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26 febbraio
2002
COMUNICATO
STAMPA
Realizzato dall'International
Press Institute di Vienna, il rapporto annuale rivela
l’intensa e continua tensione tra il desiderio di alcuni
governi di controllare l’informazione e la battaglia dei
media per informare il pubblico. Gli ultimi dodici mesi hanno
visto tentativi senza precedenti da parte dei governi di
controllare il libero corso delle informazioni e sopprimere i
media. Durante questo periodo, molti giornalisti sono stati
perseguitati da regimi autoritari, rinforzando l’impressione
che, in molte parti del mondo, sia stata dichiarata una guerra
ai mezzi d’informazione.
Nel continente americano, c’è
stata una grande preoccupazione per gli attentati negli Stati
Uniti. Il terribile attacco al World Trade Centre dell’11
settembre e la conseguente guerra in Afghanistan hanno reso
l’amministrazione del presidente Bush più sensibile ai temi
dell’informazione, tanto da arrivare a chiedere al reggente
del Qatar di esercitare la propria influenza su un’emittente
indipendente, Al- Jazeera. Funzionari del dipartimento di
stato hanno fatto pressioni su Voice of America perché fosse
censurata un’intervista e in molti giornali ci sono stati
dei licenziamenti quando i giornalisti sono stati messi alla
berlina per non aver saputo riflettere i sentimenti
dell’opinione pubblica.
Prima dell’attacco, i tabulati telefonici di un
giornalista erano stati controllati senza la sua
autorizzazione, mentre una giornalista era stata arrestata per
oltraggio. Un’altra regione del continente, la Colombia, con
11 giornalisti uccisi, rimane il più pericoloso paese del
mondo in cui esercitare la professione di giornalista.
Sebbene si sia registrata una
sensibile diminuzione del numero di giornalisti assassinati in
Africa, il disperato desiderio di Robert Mugabe di restare al
potere in Zimbabwe ha dato vita ad uno dei più significativi
scontri sulla libertà di stampa verificatisi nel corso
dell’anno. Il presidente Mugabe e il partito di governo
Zanu-PF hanno perseguito una politica di sistematica
intimidazione di giornalisti ed editori, imposto limiti
all’attività dei corrispondenti di testate straniere e
varato leggi restrittive sull’informazione. Forse
l’aspetto più inquietante della vicenda è stato il
completo silenzio del governo di fronte al dilagare della
violenza.
Il perdurante conflitto in
Israele e Palestina ha visto la stampa colpita dal fuoco di
entrambe le parti. Nel corso dell’anno sono stati
documentati decine di attacchi a operatori dell’informazione
palestinesi e ciò ha fornito una prova incontestabile che la
stampa sia stata presa di mira dall’esercito israeliano. La
decisione del governo israeliano di seguire criteri etnici per
l’assegnazione degli accrediti ha costituito un’altra
grave violazione. Anche la polizia palestinese si è resa
responsabile di attacchi alla stampa.
Non si sono fermati in Europa
gli attacchi alla libertà di stampa ed è cresciuta per i
paesi dell’Europa occidentale la necessità di incoraggiare
i vicini dell’est ad introdurre maggiori garanzie
democratiche. In Russia, la libertà di stampa è stata
ulteriormente erosa con la scomparsa dell’ultima televisione
indipendente del paese, TV-6. Nella repubblica russa di
Cecenia ai giornalisti è impedito di svolgere liberamente il
proprio lavoro e nelle province russe si sono verificati
sospetti episodi di aggressione contro giornalisti. (La
scheda relativa all'Italia è a cura di Pino Rea, segretario
di Informazione senza frontiere, n.d.t.)
Molti paesi in Asia hanno
sacrificato la libertà di stampa al “bene della nazione”.
Gli eventi della Corea del Sud hanno fornito prova della
pressione sofferta dai media nella regione. Nel 2001 il
presidente della Corea ha accusato la stampa della sua
impopolarità ed ha cercato di vendicarsi perseguitando molti
organi di stampa con indagini fiscali politicamente motivate.
Riguardo al giornalismo di guerra, in Afghanistan sono stati
uccisi otto giornalisti.
Il problema più grave per gli
organi di stampa è che molti governi non comprendono il
proprio ruolo. Bisogna fare di più per convincere quei
governi che una stampa aperta e libera è fondamentale per il
successo del proprio paese e la sua percezione all’estero.
In particolare, le organizzazioni non governative e i paesi
confinanti con regimi repressivi devono trovare un modo più
efficace per farsi sentire se vogliono che chi perseguita la
stampa comprenda che l’antidoto alle critiche dei media non
è la soppressione, ma la contro argomentazione.
per
consultare il rapporto
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