|
di Valentina
Avon
redattrice di Radio
Città del Capo
Qual
è la storia di Cemina (Communication,
Education, and Information on Gender)?
Nel 1988, quando abbiamo cominciato, in Brasile era in corso
la democratizzazione: dopo vent'anni di dittatura, di
controllo dell'informazione, c'era dialogo fra il governo di
transizione e i diversi movimenti, anche con il movimento
delle donne, che già aveva fatto proposte concrete per
diverse aree, la salute, la giustizia. E poi c'era questa questione, potentissima, della
comunicazione. Tenendo conto del fatto che in Brasile la
maggior parte delle donne sono casalinghe, e se lavorano sono
domestiche, abbiamo pensato con un gruppo di persone,
giornaliste, femministe, intellettuali, che forse la forma più
semplice per raggiungerle poteva essere la radio.
Siamo
partite da Rio con un programma pilota che si chiamava Fala
Mulher (Donna, alza la voce! ndr) e poi piano piano, lavorando
su contenuti e formati, siamo passate in due anni da un
programma in onda una volta alla settimana a un programma
giornaliero.
Abbiamo cominciato attraverso questo programma a fare
formazione in giro per il paese, e questo ha stimolato la
creazione di programmi simili. Programmi rivolti a un pubblico
femminile, ma con una visione di sé diversa resa con i
servizi, parlando di educazione, formazione, diritti, e che
dessero notizia delle iniziative delle donne che altrimenti
non avrebbero avuto spazio nei mezzi di comunicazione.
A nostro vantaggio ha giocato il fatto che la radio in Brasile
è sempre stato un mezzo molto popolare, in più qualche anno
fa è passata una legge per le radio comunitarie e questa ha
aperto molte possibilità, adesso ci sono radio dappertutto,
le radio comunitarie sono il mezzo che anche nei luoghi più
remoti permettono alle persone di comunicare localmente.
Questo ci ha avvantaggiato davvero molto.
All'inizio c'era un gruppo di volontarie, che lavoravano nei
media, e abbiamo realizzato il primo programma radio, poi
abbiamo fondato una ong, il che ci ha permesso di realizzare
dei progetti, abbiamo fatto alleanze con altre reti, anche non
di donne, con persone che comunque credevano nella radio,
siamo riuscite ad avere dei fondi e così siamo andate avanti.
Per mantenere la nostra struttura, che realizza poi singoli
progetti, il costo è circa di 200 mila euro l'anno, non è
molto per per l'impatto che c'è, perché raggiunge tutto il
paese ed è un'attività formativa.
Certo la radio è un media povero, nel senso di
economico.
L'hai scelta anche per
questo, tu che rimproveri alle organizzazioni internazionali
di sprecare i soldi? Credo che la decentralizzazione sia
molto importante, e nella decentralizzazione è importante
identificare forme operative che siano efficaci. A volte si
hanno le idee ma non si guarda a quale sarebbe il modo più
efficace, più semplice per realizzarle, queste sono scelte
importanti quando si pensa a cosa fare, io credo che a volte
si pensino dei programmi, dei progetti, che per come sono
pensati hanno un costo operazionale troppo alto.
Le grandi organizzazioni hanno apparati burocratici enormi
e costosi. La gente vi vuole bene, o qualche volta avete avuto
dei problemi?
Abbiamo ricevuto lettere di donne legate al nostro programma,
dicevano che il marito l'aveva sentito e glielo aveva
proibito, che il marito aveva sfasciato la radio perché la
donna stava cambiando per via di quello che ascoltava. Poi
noi, personalmente, non l'organizzazione, abbiamo avuto dei
problemi, per la nostra attività di denuncia, soprattutto nel
campo della sanità. Abbiamo denunciato pratiche abusive da
parte dei medici, soprattutto su donne povere, sperimentazioni
che hanno rovinato la vita e la salute di queste donne. Ma
soprattutto c'è stata la reazione di mariti di donne che in
qualche modo sono state cambiate dalla radio, dal lavorare con
noi, nei progetti di formazione.
C'è qualcosa che avete
fatto di cui andate particolarmente orgogliose?
Io credo che noi siamo in qualche modo riuscite ad arrivare al
cuore e alla vita di molte e molte donne, questo progetto ha
ormai quattordici anni, e tante sono state le iniziative.
C'era un programma che si chiamava "Viva Maria",
Maria è un nome molto diffuso nelle classi più povere e tra
le donne che fanno le domestiche, una donna ci ha detto che
aveva vergogna di questo suo nome, ma dopo aver sentito il
programma ne è diventata orgogliosa. Abbiamo centinaia di
storie come questa, fanno parte della nostra storia.
Il tuo sguardo abbraccia le
donne del mondo. Cosa vedi?
La mia sensazione, per quello che vedo viaggiando nel mondo,
è che c'è stato un grosso avanzamento. Anche se nell'insieme
se si guarda a certi aspetti si vede che ci sono molte cose
che sono rimaste indietro, e alcune che sono tornate indietro,
io vedo un generale avanzamento. E credo che questo sia nelle
coscienze di tutti, molti aspetti della vita delle donne che
erano nascosti, di cui non si parlava o non se ne sapeva, oggi
sono pubblici, in ogni cultura, credo che questo non si possa
negare. Dopo l'11 settembre anche questa questione
dell'islamismo, del ruolo della donna nell'islamismo, è
entrata nel dibattito pubblico. Questo è un dato positivo,
non ci sono più argomenti ristretti al femminismo o alle
donne, ci sono argomenti della società. Il problema è che
poi le donne entrano negli stessi meccanismi e problemi della
società, per conciliare il proprio processo democratico con
le restrizioni di altro livello, che siano politiche o
economiche. Non vedo come alcuni pensano che c'è stato un
arretramento, che prima le cose sono diventate visibili e ora
non lo sono più. Prima, le cose sono uscite dall'invisibilità,
e in questo il femminismo ha avuto un grosso merito, ma adesso
sono temi nel dibattito pubblico, allora forse è frustrante
vedere che gli avanzamenti vanno più lentamente di come ci
aspettavamo, perché in fondo entrano in un'agenda comune dove
ci sono altri aspetti della società ugualmente complicati e
importanti che devono avanzare. Io sono ottimista, perché
ovunque guardo, anche se questo non vuol dire che le donne
stanno bene, per questo ci vuole molto tempo e la crescita di
una cultura attorno a nuove leggi, io vedo una grande
dinamicità in quello che fanno le donne come individui. Tutti
gli indicatori dimostrano che le donne cercano più
formazione, più lavoro, sono più coinvolte nelle questioni
sociali, e questo a lungo andare porterà secondo me a un
cambiamento definitivo del ruolo secondario che le donne hanno
nella società. Su questo non ho dubbi.
www.cemina.org.br
|