approfondimenti

«Io, giornalista iraniana tra censura e carcere»
Camelia Entekhabi-Fard, ex redattrice della testata femminista Zan
(ora vietata)
, intervistata da Clorofilla.it, parla della sua difficile esperienza in un Paese che sta cercando di cambiare

Arrestata nel giugno del 1999 mentre indagava sulla prostituzione nella città di Qum e rilasciata nell'ottobre dello stesso anno, Camelia Entekhabi-Fard si è trasferita a New York dove collabora con diverse testate giornalistiche.


 

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Iran: giornalista condannato a 8 anni di prigione

9 maggio 2002  


Il 3 maggio 2002, giornata internazionale per la libertà di stampa, non ha portato fortuna ai giornalisti iraniani, da tempo perseguitati dal regime. Il giornalista Siamak Pourzand (nella foto) è stato condannato proprio in quel giorno a 8 anni di prigione per “azioni contro la sicurezza dello stato e per i suoi legami con i monarchici e i contro-rivoluzionari”. Una formula usata spesso dal regime per liberarsi degli oppositori. Pourzard, nel corso del processo aveva accettato le accuse e aveva rifiutato di difendersi. Da più parti l’atteggiamento di Pourzard è stato interpretato come segno delle fortissime pressioni psicologiche esercitate su di lui durante la detenzione. In effetti non è raro che le autorità iraniane ottengano dagli oppositori al regime delle confessioni forzate. Il giornalista era stato arrestato il 29 novembre 2001; per i primi quattro mesi il suo luogo di prigionia è stato mantenuto segreto e quindi Pourzard non aveva potuto ne vedere un avvocato ne ricevere cure mediche. Il giornalista è stato per anni a capo di un centro artistico e culturale di Teheran e aveva lavorato come commentatore culturale per parecchi giornali riformisti che sono attualmente tutti chiusi.

BACKGROUND

Nonostante le recenti liberazioni di cinque giornalisti (contro pagamento peraltro di pesantissime cauzioni) vi è grande preoccupazione per la situazione del giornalista Siamak Pourzand, 68 anni, attualmente sotto processo per nove capi d’imputazione che comprendono anche “l’azione contro la sicurezza dello stato” e “lo spionaggio”. Il processo è iniziato il 6 marzo 2002.
Gravi timori sono stati espressi da alcune associazioni internazionali per le evidenti pressioni psicologiche di cui è stato pesantemente fatto oggetto Siamak Pourzand nel corso della detenzione per forzarlo a confessare delitti mai commessi. In effetti non è raro che le autorità iraniane ottengano dagli oppositori al regime delle confessioni forzate.
Nel corso della prima udienza, il 6 marzo, Pourzand ha ammesso di aver ”collaborato con la Savak”, la polizia politica dello Scià, prima della rivoluzione del 1979, al fine di “sventare i piani sovversivi degli studenti dissidenti e fare propagando a favore del regime e della figura dello Scià”. Nel corso della seconda udienza, l’11 marzo,  avrebbe confessato di aver intrattenuto dei “legami diretti e indiretti con i fuoriusciti monarchici all’estero”. Inoltre, Pourzand ha dichiarato al quotidiano ufficiale Iran di accettare tutte le accuse formulate contro di lui. 
Dichiarandosi colpevole, il giornalista ha aggiunto che non si sarebbe difeso. 
Il giornalista era stato arbitrariamente arrestato dalla polizia al momento in cui stava lasciando l'abitazione della sorella il 29 novembre 2001. Le autorità iraniane avevano taciuto l’arresto. Durante i primi quattro mesi della sua detenzione, il cui luogo era rimasto segreto, non ha potuto parlare con un avvocato né ricevere cure mediche.
L’8 marzo, Pourzand ha telefonato a sua figlia che risiede a Washington. Nel corso della telefonata il giornalista le aveva confermato l' apertura del processo aggiungendo inoltre: “ Ormai potete contarmi tra i morti”. Il giorno seguente Pourzand ha richiamato insistendo sul fatto che nessuno dei familiari avrebbe dovuto fare dichiarazioni alla stampa.
A capo di un centro artistico e culturale di Teheran, Pourzand aveva lavorato come commentatore culturale per parecchi giornali riformisti che sono attualmente tutti chiusi.

5 giornalisti scarcerati
Il 2 marzo, Ezatollah Sahabi, 75 anni, direttore di Iran-é-Farda, è stato liberato dopo 15 mesi di detenzione dopo che è stata pagata una cauzione di due miliardi di rials (circa 1,3 milioni di euro). 

Il 10 marzo Abbas Dalvand, direttore della rivista Lorestan è stato liberato dopo due mesi di detenzione. 

Hoda Saber, giornalista di Iran-é-Farda, è stato rimesso in libertà il 12 marzo dopo il pagamento di una cauzione di 1,3 miliardi de rials (circa 850mila euro) dopo 409 giorni di detenzione. Il suo processo si è svolto dal 4 al 6 marzo, nel corso del quale si è difeso da solo.

Il 13 marzo, Reza Raïs-Toussi, giornalista di Fath, è stato liberato dopo un anno di detenzione e dopo una cauzione di un miliardo di rials. La data del suo processo non è mai stata fissata. Appena uscito di prigione è stato subito ricoverato in ospedale per gravi problemi di salute: nel periodo di detenzione ha subìto una paralisi agli arti inferiori.

Infine, Saïd Madani giornalista di Iran-é-Farda , è stato liberato il 14 marzo dopo un anno circa di carcere e dopo una cauzione di un miliardo rials. Il processo si era svolto dal 10 all’11 marzo nel corso del quale anche Madani si era difeso da solo. 


Fonte:
iFEX

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