IL NOSTRO NUOVO RAPPORTO 2002

"Giornalisti e media fra orrori e speranze: L’informazione nelle repubbliche della ex Jugoslavia: 1990-2001

a cura di Informazione senza frontiere e  dell’Osservatorio internazionale sulla libertà di informazione

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17 GIORNALISTI UCCISI NEL MONDO NEL 2002
Fonte: International Press Institute di Vienna

55 giornalisti 
uccisi nel mondo 
nel 2001

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Decima giornata internazionale per la libertà di stampa: la repressione dell'informazione nel mondo guadagna terreno

4 maggio 2002  

I drammatici fatti dell'11 settembre a New York hanno aumentato il rischio della censura e dell'autocensura da parte degli organi di informazione e dei giornalisti. E' il giudizio condiviso dai tanti inviati di guerra che hanno partecipato ad un convegno su questo tema promosso oggi a Firenze da Informazione senza frontiere (ISF), Fnsi e Regione Toscana in occasione della Giornata internazionale della libertà di stampa.
''Le 60 guerre avvenute solo dal 1991 al 2001 - ha detto Carlo Salvicchi, presidente di ISF - che hanno provocato centinaia di migliaia di morti e 17 milioni di profughi, hanno accresciuto il ruolo dell' informazione, ma reso sempre più pericoloso il mestiere di inviato. Per questo occorre attrezzarsi per poter dare una risposta sempre più professionale ai tanti tentativi di pilotare la comunicazione nei teatri di guerra''.
Salvicchi ha annunciato tra le prossime iniziative dell'associazione 'impegno per favorire entro l'estate un incontro in Medio Oriente tra giornalisti e società civile israeliana e palestinese e l'attuazione del Progetto Eurolink, cofinanziato dall'Ue, per la nascita e la formazione di media e di giornalisti indipendenti ''per la costituzione della democrazia in Serbia e Montenegro''.
In apertura dei lavori, coordinati dal segretario di ISF, Pino Rea, l'assessore regionale alla comunicazione Chiara Boni ha annunciato l'intenzione di costituire un Centro studi internazionale, aperto agli editori e all'università, in seno all'Osservatorio sulla libertà di informazione costituito alcuni anni fa a Firenze da Isf e dalla Regione. ''Questo centro - ha aggiunto - per rigore, autorevolezza ed imparzialità dovrà essere guardato con fiducia e rispetto da qualunque parte del mondo venga messo in discussione il diritto ad informare e ad essere informati''.
Hanno poi portato la loro esperienza, sollecitati dalle domande del capo della redazione toscana della Rai Stefano Marcelli, gli inviati Francesco Battistini (Corriere della Sera), Maurizio Naldini (La Nazione), Ennio Remondino (Rai), Alice Chasan direttrice del Word Press Review di New York, Geneva Overholser studiosa della Columbia University, Sarah de Jong della Federazione internazionale dei giornalisti.
Quest'ultima ha ricordato come in Afghanistan solo una minima parte dei 5 mila giornalisti presenti sia preparata ad affrontare i pericoli e le situazioni in cui possono imbattersi i corrispondenti di guerra ed ha espresso preoccupazione per il crescente utilizzo dei free lance da parte dei grandi gruppi editoriali. ''Sono giornalisti senza tutela - ha aggiunto Sarah de Jong - che costano meno alle aziende e corrono più rischi degli altri per cercare notizie sempre nuove''.
''Vedo segnali negativi nel mondo - ha detto il segretario nazionale della Fnsi Paolo Serventi Longhi - tendenti a limitare l'informazione, vedo tagli all' informazione all'estero anche da parte dei giornali e delle testate televisive e radiofoniche italiane ed europee, e vedo una preoccupante riduzione del numero dei testimoni per raccontare i grandi fatti del nostro tempo''.

