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13 marzo
2002
Il
freelance italiano Raffaele Ciriello, è stato colpito a morte
all'addome da sei proiettili dal fuoco di un carro armato
israeliano, nel centro della città controllata dall'Anp, ma
occupata nelle ultime ore dall'esercito israeliano, che oggi
è penetrato con mezzi pesanti anche a Hebron. Secondo la
radio Voce della Palestina, carri armati israeliani
hanno occupato in mattinata anche parte della zona 'H 1' di
Hebron, dal 1997 sotto il controllo dell'Autorità nazionale
palestinese. Negli scontri di Ramallah sono morti almeno tre
palestinesi ed è stato ferito gravemente un fotografo
francese, colpito ad una gamba mentre si trovava nella piazza
Manara, sempre nel centro cittadino. Sulla città sono
operativi anche gli elicotteri da combattimento israeliani,
che hanno aperto il fuoco sui palestinesi che cercano di
resistere all'aggressione.
Un quarto palestinese, è stato ucciso dal fuoco dei
soldati israeliani al posto di blocco di A-Ram, a metà strada
tra Ramallah e Gerusalemme.
Ramallah occupata:
impossibile soccorrere i feriti
L'ospedale principale della città, secondo fonti plaestinesi,
è stato completamente isolato dai soldati israeliani, che
hanno inoltre tagliato acqua ed elettricità, mentre nel
centro cittadino infuriano sparatorie. I soldati impediscono
ai feriti di raggiungere l'ospedale e i medici sono costretti
a prestare le prime cure per strada.
La prima reazione
ufficiale di Israele: sapeva dei rischi
"Quando un giornalista lavora indipendentemente sul
campo, senza coordinarsi con l'esercito, mette in pericolo se
stesso", ha commentato con durezza il colonnello
Olivier Rafkowicz, portavoce dell'esercito israeliano.
L'ufficiale ha espresso il suo "profondo dolore" per
l'accaduto, ma ha ricordato che "c'erano stati dei
conflitti a fuoco a Ramallah e per questo ieri l'area era
stata stata preclusa ai giornalisti".
La testimonianza
di un collega
Secondo il giornalista di Tv7 Amedeo Ricucci, che era insieme
al fotografo, nel centro di Ramallah non era in corso una
sparatoria, quando improvvisamente da una distanza di alcune
centinaia di metri è sbucato un carro armato che ha sparato
colpendo il fotografo. "Sembrava una giornata tranquilla,
gli scontri grossi erano introno ai campi profughi, non in
centro, dove non si sparava...- ha detto Ricucci a Rainews 24
- il carro sembrava andasse in un'altra direzione e abbiamo
avuto il tempo di filmarlo: è partita una raffica dal tanks e
Raffaele è caduto sotto i colpi. Siamo stati in Afghanistan e
in Somalia insieme... Qui continuano a sparare e arrivano
altri feriti". La famiglia del fotoreporter è stata
avvertita. La moglie di Raffaele ha saputo della morte del
marito da una telefonata del Corriere della Sera.
Morto in ospedale
Ciriello, 42 anni,
a Ramallah per il Corriere
della Sera, è stato ricoverato nel Medical Arab Care
Center, dove è stato sottosposto ad un intervento chirurgico
d'urgenza e identificato dal dottor Moussa Abu Hmeid,
direttore dei servizi d'emergenza negli ospedali della
Cisgiordania. La morte del fotografo è stata confermata dalla
radio israeliana. L' ambasciata d' Italia si è subito
attivata presso le autorità militari israeliane per chiedere
dettagliate spiegazioni sull'accaduto. Il Console italiano a
Gerusalemme, in particolare, ha incontrato all'ospedale il
ministro palestinese per l'informazione, Yasser Abed Rabbo.
Le ultime parole dalla
città occupata
"E' evidente la volontà di tenere lontana la stampa da
quello che sta succedendo. Da una settimana sto cercando di
seguire le operazioni militari e sistematicamente non ci
riesco o faccio molta fatica - aveva detto solo ieri, al
telefono con Radio 24, Ciriello - Il più delle volte i metodi
per tenerci lontani sono un ferreo posto di blocco e una
sventagliata di mitra. Siamo stati stesi a terra per mezz'ora
mentre piovevano proiettili nella stanza mia e dei colleghi.
Una stanza è stata centrata, fortunatamente l'operatore della
tv americana che la occupava non c'era in quel momento".
Cartoline
dall'inferno
"Ho cominciato la
carriera di fotoreporter all'inizio degli anni '90 coprendo le
corse motociclistiche - racconta Ciriello sulla sua homepage,
intitolata significativamente "Postcards from hell"
(cartoline dall'inferno, ndr) - fra cui la Parigi Dakar (...)
Sono entrato in contatto con il Sahara e ho visssuto
situazioni dove l'uomo e la sua vita sono fondamentali. Questo
mi ha portato a coprire aree in guerra. Restore Hope in
Somalia, il mio debutto in qusta dimensione totalmente
differente, arrivò pochi mesi dopo". Sul sito anche un
affettuoso ricordo di Maria Grazia Cutuli, con cui Raffaele
aveva lavorato in Afghanistan.
Compagni di viaggio
Sul sito di Ciriello
anche ricordi di una vita da fotoreporter di guerra:
"Per aver sopportato con me le buche di quella pista
africana che non finiva più e per aver diviso il filo d'acqua
regalato dal rubinetto di una sgangherata locanda afghana. Per
lo sguardo che ci siamo scambiati salendo su quell'elicottero
tenuto assieme dalla vernice e per la delusione di
quell'intervista negata all'ultimo momento. Per quell'aereo
mai partito e quel tassista atteso invano. Per quella marcia
di ventidue ore e per l'abbraccio che ci siamo scambiati
quando già ci davano dispersi. Per le levatacce sotto quei
cieli di piombo e per i rientri a notte fonda nell' oscurità
complice di un coprifuoco allegramente ignorato.
Per le serate senza cena senza luce. Solo due chiacchiere
sempre le stesse. Domani, forse ci riusciamo, chissà. Per
queste volte, e per quelle che verranno".
Fonte: Rainews24
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