Appello a Ciampi in difesa della famiglia del giornalista siriano Nizar Nayyouf

Cinquantatre anni, in carcere dal 1992, Nayyouf è rimasto a lungo confinato in una cella d’isolamento e non può camminare perché le sue gambe sono rimaste paralizzate per una frattura della spina dorsale procuratagli dalle torture che le autorità carcerarie gli hanno inflitto in questi anni. 
Il giornalista è stato vittima in carcere di tre tentativi di omicidio: due volte hanno provato ad avvelenarlo con arsenico e altri prodotti chimici, un'altra volta coinvolgendolo in una rissa con altri detenuti fatta scoppiare ad arte.
A Nayouf sono stati assegnati nell’anno 2000 i premi WAN Golden Pen of Freedom e UNESCO World Press Freedom Prize.


 

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Siria: Bashar Assad come il padre? Giro di vite a Damasco nei confronti di oppositori e giornalisti

24 marzo 2002  

La condanna a cinque anni di carcere inflitta mercoledì al parlamentare dell'opposizione Maamum Homsi, ha definitivamente spento le speranze di coloro che avevano creduto nel processo di riforme democratiche fatto intravedere dall'elezione a presidente di Bashar Al-Assad (nella foto), figlio dello scomparso Hafez Assad. E anche la libertà, sebbene non ancora piena, di cui aveva goduto la stampa nei mesi successivi all'insediamento del nuovo presidente è ormai un lontano ricordo. I servizi di sicurezza, dei quali è stata annunciata da tempo una profonda riforma, sono tornati ad essere i direttori d'orchestra in ogni aspetto della vita dei siriani. 
Homsi è il primo ad essere condannato dei dieci esponenti dell'opposizione arrestati la scorsa estate, tra cui un altro parlamentare, Riad Seif, il leader comunista Riad Turk e l'economista Aref Dalila. 
Homsi è stato trovato colpevole dai giudici di aver tentato di «modificare la costituzione in modo illegale» avendo accusato la leardership siriana di non aver avviato una battaglia seria contro la corruzione e di non aver ancora abrogato le leggi di emergenza in vigore dal 1963 e che sono la causa principale delle violazioni dei diritti umani e della libertà personale in Siria. 
«Sono innocente e chiedo di essere liberato. Ma la libertà e la dignità hanno un prezzo e io sono pronto a pagarlo. La prigione non mi fa paura» ha dichiarato il parlamentare dopo la lettura della sentenza avvenuta alla presenza dei suoi familiari e di alcuni diplomatici occidentali, ma non dei suoi avvocati che nelle scorse settimane avevano rinunciato all'incarico per protestare contro l'atteggiamento dei giudici «apertamente schierati contro Homsi». Pugno di ferro contro le opposizioni ma anche intimidazioni nei confronti dei giornalisti. La seconda metà del 2000 aveva visto la stampa siriana, per la prima volta in decenni, libera di poter criticare alcuni potenti settori del regime e partecipare con articoli ed editoriali alla campagna di riforme politiche ed economiche che il presidente Assad aveva annunciato. 
Ma il giovane leader siriano ha presto scoperto che i servizi di sicurezza e gli apparati di regime che avevano sostenuto suo padre sono essenziali per garantire la stabilità anche del suo potere. 
Già alla fine del 2000 i servizi di sicurezza erano tornati a dettare legge e ad intimidire la stampa. L'accredito stampa governativo è stato ritirato nei mesi successivi non solo ad alcuni giornalisti locali ma anche stranieri. Tra i mezzi d'informazione colpiti ci sono anche il servizio in lingua araba della Bbc, l'ufficio di Damasco della agenzia francese Afp e Radio Montecarlo. Sono stati peraltro riaperti i file di numerosi siriani segnalati come simpatizzanti di organizzazioni di opposizione (in particolare i Fratelli Musulmani) mentre si è arrestata la scarcerazione di detenuti politici in prigione da molti anni. 
Ma le restrizioni alla libertà di stampa non riguardano solo la Siria. 
Anche l'alleato degli Stati Uniti Re Abdallah II di Giordania, amico di Bashar Al-Assad e come lui sostenitore di riforme democratiche ed economiche, ha dato piena libertà di azione ai servizi di sicurezza, non nei confronti dei cosiddetti «terroristi» ma dei giornalisti. In questi giorni dovrebbe ritornare a casa su cauzione, dopo tre giorni di carcere, Hasmem Khalidi, il direttore del settimanale Al-Bilad arrestato per aver pubblicato il 13 marzo un articolo critico dell'aumento del 100 per 100 della polizza auto in Giordania deciso di recente dal governo. Khalidi, dopo aver svolto una inchiesta, aveva riferito che numerosi funzionari governativi e persino alcuni ministri avrebbero tratto vantaggio dall'aumento della polizza. 
Una corte ha trovato Khalidi colpevole di dichiarazioni lesive della dignità delle istituzioni del paese. Rimane in stato di fermo invece Tujan Faisal, parlamentare dal 93 al 97, che aveva rivolto le stesse critiche al governo.


Fonte: Il Manifesto

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