IL NOSTRO NUOVO RAPPORTO 2002

"Giornalisti e media fra orrori e speranze: L’informazione nelle repubbliche della ex Jugoslavia: 1990-2001

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Il giornalismo? Cinici, statene lontani

di Pier Luigi Tolardo
11 maggio 2002  

"Il Cinico non è adatto a questo mestiere." "Conversazioni sul buon giornalismo", un titolo più che azzeccato per un piccolo e prezioso libretto, pubblicato dalle Edizioni e/o( € 6,50) , a cura di Maria Nadotti. Il libro raccoglie tre conversazioni con il grande reporter polacco Ryszard Kapuscinski. 
Ryszard Kapuscinski, nato nel 1932 in Polonia, è uno dei più noti ed importanti reporter contemporanei.
Tra i suoi libri il bellisimo "Il Negus" dedicato all'Etiopia di Hailè Selassiè, "Imperium "che è la cronaca in diretta del crollo dell'impero sovietico, "Ebano" dedicato al suo grande amore, il continente sconosciuto, l'Africa.
Reporter e storico, insieme, Kapuscinski ci riconcilia o ci fa rinnamorare del giornalismo con la sua testimonianza, resa nel libro, in una conversazione tenutasi, con Maria Nadotti, presso un convegno del "Redattore Sociale" presso la Comunità di Capodarco, un'intervista realizzata con Andrea Semplice, giornalista e fotografo, un incontro, sempre, con Maria Nadotti e il critico d'arte inglese John Berger.
Per Kapuscinski: "la professione del giornalista non può essere esercitata da nessuno che sia cinico. Occorre distinguere: una cosa è essere scettici, realisti, prudenti. Questo è assolutamente necessario, altrimenti non si potrebbe fare giornalismo. Tutt'altra cosa è essere cinici, un atteggiamento incompatibile con la professione del giornalista. Il cinismo è un atteggiamento inumano, che allontana automaticamente dal nostro mestiere, almeno se lo si concepisce in modo serio. Naturalmente qui parliamo solo di grande giornalismo, che è l'unico di cui valga la pena di occuparsi, non certo di quel cattivo modo di interpretarlo che vediamo di frequente".
Kapuscinski prosegue: " Nella mia vita ho incontrato centinaia di grandi, meravigliosi giornalisti, di diversi paesi e in epoche differenti. Nessuno di loro era un cinico. Al contrario, erano persone molto legate a ciò che stavano facendo, molto serie, in generale persone molto umane.
Come sapete, ogni anno più di cento giornalisti vengono uccisi e varie centinaia vengono messi in prigione oppure torturati. In varie parti del mondo si tratta di una professione molto pericolosa. Chi decide di fare questo lavoro ed è disposto a pagarne il prezzo sulla propria pelle, con rischio e sofferenza, non può essere cinico".
Maria Nadotti aggiunge, nell'introduzione del libro, altre incompatibilità con la professione del giornalista, a detta di Kapuscinski, non deve avere: " Chi non sa ammettere ed amministrare la propria paura né stare da solo, chi non è curioso e sufficientemente ottimista da continuare a pensare che gli esseri umani sono il centro della storia, chi non ha capito che il concetto di totalità esiste nella teoria ma mai nella vita. Chi non sa chiedersi cosa faccia di un fatto una notizia e se sia più di quel che si dice o quel che si tace. Chi crede nell'oggettività dell'informazione, quando l'unico resoconto possibile è quello personale e provvisorio".


Fonte: Infocity

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