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di Angelo
Mastrandea
7 marzo 2002
Con
qualche stupore da parte dei promotori, tra le prime adesioni
all'appello per la libertà d'espressione (che pubblichiamo
sotto) è arrivata quella di Lorenzo Cherubini, in arte
Jovanotti. Segno che la "media parade" indetta da Indymedia
e da Radio Onda Rossa per sabato 16 marzo sta
allargandosi al di là delle previsioni. Al punto che le
adesioni sinora pervenute vanno dal magistrato Antonino
Caponnetto all'onorevole Elio Veltri, al regista Marco Bechis,
passando per musicisti come 99 Posse, Alma Megretta, Subsonica,
Africa Unite, Daniele Sepe. L'invito rivolto a tutti i
partecipanti è quello di "comunicare con gli strumenti più
disparati: cartelli personali, attacchinaggio di massa,
stickering selvaggio, proiezioni, reading di poesie, graffiti,
coreografie, mongolfiere, stampe, performances, cabaret" e
quant'altro può servire ad "amplificare il proprio media e
le proprie idee".
Il tutto condito da due sound system che faranno da colonna
sonora al corteo, che partirà alle 15 da piazza Esedra e
arriverà fino al Colosseo. Lo slogan è chiaro ed essenziale:
"reclaim your media", in risposta alle perquisizioni
subite dal network indipendente lo scorso 20 febbraio, quando i
centri sociali Gabrio di Torino e Tpo di Bologna, la casa
occupata Cecco Rivolta di Firenze e la sede dei Cobas di Taranto
furono messe a soqquadro di prima mattina da centinaia di agenti
inviati dalla procura di Genova alla ricerca di materiale,
soprattutto video, relativo al G8 di Genova.
Ma anche in risposta al paventato oscuramento di Radio Onda
Rossa, a rischio dopo 25 anni di trasmissioni a causa di una
sentenza del Tar che ne ha revocato la frequenza, senza che il
ministero delle comunicazioni facesse alcunché per evitarne la
chiusura. Le due vicende avevano già sollevato le proteste
della Federazione nazionale della stampa, anche perché Indymedia
e Onda Rossa, quest'ultima attraverso il network Radio
Gap, erano già state vittima del blitz nel media center del
Genoa social forum la notte del 21 luglio. Anche allora ci
furono sequestri di video e hard disk, e giornalisti malmenati.
Ma in questi giorni a fare i conti con perquisizioni e inchieste
giudiziarie non sono solo i media "alternativi".
L'altro ieri, Fiorenza Sarzanini del Corriere della sera
e Claudia Fusani di Repubblica hanno dovuto subire la
visita degli agenti nelle loro abitazioni e nelle redazioni, e
sono stati sequestrati loro computer e telefonini cellulari. Le
due avevano pubblicato degli articoli particolarmente
"informati" sull'inchiesta sul terrorismo
internazionale, e così "sono state trattenute in caserma e
i carabinieri del nucleo operativo hanno cercato di sapere, per
ordine della procura, da chi avessero ottenuto le notizie
utilizzate nei loro servizi, anche quelle contenute nel mandato
di cattura e dunque a disposizione degli avvocati", ha
spiegato Silvana Mazzocchi a nome del comitato di redazione di Repubblica.
I cdr dei due quotidiani hanno espresso preoccupazione per la
vicenda, al punto da far dire a Raffaele Fiengo del Corriere
che "c'è un clima in Italia intorno alla libertà di
stampa che non fa presagire niente di buono". Immediata la
reazione anche della Federazione nazionale della stampa:
"Gli atti giudiziari nei confronti delle colleghe del Corriere
della sera e di Repubblica hanno assunto l'aspetto di
vere e proprie azioni intimidatorie nei confronti della libertà
di stampa", ha detto il segretario Paolo Serventi Longhi.
Che poi ha denunciato il rischio di un vero e proprio scontro
tra poteri: "Questa iniziativa sta ricreando una pericolosa
situazione di conflitto tra poteri che non serve alla causa dei
diritti e della libertà di stampa".
Fonte: Il Manifesto
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