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di Pier Luigi
Tolardo
11 maggio 2002
"Il
Cinico non è adatto a questo mestiere."
"Conversazioni sul buon giornalismo", un titolo più
che azzeccato per un piccolo e prezioso libretto, pubblicato
dalle Edizioni e/o( € 6,50) , a cura di Maria Nadotti. Il
libro raccoglie tre conversazioni con il grande reporter
polacco Ryszard Kapuscinski.
Ryszard Kapuscinski, nato nel 1932 in Polonia, è uno dei più
noti ed importanti reporter contemporanei.
Tra i suoi libri il bellisimo "Il Negus" dedicato
all'Etiopia di Hailè Selassiè, "Imperium "che è
la cronaca in diretta del crollo dell'impero sovietico,
"Ebano" dedicato al suo grande amore, il continente
sconosciuto, l'Africa.
Reporter e storico, insieme, Kapuscinski ci riconcilia o ci fa
rinnamorare del giornalismo con la sua testimonianza, resa nel
libro, in una conversazione tenutasi, con Maria Nadotti,
presso un convegno del "Redattore Sociale" presso la
Comunità di Capodarco, un'intervista realizzata con Andrea
Semplice, giornalista e fotografo, un incontro, sempre, con
Maria Nadotti e il critico d'arte inglese John Berger.
Per Kapuscinski: "la professione del giornalista non può
essere esercitata da nessuno che sia cinico. Occorre
distinguere: una cosa è essere scettici, realisti, prudenti.
Questo è assolutamente necessario, altrimenti non si potrebbe
fare giornalismo. Tutt'altra cosa è essere cinici, un
atteggiamento incompatibile con la professione del
giornalista. Il cinismo è un atteggiamento inumano, che
allontana automaticamente dal nostro mestiere, almeno se lo si
concepisce in modo serio. Naturalmente qui parliamo solo di
grande giornalismo, che è l'unico di cui valga la pena di
occuparsi, non certo di quel cattivo modo di interpretarlo che
vediamo di frequente".
Kapuscinski prosegue: " Nella mia vita ho incontrato
centinaia di grandi, meravigliosi giornalisti, di diversi
paesi e in epoche differenti. Nessuno di loro era un cinico.
Al contrario, erano persone molto legate a ciò che stavano
facendo, molto serie, in generale persone molto umane.
Come sapete, ogni anno più di cento giornalisti vengono
uccisi e varie centinaia vengono messi in prigione oppure
torturati. In varie parti del mondo si tratta di una
professione molto pericolosa. Chi decide di fare questo lavoro
ed è disposto a pagarne il prezzo sulla propria pelle, con
rischio e sofferenza, non può essere cinico".
Maria Nadotti aggiunge, nell'introduzione del libro, altre
incompatibilità con la professione del giornalista, a detta
di Kapuscinski, non deve avere: " Chi non sa ammettere ed
amministrare la propria paura né stare da solo, chi non è
curioso e sufficientemente ottimista da continuare a pensare
che gli esseri umani sono il centro della storia, chi non ha
capito che il concetto di totalità esiste nella teoria ma mai
nella vita. Chi non sa chiedersi cosa faccia di un fatto una
notizia e se sia più di quel che si dice o quel che si tace.
Chi crede nell'oggettività dell'informazione, quando l'unico
resoconto possibile è quello personale e provvisorio".
Fonte: Infocity
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