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1 marzo
2002
Grazie
alla nuova legge, durante un procedimento penale svoltosi il
25 febbraio, il ministro della difesa algerino ha accusato la
giornalista Selima Tlemcani, del quotidiano indipendente di
lingua francese Al-Watan, di diffamazione delle autorità
militari. In un articolo pubblicato l’11 dicembre, la
giornalista aveva accusato la polizia militare di alcuni
illeciti finanziari.
La giornalista è stata accompagnata in tribunale dal
redattore di Al-Watan Omar Belhouchet. Sebbene
Belhouchet non fosse stato nominato nell’atto di querela
contro Selima Tlemcani, il presidente della corte lo ha
imputato delle stesse accuse nel corso dell’udienza
preliminare. I due verranno processati il 18 marzo.
Una settimana prima dell’udienza preliminare, i procuratori
avevano tentato di recuperare una sentenza del 1997 emessa
contro Belhouchet in seguito a certe sue dichiarazioni
rilasciate alla stampa francese, in cui affermava che
funzionari governativi potevano essere tra i responsabili
degli omicidi di alcuni giornalisti durante la brutale guerra
civile algerina, tra il 1992 e il 1995.
Belhouchet fu condannato nel novembre 1997 a un anno di
reclusione, beneficiando della sospensione condizionale della
pena, e subito fece ricorso in appello. Il giornalista ha
riferito al Committee to Protect Journalists che dopo il
ricorso in appello le autorità avevano rinunciato a
procedere, da cui il suo stupore per la ripresa del caso, su
cui un tribunale si dovrebbe pronunciare il 4 marzo.
Il ministro della difesa ha querelato almeno altri tre
giornalisti, fermati dalla polizia per essere interrogati
sulla presunta diffamazione a mezzo stampa delle autorità
militari.
Secondo gli emendamenti al nuovo codice penale, i giornalisti
responsabili di diffamazione del presidente della repubblica
rischiano multe fino a 250.000 dinari (USD 3.200) e condanne
fino a un anno di carcere. Pene simili sono previste per chi
diffama il parlamento, i tribunali, o altre istituzioni
statali. Per i casi di calunnia, autori, redattori ed editori
possono essere ritenuti direttamente responsabili degli
articoli giudicati oltraggiosi e puniti con multe fino a 2,5
milioni di dinari.
Le querele del ministro della difesa rappresentano dei chiari
tentativi di usare i nuovi emendamenti al codice penale per
intimidire la stampa indipendente.
L’Algeria è tra i firmatari della Patto internazionale sui
diritti civili e politici, che all’art.19 garantisce la
libertà di espressione. Pertanto, le autorità si dovrebbero
astenere dal perseguire penalmente quei giornalisti colpevoli
solo di aver svolto il proprio lavoro.
Fonte: Committee to Protect Journalists
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