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2 maggio 2002
Daniel
Coronell, direttore per l’informazione del programma
d’attualità “Noticias Uno” della rete televisiva di
Bogotà Canal Uno, è stato minacciato telefonicamente
sia sul cellulare
che ai numeri di casa e d’ufficio, subito dopo aver mandato
in onda un’inchiesta nella quale venivano esaminati
possibili legami fra il candidato alla presidenza ed alcune
organizzazioni di trafficanti di droga. Ma Coronell è
soltanto l’ultimo di una serie di attacchi
all’informazione in Colombia. Secondo il rapporto del Committee
to Protect Journalists (CPJ), dall'inizio di gennaio sono gia
stati uccisi cinque giornalisti in Colombia. All’inizio del
mese di aprile un reporter è rimasto vittima di uno scontro a
fuoco fra guerriglieri ed esercito; il CPJ sta tuttora
indagando sulla morte degli altri quattro.
Sempre ad aprile i guerriglieri dei gruppi di estrema sinistra
hanno smantellato una stazione radio e hanno provato ad
appiccare il fuoco ad un’emittente televisiva. Almeno dodici
sono i giornalisti che hanno ricevuto minacce, di cui quattro,
compreso un popolare giornalista televisivo hanno lasciato il
paese; nessuno di questi crimini è stato punito.
Coronell ha preso
seriamente le minacce ricevute in seguito al programma mandato
in onda. Tutto è cominciato lunedì 22 aprile. Dopo la
trasmissione, il candidato alla presidenza Alvaro Uribe Vèlez
avrebbe detto al quotidiano El Tempo che Coronell
dovrebbe spiegare meglio le accuse nei suoi confronti, ed ha
proseguito affermando che una cosa è sostenere la libertà di
stampa, come anche lui ha detto di fare, e altra cosa è
consegnare la stampa in mano a uomini di paglia.
Nel frattempo, Uribe, che ha negato ogni accusa e rinnegato
d’aver qualunque legame con i trafficanti o con i gruppi
paramilitari di estrema destra, ha dichiarato durante la
campagna elettorale che sono stati proprio i gruppi di
guerriglieri dell’estrema sinistra a minare la libertà di
parola in Colombia.
La violenza che sta oramai da troppo tempo colpendo la stampa
colombiana è figlia di trentotto anni di guerra civile che
vede contrapposti i guerriglieri dell’area ai gruppi
paramilitari di destra ed all’esercito regolare sostenuto
dagli Stati Uniti.La crescita esponenziale che hanno avuto
negli ultimi anni sia i guerriglieri che i paramilitari,
rendono il tentativo di seguire il conflitto un vero e proprio
azzardo.
E’ stimato che siano circa 8000 gli uomini che fanno parte
dell’AUC, (Forze di autodifesa colombiana), e 16.000 i
combattenti delle FARC. Ambedue i gruppi si finanziano con il
traffico di stupefacenti, e col tempo sono diventati sempre più
sensibili alle critiche. Le FARC affermano che la stampa
colombiana sarebbe al servizio di un'elìte, mentre loro
combattono la povertà e la fame e la corruzione del governo.
Allo stesso tempo gli uomini dell’AUC accusano spesso i
giornalisti più critici di essere simpatizzanti dei ribelli.
Sia i paramilitari che i guerriglieri sembrano comunque avere
la certezza che la vittoria della guerra dipende
esclusivamente dall’opinione pubblica.
Rodrigo Pardo, editore del quotidiano El Tiempo, ha
detto che il risultato di questi ultimi anni è che le parti
in causa si danno sempre maggior daffare sia sul fronte dei
combattimenti che in azioni di intimidazione contro i
giornalisti per mantenere la stampa il più possibile sotto
controllo. I combattimenti si sono inaspriti in febbraio
quando il oresidente Arango ha messo fine al processo di pace
con le FARC durato tre anni, in seguito ad una serie di
attentati.
I ribelli hanno risposto facendo saltare ponti centraline
elettriche e sequestrando uomini politici.
In questo senso Uribe ha saputo sfruttare il risentimento
della popolazione conquistandosi la simpatia di molta gente.
Il primo turno elettorale è previsto per il 26 maggio
prossimo.
Nelle scorse settimane tuttavia,
Uribe ha dovuto affrontare un interrogatorio sui suoi legami
con la famiglia di Fabio Ochoa, il cui figlio gestiva il più
esteso ed organizzato traffico di cocaina con l’ormai
defunto padrino Pablo Escobar. Il candidato continua a
ribadire che i suoi rapporti con la famiglia Ochoa non hanno
nulla a che fare con il traffico di droga.
Nel programma mandato in onda da Coronell si parlava anche di un elicottero sequestrato
dall’antidroga nell’86 che sembrava esser di proprietà
della famiglia di Uribe.
Anche Ignasìo Gomez, coordinatore dell’inchiesta trasmessa
due settimane prima, aveva ricevuto direttamente al telefono
di casa almeno una quindicina di telefonate di minacce di
morte e quant’altro. Immediatamente dopo la messa in onda
del programma, qualcuno ha cominciato a chiamare prima la
segretaria poi Coronell per minacciarlo di morte. Il
giornalista ha dichiarato al CPJ di non sapere chi sia
responsabile di queste minacce.
“Questo paese è così confuso che, ormai, chiunque non
sostenga Uribe è considerato un guerrigliero”, ha
dichiarato il giornalista.
Fonte: Committee to Protect Jornalists, New York
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