I NOSTRI
DOSSIER

Operazione "Enduring Freedom"
Tra libertà di informazione, censura di guerra e autocensura

G8 a Genova: I fatti di luglio
In collaborazione con:
Federazione nazionale della stampa e Associazione stampa ligure

IL LIBRO

Africa: a caccia di giornalisti
Rapporto 2001 sulla
libertà di stampa nel continente africano
In collaborazione con:
Scuola superiore di giornalismo di Bologna
e International Press Institute di Vienna

 


 

torna alla HOMEPAGE

Diario dal Kurdistan

di Selene Verri
10 aprile 2002  

Chi è stato a Diyarbakir gli anni scorsi non riesce a credere che la delegazione italiana di quest'anno per il Newroz (il capodanno curdo) abbia avuto pressoché piena libertà d'azione. Io stessa sono riuscita ad aggirarmi da sola, la sera, per la città, temendo comuni criminali perché non si vedeva in giro nessuno degli invadenti e arroganti poliziotti che prima dei festeggiamenti di primavera infestano normalmente le strade della capitale del Kurdistan turco. E che, normalmente, sono loro da temere. Come comuni criminali.
Sull'apparente nuova politica di tolleranza del governo turco ci sarebbe da parlare per ore, nello sviscerare tutte le subdole trovate elaborate allo scopo di proseguire l'opera di turchizzazione delle minoranze sforzandosi al contempo di mostrare all'Europa e alla comunità internazionale che Ankara "sta facendo la brava", che rispetta i diritti umani e civili come richiederebbe un'eventuale futura adesione all'Ue. Senza contare che, in vista di possibili elezioni anticipate, alcuni partiti puntano anche all'elettorato curdo per raggiungere la soglia di sbarramento del 10 per cento.
Il 20 marzo, giorno prima del Newroz, però, tutto sembra tornare, si potrebbe dire, alla "normalità": pattuglie ovunque, forse qualche poliziotto in borghese che non ci siamo particolarmente preoccupati di notare, e controlli a pioggia. Nel primo pomeriggio, uscendo dalla sede dell'Hadep, il partito che rischia in ogni momento di essere dichiarato illegale, il nostro sparuto gruppetto composto da tre italiani, due svizzeri e tre curdi si ferma un attimo a parlottare per decidere dove andare a pranzare. Pessima idea: subito siamo avvicinati da alcuni poliziotti che ci chiedono i documenti. Naturalmente, dopo averci trattenuti almeno un quarto d'ora per verificare la documentazione e farci domande del tipo "Perché siete qui?", ci lasciano andare senza altri problemi. Fortunatamente, non ci perquisiscono: nei nostri zaini abbiamo parecchio materiale compromettente, tra cui un resoconto dettagliato (in turco) delle violazioni dei diritti in Turchia consegnatoci dall'Ihd, l'associazione per i diritti umani. Da quel momento, però, temiamo di essere seguiti e decidiamo di eludere la sorveglianza cambiando i nostri programmi.
L'idea originaria, infatti, era quella di visitare, nel pomeriggio, le redazioni dei due maggiori giornali d'opposizione, Azadiya Welat, che pubblica in curdo, e Yedinci Gundem, scritto invece in turco. Dopo lunghe e tormentate discussioni, dopo un finto giro turistico per la città e dopo un breve soggiorno in albergo, decidiamo invece di andare a vedere solo la redazione di Gundem.
Prima, però, nel corso del finto giro turistico, facciamo tappa alla libreria Avesta, che pubblica e vende libri in curdo, la lingua proibita. Tanto proibita da essere considerata inesistente. Infatti, ci spiega una dipendente della libreria, pubblicare e vendere libri in curdo non è esplicitamente vietato dalla legge, perché vietarlo significherebbe ammettere l'esistenza della lingua stessa. Chi compra questi libri, però, può avere grossi problemi. Naturalmente, le saccheggiamo la libreria: io stessa acquisto una grammatica curda redatta in francese e un altro libro scritto per metà sempre in francese e per l'altra metà in curdo.
Verremo a sapere successivamente, nel corso di un incontro con due degli studenti che sono stati arrestati per aver presentato una petizione per l'insegnamento della lingua curda, che solo dallo scorso autunno un emendamento della costituzione permette le trasmissioni e le pubblicazioni in lingue diverse dal turco, purché non si parli di politica. È invece vietato, continua la dipendente di Avesta, pubblicare libri in turco che parlino della questione curda.
Ma non è solo per questo che il settimanale Yedinci Gundem ha continui problemi con le forze dell'ordine. Quando finalmente, inerpicandoci per una stretta e ripida scala all'ultimo piano di una palazzina, raggiungiamo la redazione, la caporedattrice, Deurim Goktas, ci spiega quali sono i problemi di un giornale che pubblica in turco: «Non ci occupiamo solo della questione curda. Il nostro giornale parla di diritti civili violati in tutta la Turchia, a livello nazionale, quindi». Gundem, che vende quasi 30 mila copie, non può però pubblicare in tutta la Turchia: la pubblicazione infatti è vietata nelle province sotto regime militare, quindi quelle a maggioranza curda. Tra queste, proprio Diyarbakir, naturalmente.

Oltre a ciò, come ci spiegherà poi il caporedattore della sede di Istanbul, Huseyin Deniz, la censura colpisce costantemente: su 40 numeri usciti da quando il giornale è passato dalla frequenza quotidiana a quella settimanale, 39 sono stati bloccati o hanno comunque subito procedimenti legali. E non sempre per articoli politici in senso stretto: è sempre Deurim (donna, curda e giornalista: una delle miscele più esplosive in Turchia) a raccontarci che l'anno scorso sono stati denunciati per un articolo storico sulle donne. Il processo è ancora in corso.
In effetti, da quando il giornale è diventato settimanale, è più difficile per le autorità censurarlo: "Ora lo pubblichiamo il sabato - sogghigna Deurim, - giorno di riposo anche per la polizia e l'autorità giudiziaria, così il lunedì, quando intervengono, ormai è troppo tardi".
Non per questo però non ci sono problemi: due settimane prima del nostro incontro un giornalista è stato arrestato a Batman mentre fotografava una manifestazione: è stato accusato di far parte dei manifestanti. Nel momento in cui abbiamo incontrato Deurim, era ancora in carcere. Nella redazione di Batman, ci informa Huseyin, gli arresti sono frequenti. A volte viene oscurato il sito internet (www.yedincigundem.com), così come, mentre vi scrivo, non è possibile accedere al sito dell'altro giornale di opposizione, Azadiya Welat (www.welat.com). E in tutto sono 28 i giornalisti uccisi dal 1992, anno di nascita di Yedinci Gundem.


Fonte: Inviati di Pace

Per ulteriori informazioni e per scriverci: isf@fol.it