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24 marzo
2002
La
condanna a cinque anni di carcere inflitta mercoledì al
parlamentare dell'opposizione Maamum Homsi, ha definitivamente
spento le speranze di coloro che avevano creduto nel processo
di riforme democratiche fatto intravedere dall'elezione a
presidente di Bashar Al-Assad (nella
foto), figlio dello scomparso Hafez Assad. E anche la
libertà, sebbene non ancora piena, di cui aveva goduto la
stampa nei mesi successivi all'insediamento del nuovo
presidente è ormai un lontano ricordo. I servizi di
sicurezza, dei quali è stata annunciata da tempo una profonda
riforma, sono tornati ad essere i direttori d'orchestra in
ogni aspetto della vita dei siriani.
Homsi è il primo ad essere condannato dei dieci esponenti
dell'opposizione arrestati la scorsa estate, tra cui un altro
parlamentare, Riad Seif, il leader comunista Riad Turk e
l'economista Aref Dalila.
Homsi è stato trovato colpevole dai giudici di aver tentato
di «modificare la costituzione in modo illegale» avendo
accusato la leardership siriana di non aver avviato una
battaglia seria contro la corruzione e di non aver ancora
abrogato le leggi di emergenza in vigore dal 1963 e che sono
la causa principale delle violazioni dei diritti umani e della
libertà personale in Siria.
«Sono innocente e chiedo di essere liberato. Ma la libertà e
la dignità hanno un prezzo e io sono pronto a pagarlo. La
prigione non mi fa paura» ha dichiarato il parlamentare dopo
la lettura della sentenza avvenuta alla presenza dei suoi
familiari e di alcuni diplomatici occidentali, ma non dei suoi
avvocati che nelle scorse settimane avevano rinunciato
all'incarico per protestare contro l'atteggiamento dei giudici
«apertamente schierati contro Homsi». Pugno di ferro contro
le opposizioni ma anche intimidazioni nei confronti dei
giornalisti. La seconda metà del 2000 aveva visto la stampa
siriana, per la prima volta in decenni, libera di poter
criticare alcuni potenti settori del regime e partecipare con
articoli ed editoriali alla campagna di riforme politiche ed
economiche che il presidente Assad aveva annunciato.
Ma il giovane leader siriano ha presto scoperto che i servizi
di sicurezza e gli apparati di regime che avevano sostenuto
suo padre sono essenziali per garantire la stabilità anche
del suo potere.
Già alla fine del 2000 i servizi di sicurezza erano tornati a
dettare legge e ad intimidire la stampa. L'accredito stampa
governativo è stato ritirato nei mesi successivi non solo ad
alcuni giornalisti locali ma anche stranieri. Tra i mezzi
d'informazione colpiti ci sono anche il servizio in lingua
araba della Bbc, l'ufficio di Damasco della agenzia
francese Afp e Radio Montecarlo. Sono stati
peraltro riaperti i file di numerosi siriani segnalati
come simpatizzanti di organizzazioni di opposizione (in
particolare i Fratelli Musulmani) mentre si è arrestata la
scarcerazione di detenuti politici in prigione da molti
anni.
Ma le restrizioni alla libertà di stampa non riguardano solo
la Siria.
Anche l'alleato degli Stati Uniti Re Abdallah II di Giordania,
amico di Bashar Al-Assad e come lui sostenitore di riforme
democratiche ed economiche, ha dato piena libertà di azione
ai servizi di sicurezza, non nei confronti dei cosiddetti «terroristi»
ma dei giornalisti. In questi giorni dovrebbe ritornare a casa
su cauzione, dopo tre giorni di carcere, Hasmem Khalidi, il
direttore del settimanale Al-Bilad arrestato per aver
pubblicato il 13 marzo un articolo critico dell'aumento del
100 per 100 della polizza auto in Giordania deciso di recente
dal governo. Khalidi, dopo aver svolto una inchiesta, aveva
riferito che numerosi funzionari governativi e persino alcuni
ministri avrebbero tratto vantaggio dall'aumento della
polizza.
Una corte ha trovato Khalidi colpevole di dichiarazioni lesive
della dignità delle istituzioni del paese. Rimane in stato di
fermo invece Tujan Faisal, parlamentare dal 93 al 97, che
aveva rivolto le stesse critiche al governo.
Fonte: Il Manifesto
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