate straniere e varato leggi restrittive sull’informazione. Forse l’aspetto più inquietante della vicenda è stato il completo silenzio del governo di fronte al dilagare della violenza.  

Il perdurante conflitto in Israele e Palestina ha visto la stampa colpita dal fuoco di entrambe le parti. Nel corso dell’anno sono stati documentati decine di attacchi a operatori dell’informazione palestinesi e ciò ha fornito una prova incontestabile che la stampa sia stata presa di mira dall’esercito israeliano. La decisione del governo israeliano di seguire criteri etnici per l’assegnazione degli accrediti ha costituito un’altra grave violazione. Anche la polizia palestinese si è resa responsabile di attacchi alla stampa.  

Non si sono fermati in Europa gli attacchi alla libertà di stampa ed è cresciuta per i paesi dell’Europa occidentale la necessità di incoraggiare i vicini dell’est ad introdurre maggiori garanzie democratiche. In Russia, la libertà di stampa è stata ulteriormente erosa con la scomparsa dell’ultima televisione indipendente del paese, TV-6. Nella repubblica russa di Cecenia ai giornalisti è impedito di svolgere liberamente il proprio lavoro e nelle province russe si sono verificati sospetti episodi di aggressione contro giornalisti. (La scheda relativa all'Italia è a cura di Pino Rea, segretario di Informazione senza frontiere, n.d.t.)  

Molti paesi in Asia hanno sacrificato la libertà di stampa al “bene della nazione”. Gli eventi della Corea del Sud hanno fornito prova della pressione sofferta dai media nella regione. Nel 2001 il presidente della Corea ha accusato la stampa della sua impopolarità ed ha cercato di vendicarsi perseguitando molti organi di stampa con indagini fiscali politicamente motivate. Riguardo al giornalismo di guerra, in Afghanistan sono stati uccisi otto giornalisti.  

Il problema più grave per gli organi di stampa è che molti governi non comprendono il proprio ruolo. Bisogna fare di più per convincere quei governi che una stampa aperta e libera è fondamentale per il successo del proprio paese e la sua percezione all’estero. In particolare, le organizzazioni non governative e i paesi confinanti con regimi repressivi devono trovare un modo più efficace per farsi sentire se vogliono che chi perseguita la stampa comprenda che l’antidoto alle critiche dei media non è la soppressione, ma la contro argomentazione.

per consultare il rapporto  

Per ulteriori informazioni e per scriverci: isf@fol.it