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Venezuela: la furia dei «bolivariani» - i fedelissimi di Chavez - contro le tv, schierate a loro avviso con i golpisti
Assalto agli studi delle reti private. I due principali quotidiani non sono usciti: minacciati dalla folla, i giornalisti non hanno lavorato

15 aprile 2002  

All'angolo tra Urdaneta e avenida Bairat, Javier tiene attaccata all'orecchio una radiolina. Urla che vuole sapere dove è finito Chávez, indica i palazzi dai quali i cecchini, nella notte di due giorni prima, avevano sparato contro i manifestanti. «Non erano dei nostri, erano infiltrati, tutti qui lo sanno». Cala la notte e il centro di Caracas è terra di nessuno. Montagne di spazzatura, non raccolta da quattro giorni, pneumatici che fumano, famiglie intere in marcia verso palazzo Miraflores e bande di motociclisti che agitano bastoni e fucili. Sono quelli dei temibili «circoli bolivariani», squadracce fedeli al presidente deposto e non ancora riapparso. «Tutti alle televisioni, andiamo». La voce si sparge in un attimo e colonne di chavisti si mettono in marcia verso Rctv , canale 8 , Venevision . Colpevoli, a loro parere, del silenzio e del mistero.
Se un errore fondamentale lo schieramento anti Chávez ha commesso nelle poche ore al potere, è stato quello di lasciare il Venezuela senza notizie. Per tutto il pomeriggio e la serata di sabato le tv hanno ignorato le manifestazioni nella capitale, insistendo su una versione preconfezionata. Che diceva suppergiù: Chávez si è dimesso di sua volontà e se sta andando all'estero, la situazione è tranquilla, il governo provvisorio ha in mano la situazione. Ma bastava la radiolina di Javier o conoscere qualcuno con in casa la Cnn per scoprire la verità. Il silenzio delle tv ha agito come moltiplicatore di rabbia.
Fino alla presa fisica degli studi. Bande di «bolivariani» hanno prima assediato Rctv : sullo schermo diviso, si vedeva sia un gruppo di giornalisti che chiedevano aiuto in diretta, nascosti in una cantina, sia la folla inferocita fuori dai cancelli. A Venevision , la scelta di mandare in onda un film non è bastata. Un gruppo di chavisti ha minacciato di distruggere l’emittente se i responsabili non avessero mandato in onda una dichiarazione, nella quale si ristabiliva la verità. Infine, poco prima del ritorno in elicottero di Chávez, la riaccensione di canale 8 , la tv pubblica. Ha iniziato a trasmettere un dibattito dall'interno di palazzo Miraflores, dove erano presenti soltanto uomini di Chávez.
I fedelissimi di Chávez, nel corso della giornata, avevano capito che l'unico modo per aggirare il blackout e sobillare la folla era rivolgersi alla Cnn . La prima è stata la moglie Marisabel. La rete americana, nella sua versione spagnola, non ha avuto concorrenza. Solo i suoi inviati hanno mandato in onda le dichiarazioni dei principali protagonisti della folle notte di Caracas, per finire con lo stesso Chávez appena liberato.
Tempi duri attendono ora anche i giornali, contro i quali già nei mesi scorsi Chávez aveva scagliato i suoi fulmini. Ieri mattina Caracas si è risvegliata senza i suoi due quotidiani principali. I giornalisti non se la sono sentita di restare in redazione, con la folla fuori, ed è mancata la loro voce in un giorno storico per il Paese.


Fonte: Il Corriere della Sera

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