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di
Paul Ricard (info@vita.it)
4 marzo
2002
Mesut
Dunan, 26 anni, un giovane giornalista free-lance di origine
turca ma cittadino tedesco, presente nella scuola Diaz la sera
dell'irruzione da parte delle forze dell' ordine, ha
partecipato ad una conferenza stampa dei legali di Suna Yasar
Gol. Il giovane ha dichiarato di essere andato a Genova
durante il G8 per scrivere un articolo. Di quella notte
ricorda che stava dormendo nel suo sacco a pelo e così pure
Suna.
''Ad un tratto - ha raccontato - sentii dei colpi forti perché
fu sfondata la porta. Entrarono delle persone con le divise ed
il casco in testa. Urlavano in italiano e tutti abbiamo alzato
le mani''. ''Poi - ha proseguito - hanno preso Suna per i
capelli, l'hanno trascinata fuori dal sacco a pelo e l'hanno
colpita con calci ed a manganellate. In quel momento la luce
era accesa. Anch'io fui picchiato ed ebbi un braccio rotto''.
Di Suna, anch'essa giornalista, ha parlato poi l'avvocato
Pastore:
''Quando, dopo la scarcerazione, le comunicarono l'espulsione,
per lei fu uno shock terribile. Se dovesse tornare in Turchia
sicuramente rischierebbe la vita''.
Il legale ha poi chiesto che ''cessi questa ignobile campagna
di stampa che, a più riprese, ha associato il nome di Suna
Yasar Gol a ipotetici collegamenti terroristici.
''Per questo - ha detto - abbiamo sporto querela per
diffamazione ad alcuni organi di stampa''.
Il legale ha anche parlato dell'audizione del prefetto La
Barbera davanti alla commissione parlamentare. ''La Barbera
citò la presenza a Genova della giovane turca indicandola
come appartenente ad un gruppo rivoluzionario - ha riferito
Pastore - ma non disse che è rifugiata politica e che,
quindi, protetta dalle Nazioni Unite, non puo' essere
estradata in Turchia''.
''Chiediamo - ha aggiunto il legale - che la richiesta di
estradizione della Turchia non abbia alcun valore in Italia
perché Suna è una rifugiata e perché la corte che l'ha
condannata non è riconosciuta legittima dalla Corte Europea''.
Ha poi spiegato che il ricorso, depositato presso il consolato
di Basilea nell'agosto scorso, inviato a Genova per
raccomandata non è mai arrivato. L'avvocato Pastore ha
raccontato che Suna Gol fu arrestata in Turchia nel marzo '95,
dopo una rivolta in un quartiere di Istanbul repressa nel
sangue dalla polizia (17 morti e 400 feriti). '
'Suna, accusata di appartenere ad un gruppo di matrice
marxista leninista, fu torturata selvaggiamente nelle celle di
sicurezza turche'' ha riferito il legale.
''In quell' occasione - ha proseguito - ebbe la possibilità
di togliersi dagli occhi la benda che veniva messa ai
prigionieri e poté vedere un uomo che, secondo quanto apprese
successivamente, risultava ufficialmente scomparso. Il
cadavere di quell'uomo, Hasan Ocak, fu poi ritrovato nella
fossa comune del cimitero di un villaggio. Suna ebbe il
coraggio di denunciare pubblicamente di aver visto quell'uomo
nelle celle di sicurezza. Lo ha però pagato a caro prezzo: ha
dovuto lasciare il suo paese rifugiandosi in Svizzera''. Il
legale ha poi confermato il racconto del free-lance precisando
che Suna, la sera dell'irruzione alla Diaz riportò diverse
ecchimosi ed una ferita alla testa. Medicata in ospedale fu
condotta nella caserma di Bolzaneto dove rimase sul pavimento
per tutta la notte. L' indomani fu accompagnata nel carcere di
Voghera e tre giorni dopo, assistita dall' avvocato Stefano
Bigliazzi, fu interrogata dal gip che non convalidò l'
arresto ordinando la scarcerazione. Quindi fu espulsa.
Fonte:
www.vita.it
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