AMERICA LATINA: “LIBERTÀ DI ESPRESSIONE SEMPRE PIÙ A RISCHIO NELLA REGIONE”

20.03.02 - Le uccisioni di giornalisti in America Latina sono ormai all’ordine del giorno. Lo ha denunciato la Società interamericana della stampa (Sip) a conclusione della sua riunione semestrale tenuta a La Romana (est della Repubblica Dominicana). Nel documento finale la Sip ricorda che solo negli ultimi sei mesi due operatori della stampa sono stati assassinati in Colombia, uno in Messico e uno ad Haiti. La Sip indica tra i principali responsabili della violenza i narcotrafficanti ma anche alcuni governi totalitari accordatisi con movimenti di matrice paramilitare per mettere a tacere i dissidenti. La Sip cita l’esempio della ‘strana alleanza’ di narcos e ‘paras’ con membri del partito famiglia Lavalas del capo di Stato haitiano, Jean-Bertrand Aristide. 


 

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Lo scoop che non c'era
Intervista al vetriolo di Ignacio Ramonet riempie i giornali del paese. Ma è falsa

di Maximilien Arvelaiz
Temir Porras-Ponceleon
28 marzo 2002  

La gara nella quale si sono lanciati i media venezuelani per discreditare il governo del presidente Hugo Chavez ha preso di recente una piega particolarmente grottesca. Mercoledì 27 febbraio la rivista on-line Venezuela Analitica pubblicava un'intervista a Ignacio Ramonet, nel corso della quale il direttore di Le Monde diplomatique criticava duramente il comportamento di Chavez. Rispondendo alle domande del «giornalista messicano» Emiliano Payares Guzmàn, Ramonet affermava che Chavez «agiva molto male», prima di asserire che «privo di un corpus intellettuale rispettabile» il suo progetto sprofondava «nel populismo». Un vero scoop. In effetti, non era stato Ramonet fino a quel momento uno dei più ferventi sostenitori del presidente venezuelano, al punto di affermare, davanti a mille persone riunite alla Sorbona nell'autunno del 2001, che il suo era un «governo d'avanguardia»? Nel contesto di agitazione politica vissuto attualmente dal Venezuela, questa «rottura» costituiva un duro colpo per Hugo Chavez. I media d'opposizione si sono dunque premurati di sfruttarla. Già dall'indomani, l'ex guerrigliero Teodoro Petkoff, divenuto uno dei propagatori più zelanti del pensiero liberista e cantore dell'anti chavismo militante, ha preso la palla al balzo. Nelle colonne del quotidiano Tal Cual, da lui diretto, Petkoff si faceva beffe, con uno humour tinto di machismo, della «fine di questa storia d'amore». Tuttavia, era la domenica successiva, giorno di grande tiratura per i quotidiani venezuelani, che doveva essere assestato il colpo di grazia. El Nacional, il principale giornale del paese, pubblicava a sua volta l'intervista e annunciava fragorosamente in prima pagina la «rottura». A mo' di rivincita, il commento che precedeva l'intervista evocava ironicamente il tempo in cui il presidente Chavez invitava i giornalisti venezuelani a ispirarsi all' «obiettività» di Le Monde diplomatique. Agli occhi dell'opposizione, questa «rottura» provvidenziale dimostrava una volta di più l'isolamento del presidente sulla scena internazionale.

Ma il lunedì 4 marzo la direzione del Nacional e quella di Venezuela Analitica ricevevano due lettere che avrebbero messo fine alle loro illusioni. Nella prima, Ignacio Ramonet smentiva categoricamente le opinioni che gli erano state attribuite, negava di avere mai incontrato Emiliano Payares Guzman e riaffermava il suo sostegno al presidente Chavez.

Assente da Parigi per diversi giorni, Ramonet aveva scoperto con meraviglia che la sua casella postale elettronica traboccava di messaggi di insulti....Solo successivamente il fondatore di Attac era stato informato da alcuni amici venezuelani del tenore delle sue supposte dichiarazioni.

Era tuttavia la seconda lettera, quella di Emiliano Payares Guzman, che doveva rivelarsi la più interessante. Guzman ammetteva che l'intervista era falsa, e spiegava candidamente che aveva voluto mettere alla prova «il rigore» dei media del paese caraibico. Lui si era limitato a inviare via e-mail l'intervista con Ramonet che affermava di aver ricevuto grazie alla mediazione dello scrittore Carlos Fuentes. Con sua grande meraviglia, il colloquio era stato accettato dalla redazione di Venezuela Analitica, che non si era nemmeno preoccupata di chiedergli ulteriori precisazioni, se non altro sulle modalità della sua realizzazione (luogo, data etc.). Col pretesto che l'informazione era già apparsa su un altro mezzo di informazione, la redazione di El Nacional, da parte sua, aveva ritenuto che una indagine più approfondita non era necessaria. Certo, aveva tentato di raggiungere Ignacio Ramonet, ma solo poche ore prima della pubblicazione dell'articolo, già in stampa. Quale sarebbe stato l'atteggiamento del Nacional nel caso in cui un intellettuale famoso si fosse pronunciato in favore della rivoluzione bolivariana di Chavez? Privo di validi argomenti, il giornale cosiddetto di riferimento del Venezuela suggeriva persino che Ignacio Ramonet, con l'intento di denunciare le derive mediatiche, avrebbe potuto essere l'ispiratore della bufala.

Di questi tempi, nei quartieri eleganti di Caracas, i ricchi continuano le loro manifestazioni per denunciare la pretesa dittatura del presidente Chavez. E quella dei grandi media?


Fonte: Il Manifesto

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