|
14 marzo
2002
Le
redazioni romane del Corriere della Sera e de La
Repubblica e le abitazioni delle giornaliste Fiorenza
Sarzanini e Claudia Fusani sono state nuovamente perquisite
per ordine del pubblico ministero Silverio Piro. Il magistrato
procede per «violazione del segreto istruttorio in concorso
con un pubblico ufficiale» e per «pubblicazione arbitraria
di un atto relativo ad un procedimento penale»: l’accusa è
relativa ai servizi contenenti stralci dell’ordinanza di
custodia cautelare che ha portato in carcere sei marocchini
sospettati di essere terroristi islamici che era già nelle
mani degli immigrati e dei loro difensori. Piro ha chiesto a
dieci agenti della polizia giudiziaria di tornare nelle sedi
dei giornali e nelle case delle croniste dopo il loro
interrogatorio di martedì mattina: nel provvedimento ha messo
in evidenza come nelle perquisizioni effettuate lo scorso 5
marzo da dieci carabinieri del Reparto Operativo non
risultassero «essere state acquisite le agende in uso alle
indagate» e come dalle dichiarazioni delle due giornaliste
emergesse invece che le «avevano al momento della precedente
perquisizione». Da qui, la decisione di ordinare
l’ulteriore «blitz» che ha scatenato le proteste della
Federazione Nazionale della Stampa, dell’Ordine del
Giornalisti del Lazio e del Molise e dell’Unione Nazionale
Cronisti Italiani e che ha indotto il direttore del Corriere
della Sera , Ferruccio de Bortoli, a scrivere una lettera
aperta al Procuratore di Roma Salvatore Vecchione in cui
chiede di «sgomberare il campo dalla sensazione sgradevole,
che vogliamo ritenere infondata, che si stia creando, non
soltanto nei confronti del Corriere , un clima di
intimidazione».
LE PERQUISIZIONI - I poliziotti si sono presentati nelle case
delle giornaliste alle 7. Malgrado abbiano subito trovato le
agende, le perquisizioni sono andate avanti per parecchio
tempo e poi, alle 10, sono continuate nelle redazioni dei
quotidiani. Il pm ha anche richiesto che venisse eseguita la
«perquisizione personale» delle croniste. Gli agenti hanno
sequestrato block-notes e agende telefoniche e controllato le
email personali sui computer delle giornaliste.
LA LETTERA DI DE BORTOLI - Nella lettera aperta al Procuratore
Vecchione, il direttore del Corriere della Sera ha
osservato come Fiorenza Sarzanini sia sotto inchiesta «per la
pubblicazione di un’ordinanza di custodia cautelare su
presunti terroristi islamici già notificata agli arrestati ed
ai loro avvocati: nessun pericolo che qualcuno fuggisse - ha
sottolineato de Bortoli - o che venissero divulgati elementi
investigativi coperti da segreto». Il direttore del Corriere
della Sera ha ricordato come malgrado la immediata e
spontanea consegna della copia dell’ordine di custodia
cautelare ai carabinieri, si sia arrivati ad ipotizzare il
sequestro del computer centrale del Corriere e di
conseguenza il blocco dell’uscita del giornale. Ed al
Procuratore ha chiesto se «tutto ciò non determina un
condizionamento dell’attività delle persone che si occupano
di cronaca giudiziaria, tale da impedire loro di svolgere la
professione giornalistica».
LE REAZIONI - Il capogruppo di An alla Camera Enzo Fragalà ha
definito «gravissime» le perquisizioni e ha presentato
un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia
Roberto Castelli sull’«atteggiamento della Procura di Roma».
«I comportamenti dei magistrati sono vere e proprie azioni
intimidatorie nei confronti della libertà di stampa, fatti di
questa portata non sembrano degni di un paese civile», ha
tuonato la Federazione nazionale della stampa. E se per il
segretario dell’Ordine Nazionale dei giornalisti, Vittorio
Roidi, «viviamo in un paese incomprensibile, dove mentre
vengono scarcerati i mafiosi che hanno ucciso Giovanni Falcone
i magistrati fanno perquisire i giornali», il presidente
dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Bruno Tucci, ha
sollecitato l’intervento del Guardasigilli per mettere fine
«a questi episodi che impediscono ai giornalisti lo
svolgimento della propria professione».
Fonte: Il
Corriere della Sera
|