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di Giampaolo Cerri
19 marzo
2002
Amedeo
Ricucci, operatore di Rai Tv7 era a Ramallah insieme a
Raffaele Ciriello. Aveva filmato prima del fotoreporter
milanese quel tank israeliano da cui è partita la raffica
mortale.
Oggi chiede la verità su quella morte.
«Sta calando vergognosamente il silenzio sulla morte di
Raffaele Ciriello. Colpa probabilmente di Cogne e
dell'indecente circo mediatico che si esibisce su questo caso
di cronaca. Ma il mio sospetto è che si voglia
deliberatamente far passare sotto silenzio l'assassinio di
Raffaele. Ed io non ci sto.
Io c'ero e voglio raccontarvi come è andata veramente. Perché
circolano troppe versioni false e tendenziose, avvallate da
colleghi che a Ramallah quel giorno non c'erano, o peggio
ancora, non ci hanno mai messo piede, né hanno svolto una
vera inchiesta sull'accaduto.
E allora, procediamo con ordine, per punti, per ribadire la
verità:
1. Raffaele è stato ucciso nel centro di Ramallah, ad appena
200 metri dalla Piazza centrale. Non eravamo perciò nella
cosiddetta " zona di operazioni", che fino alla sera
prima gli israeliani avevano ufficialmente circoscritto al
campo profughi di Kaddurah, dove noi non siamo mai entrati.
2. Come si evince dai filmati, noi stavamo seguendo un gruppo
di palestinesi armati, in azione di pattugliamento. C'è
tensione nell'aria, ma non si spara. All'improvviso, ad un
incrocio, uno dei palestinesi che ci precede vede qualcosa e
spara una raffica (4 colpi, d'istinto, senza mirare).
Il suo capo-pattuglia lo redarguisce, probabilmente gli dice
(e lo deduco col senno di poi) che è da stupidi attirare
l'attenzione di un carro armato nemico, che sta andando in
un'altra direzione. I due litigano un po', noi spegniamo le
telecamere, e intanto il tempo passa.
3. PRECISAZIONE. Nella ricostruzione a caldo, sia io che il
collega Norberto Sanna ci eravamo completamente dimenticati,
giuro, dello sparo palestinese. Perché eravamo entrambi
sconvolti (com'è normale, o no?, quando ti ammazzano un amico
a trenta centimetri da te, in un modo così brutale), ma anche
perché a quella raffica non avevamo assolutamente fatto caso.
Era stata una raffica isolata, che non aveva provocato nessuna
reazione immediata, una sbruffonata come ne avevamo viste
tante. Ripeto, la situazione era calma, tant'è vero che
abbiamo spento tutti e tre la telecamera.
4. Dopo tre, quattro minuti, mi affaccio all'angolo e nel
mirino della telecamera vedo il carro Merkava che se ne sta in
fondo alla stradina laterale, a 150-200 metri, di traverso,
con la torretta puntata nella mia direzione.
Ma non mi preoccupo: ci era già capitato tantissime volte di
avere un carro armato che ci puntava, ma non trovandoci in
mezzo ad uno scambio di colpi, ho ritenuto che non ci fosse
pericolo.
Resto a filmare per 15, 20 secondi, cedo il mio posto a
Raffaele, che fa appena in tempo ad inquadrare ed a fare uno,
due passi, che parte la raffica rabbiosa, secca, maledetta.
5. Raffaele era l'unico di noi ad essere allo scoperto e
dietro di lui non c'erano palestinesi armati. La raffica è
arrivata senza ombra di dubbio dalla stradina, dove non c'era
anima viva, a parte il carro israeliano.
Non escludo che ci fossero dei tiratori scelti dietro il
carro, anche perché a mio avviso la raffica era da arma
automatica (un M16, molto probabilmente). Ma dalle mie
riprese, girate meno di un minuto prima che Raffaele morisse,
si vede il carro e nient'altro.
6. CONCLUSIONE. La dinamica dei fatti non lascia dubbi. Chi ha
sparato ha preso la mira su quell'angolo maledetto mentre io
mi affacciavo ed ha deciso di sparare su chiunque altro si
fosse affacciato. Penso e spero che non abbia visto le
telecamere, la mia e quella di Raffaele. Ma questo nulla
toglie alla brutalità del suo gesto. Quel cecchino ha sparato
a freddo, mirando, per uccidere.
7. APPELLO. Non mi interessano le polemiche politiche. Voglio
solo sapere chi ha ucciso Raffaele e perché. Lo chiedo
ovviamente all'esercito israeliano, perché non c'é alcun
dubbio che a sparare siano stati loro. Che la smettano di
tergiversare e procedano in tempi brevissimi per appurare la
verità. Non ci restituirà Raffaele, ma gli renderà un po'
di giustizia».
Fonte: www.vita.it
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