Fonte: ANSA 

"Basta giornalisti morti in guerra! Basta giornalisti feriti, picchiati, intimoriti, minacciati! Basta con i tentativi dei poteri, spesso militari, di conculcare la libertà di informazione colpendo fisicamente i giornalisti!". Paolo Serventi Longhi, segretario della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) é intervenuto a Firenze a un seminario sul tema "Guerra e informazione", promossa da Informazione senza frontiere alla vigilia della celebrazione della Giornata internazionale per la libertà di stampa. Serventi Longhi ha ascoltato i drammatici dati illustrati da Sarah De Jong, responsabile del settore sicurezza della Federazione internazionale dei giornalisti, da cu risulta che negli ultimi undici anni sono stati 1.100 i giornalisti uccisi sui fronti di guerra. "É evidente che la vicinanza dei giornalisti a fatti tragici comporta dei rischi in questa professione. Rischi che le aziende editoriali ed il mondo delle istituzioni devono, per parte loro, cercare di ridurre al minimo. Anche i giornalisti - ha detto Serventi Longhi - devono imparare a difendersi, come le aziende editoriali devono imparare a tutelare i giornalisti". "L'editore può, ad esempio, coprire con polizze assicurative speciali i giornalisti che vengono inviati in zone di guerra. L'editore può anche promuovere -ha aggiunto Serventi Longhi- corsi di formazione per i giornalisti, i fotoreporter e i fotocineoperatori insegnando come evitare i rischi". Il segretario della Fnsi ha dichiarato che é intenzione della categoria professionale italiana "porre il problema delle morti in zone di guerra in maniera seria, non solo con iniziative che ricordino i colleghi caduti ma anche con iniziative che evitino altre morti". "Occorre una mobilitazione di tutto il sistema dell'informazione per salvaguardare la pelle di chi ha il dovere di fare informazione, di chi ha il compito di raccontare quello che succede".

Fonte: ADNKRONOS

Tempi duri per la libertà di stampa, a livello mondiale. Il rapporto annuale dell’organizzazione francese ‘Reporters Senza Frontiere’ (Rsf), presentato oggi in occasione della XII Giornata internazionale della libertà di stampa, parla chiaro: la situazione è decisamente peggiorata nel 2001. In tutti i continenti, l’esercizio di questo diritto fondamentale ha subito pesanti attacchi. Violenze fisiche, contro persone (omicidi, pestaggi, minacce), misure repressive (censura, carcere) ma anche danni alle infrastrutture (antenne, tipografie, redazioni di testate). I giornalisti uccisi durante l’esercizio della professione nel 2001 sono stati 31 (8 in Afghanistan) mentre attualmente sono 106 quelli detenuti in diversi penitenziari del mondo. “Fatta eccezione per il numero dei morti, tutti gli altri dati registrano un notevole incremento rispetto al 2000: i fermi e gli arresti sono aumentati del 50 per cento, le intimidazioni e le aggressioni del 40 per cento, la censura contro i media del 28 per cento”, si legge nel rapporto di Rsf. “Sono sempre di più gli operatori dei mass media arrestati per aver denunciato casi di corruzione, per aver criticato un’amministrazione o per aver espresso la propria preoccupazione, insomma per aver fatto il proprio mestiere”. Circa un terzo degli abitanti del pianeta vive ancora in Paesi in cui la libertà di stampa, semplicemente, non è riconosciuta. “Si tratta degli ultimi Paesi comunisti – precisa Rsf – come la Cina ma anche di regimi a partito unico come la Siria e l’Iraq, di dittature militari come l’ex Birmania, di monarchie come l’Arabia Saudita”. Nella lista nera sono incluse anche nazioni come la Tunisia, Panama, Guatemala e Colombia. “La repressione è tornata massiccia anche in Bangladesh, Eritrea, Haiti, Nepal, Zimbabwe”, aggiunge Rsf. Nel rapporto sono comunque segnalate delle “buona notizie”. “Alcune vittime di regimi che non sopportano l’informazione alternativa hanno riacquistato la libertà. È il caso del giornalista Nizar Nayyouf – precisa Rsf – che ha lasciato le carceri siriane dove è rimasto detenuto per nove anni o della giornalista e scrittrice San San Nweh, liberata nel luglio scorso dopo sette anni trascorsi nella prigione di Insein a Yangon”. Rsf ricorda tuttavia che proprio il Myanmar conserva il triste primato, assieme all’Iran, del più alto numero di giornalisti imprigionati. Tra i pochi Paesi in cui sono stati segnalati progressi, anche il Cile, dove l’articolo 6/b della legge sulla sicurezza interna, varato nel 1958, è stato infine abrogato. Prevedeva una pena fino a cinque anni di carcere per chi “calunniava o ingiuriava” le più alte cariche dello Stato. In Perù, secondo Rsf, “l’era Fujimori sembra definitivamente tramontata e la stampa ha potuto tornare ad esercitare la propria funzione, senza timore di rappresaglie”. Anche nel continente africano diversi giornalisti agli arresti sono tornati in libertà, come è accaduto in Etiopia, del Togo e della Repubblica democratica del Congo. Tuttavia, in tali Paesi, le pressioni esercitate da chi è al potere non sono certo diminuite e la libertà di stampa resta sotto costante minaccia.

Fonte: www.misna.org

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