Thais Corral, a leading advocate for women in Brazil and worldwide, is the Executive Director and founder of REDEH, the Network for Human Development, the first Brazilian organization dedicated to bringing a women's perspective to environmental issues in that country. 

She has also been a leader in promoting the role of gender education through radio for women's empowerment in Brazil.

Today there are over 300 community and commercial radio stations in Brazil. Corral, through REDEH and CEMINA (Communication, Education, and Information on Gender) another organization she founded in Brazil, is having a profound impact on women's organizing for empowerment, the environment, and sustainable development.



 

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Intervista a Thais Corral che ha inventato una rete di programmi in 350 radio sparse nel Brasile

di Valentina Avon
redattrice di Radio Città del Capo 
 

Qual è la storia di Cemina (Communication, Education, and Information on Gender)?
Nel 1988, quando abbiamo cominciato, in Brasile era in corso la democratizzazione: dopo vent'anni di dittatura, di controllo dell'informazione, c'era dialogo fra il governo di transizione e i diversi movimenti, anche con il movimento delle donne, che già aveva fatto proposte concrete per diverse aree, la salute, la giustizia. E poi c'era questa questione, potentissima, della comunicazione. Tenendo conto del fatto che in Brasile la maggior parte delle donne sono casalinghe, e se lavorano sono domestiche, abbiamo pensato con un gruppo di persone, giornaliste, femministe, intellettuali, che forse la forma più semplice per raggiungerle poteva essere la radio. 
Siamo partite da Rio con un programma pilota che si chiamava Fala Mulher (Donna, alza la voce! ndr) e poi piano piano, lavorando su contenuti e formati, siamo passate in due anni da un programma in onda una volta alla settimana a un programma giornaliero. 
Abbiamo cominciato attraverso questo programma a fare formazione in giro per il paese, e questo ha stimolato la creazione di programmi simili. Programmi rivolti a un pubblico femminile, ma con una visione di sé diversa resa con i servizi, parlando di educazione, formazione, diritti, e che dessero notizia delle iniziative delle donne che altrimenti non avrebbero avuto spazio nei mezzi di comunicazione. 
A nostro vantaggio ha giocato il fatto che la radio in Brasile è sempre stato un mezzo molto popolare, in più qualche anno fa è passata una legge per le radio comunitarie e questa ha aperto molte possibilità, adesso ci sono radio dappertutto, le radio comunitarie sono il mezzo che anche nei luoghi più remoti permettono alle persone di comunicare localmente. Questo ci ha avvantaggiato davvero molto. 
All'inizio c'era un gruppo di volontarie, che lavoravano nei media, e abbiamo realizzato il primo programma radio, poi abbiamo fondato una ong, il che ci ha permesso di realizzare dei progetti, abbiamo fatto alleanze con altre reti, anche non di donne, con persone che comunque credevano nella radio, siamo riuscite ad avere dei fondi e così siamo andate avanti. Per mantenere la nostra struttura, che realizza poi singoli progetti, il costo è circa di 200 mila euro l'anno, non è molto per per l'impatto che c'è, perché raggiunge tutto il paese ed è un'attività formativa. 
Certo la radio è un media povero, nel senso di economico. 

L'hai scelta anche per questo, tu che rimproveri alle organizzazioni internazionali di sprecare i soldi? Credo che la decentralizzazione sia molto importante, e nella decentralizzazione è importante identificare forme operative che siano efficaci. A volte si hanno le idee ma non si guarda a quale sarebbe il modo più efficace, più semplice per realizzarle, queste sono scelte importanti quando si pensa a cosa fare, io credo che a volte si pensino dei programmi, dei progetti, che per come sono pensati hanno un costo operazionale troppo alto. 

Le grandi organizzazioni hanno apparati burocratici enormi e costosi. La gente vi vuole bene, o qualche volta avete avuto dei problemi? 
Abbiamo ricevuto lettere di donne legate al nostro programma, dicevano che il marito l'aveva sentito e glielo aveva proibito, che il marito aveva sfasciato la radio perché la donna stava cambiando per via di quello che ascoltava. Poi noi, personalmente, non l'organizzazione, abbiamo avuto dei problemi, per la nostra attività di denuncia, soprattutto nel campo della sanità. Abbiamo denunciato pratiche abusive da parte dei medici, soprattutto su donne povere, sperimentazioni che hanno rovinato la vita e la salute di queste donne. Ma soprattutto c'è stata la reazione di mariti di donne che in qualche modo sono state cambiate dalla radio, dal lavorare con noi, nei progetti di formazione. 

C'è qualcosa che avete fatto di cui andate particolarmente orgogliose? 
Io credo che noi siamo in qualche modo riuscite ad arrivare al cuore e alla vita di molte e molte donne, questo progetto ha ormai quattordici anni, e tante sono state le iniziative. C'era un programma che si chiamava "Viva Maria", Maria è un nome molto diffuso nelle classi più povere e tra le donne che fanno le domestiche, una donna ci ha detto che aveva vergogna di questo suo nome, ma dopo aver sentito il programma ne è diventata orgogliosa. Abbiamo centinaia di storie come questa, fanno parte della nostra storia. 

Il tuo sguardo abbraccia le donne del mondo. Cosa vedi? 
La mia sensazione, per quello che vedo viaggiando nel mondo, è che c'è stato un grosso avanzamento. Anche se nell'insieme se si guarda a certi aspetti si vede che ci sono molte cose che sono rimaste indietro, e alcune che sono tornate indietro, io vedo un generale avanzamento. E credo che questo sia nelle coscienze di tutti, molti aspetti della vita delle donne che erano nascosti, di cui non si parlava o non se ne sapeva, oggi sono pubblici, in ogni cultura, credo che questo non si possa negare. Dopo l'11 settembre anche questa questione dell'islamismo, del ruolo della donna nell'islamismo, è entrata nel dibattito pubblico. Questo è un dato positivo, non ci sono più argomenti ristretti al femminismo o alle donne, ci sono argomenti della società. Il problema è che poi le donne entrano negli stessi meccanismi e problemi della società, per conciliare il proprio processo democratico con le restrizioni di altro livello, che siano politiche o economiche. Non vedo come alcuni pensano che c'è stato un arretramento, che prima le cose sono diventate visibili e ora non lo sono più. Prima, le cose sono uscite dall'invisibilità, e in questo il femminismo ha avuto un grosso merito, ma adesso sono temi nel dibattito pubblico, allora forse è frustrante vedere che gli avanzamenti vanno più lentamente di come ci aspettavamo, perché in fondo entrano in un'agenda comune dove ci sono altri aspetti della società ugualmente complicati e importanti che devono avanzare. Io sono ottimista, perché ovunque guardo, anche se questo non vuol dire che le donne stanno bene, per questo ci vuole molto tempo e la crescita di una cultura attorno a nuove leggi, io vedo una grande dinamicità in quello che fanno le donne come individui. Tutti gli indicatori dimostrano che le donne cercano più formazione, più lavoro, sono più coinvolte nelle questioni sociali, e questo a lungo andare porterà secondo me a un cambiamento definitivo del ruolo secondario che le donne hanno nella società. Su questo non ho dubbi.

www.cemina.org.br

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