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9 maggio
2002

Il 3 maggio 2002,
giornata internazionale per la libertà di stampa, non ha
portato fortuna ai giornalisti iraniani, da tempo perseguitati
dal regime. Il giornalista Siamak Pourzand (nella foto)
è stato condannato proprio in quel giorno a 8 anni di
prigione per “azioni contro la sicurezza dello stato e per i
suoi legami con i monarchici e i contro-rivoluzionari”. Una
formula usata spesso dal regime per liberarsi degli
oppositori. Pourzard, nel corso del processo aveva accettato
le accuse e aveva rifiutato di difendersi. Da più parti
l’atteggiamento di Pourzard è stato interpretato come segno
delle fortissime pressioni psicologiche esercitate su di lui
durante la detenzione. In effetti non è raro che le autorità
iraniane ottengano dagli oppositori al regime delle
confessioni forzate. Il giornalista era stato arrestato il 29
novembre 2001; per i primi quattro mesi il suo luogo di
prigionia è stato mantenuto segreto e quindi Pourzard non
aveva potuto ne vedere un avvocato ne ricevere cure mediche.
Il giornalista è stato per anni a capo di un centro artistico
e culturale di Teheran e aveva lavorato come commentatore
culturale per parecchi giornali riformisti che sono
attualmente tutti chiusi.
BACKGROUND
Nonostante
le recenti liberazioni di cinque giornalisti (contro pagamento
peraltro di pesantissime cauzioni) vi è grande preoccupazione per la situazione del giornalista Siamak
Pourzand, 68 anni, attualmente sotto processo per nove capi
d’imputazione che comprendono anche “l’azione contro la
sicurezza dello stato” e “lo spionaggio”. Il processo è
iniziato il 6 marzo 2002.
Gravi timori sono stati espressi da alcune associazioni
internazionali per le evidenti pressioni psicologiche di cui
è stato pesantemente fatto oggetto Siamak
Pourzand nel corso della detenzione per forzarlo a confessare
delitti mai commessi. In effetti non è raro che le autorità
iraniane ottengano dagli oppositori al regime delle
confessioni forzate.
Nel corso della prima udienza, il 6 marzo, Pourzand ha ammesso
di aver ”collaborato con la Savak”, la polizia politica
dello Scià, prima della rivoluzione del 1979, al fine di
“sventare i piani sovversivi degli studenti dissidenti e
fare propagando a favore del regime e della figura dello Scià”.
Nel corso della seconda udienza, l’11 marzo,
avrebbe confessato di aver intrattenuto dei “legami
diretti e indiretti con i fuoriusciti monarchici
all’estero”. Inoltre, Pourzand ha dichiarato al quotidiano
ufficiale Iran di accettare tutte le accuse formulate contro di lui.
Dichiarandosi colpevole, il giornalista ha aggiunto che non si
sarebbe difeso.
Il giornalista era stato arbitrariamente arrestato dalla
polizia al momento in cui stava lasciando l'abitazione della
sorella il 29 novembre 2001. Le autorità iraniane avevano
taciuto l’arresto. Durante i primi quattro mesi della sua
detenzione, il cui luogo era rimasto segreto, non ha potuto
parlare con un avvocato né ricevere cure mediche.
L’8 marzo, Pourzand ha telefonato a sua figlia che risiede a
Washington. Nel corso della telefonata il giornalista le aveva
confermato l' apertura del processo aggiungendo inoltre: “
Ormai potete contarmi tra i morti”. Il giorno seguente
Pourzand ha richiamato insistendo sul fatto che nessuno dei
familiari avrebbe dovuto fare dichiarazioni alla stampa.
A capo di un centro artistico e culturale di Teheran, Pourzand
aveva lavorato come commentatore culturale per parecchi
giornali riformisti che sono attualmente tutti chiusi.
5 giornalisti
scarcerati
Il 2 marzo, Ezatollah Sahabi, 75 anni, direttore di Iran-é-Farda, è stato liberato dopo 15 mesi di detenzione dopo che
è stata pagata una cauzione di due miliardi di rials (circa
1,3 milioni di euro).
Il 10 marzo Abbas Dalvand, direttore della rivista Lorestan è stato liberato dopo due mesi di detenzione.
Hoda Saber, giornalista di Iran-é-Farda,
è stato rimesso in libertà il 12 marzo dopo il pagamento
di una cauzione di 1,3 miliardi de rials (circa 850mila euro)
dopo 409 giorni di detenzione. Il suo processo si è svolto
dal 4 al 6 marzo, nel corso del quale si è difeso da solo.
Il 13 marzo, Reza Raïs-Toussi, giornalista di Fath,
è stato liberato dopo un anno di detenzione e dopo una
cauzione di un miliardo di rials. La data del suo processo non
è mai stata fissata. Appena uscito di prigione è stato
subito ricoverato in ospedale per gravi problemi di salute:
nel periodo di detenzione ha subìto una paralisi agli arti
inferiori.
Infine, Saïd Madani giornalista di Iran-é-Farda
, è stato liberato il 14 marzo dopo un anno circa di carcere
e dopo una cauzione di un miliardo rials. Il processo si era
svolto dal 10 all’11 marzo nel corso del quale anche Madani
si era difeso da solo.
Fonte: iFEX
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