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di Orsola
Casagrande
27 maggio
2002
Il
Regno unito chiama la Turchia risponde. Tony Blair minaccia di
ritirare gli aiuti economici a quei paesi che non faranno «il
possibile» per impedire che migliaia di profughi arrivino in
Gran Bretagna e la Turchia prontamente spara addosso a una
nave di profughi diretta in Italia o a Cipro. Bilancio: un
morto e sei feriti oltre ad un viaggio della speranza finito
nelle manette dei poco concilianti poliziotti turchi.
Espulsioni in tv
Il collegamento tra questi due episodi potrebbe apparire
forzato, ma non c'è dubbio che giovedì sera l'emittente
turca Star Tv ha «giustificato» l'operazione di
polizia contro i profughi (o meglio il fatto che la polizia
abbia sparato) proprio con la «richiesta» (ricatto?) di Tony
Blair di fermare queso esodo di massa. «Dopo le richieste del
governo britannico - ha spiegato l'emittente - ecco la guardia
costiera turca al lavoro». L'edizione serale del telegiornale
di Star Tv ha quindi presentato l'intera operazione,
dall'avvistamento della nave dei profughi, all'avvicinamento
delle motovedette, dalla prima sparatoria (ad altezza d'uomo,
non in aria) all'arembaggio, dalla seconda e ravvicinata
sparatoria (anche questa ad altezza d'uomo) alla separazione
di donne e bambini dagli uomini stesi a terra e prontamente
ammanettati.
Un video che, per curiosa coincidenza, assomiglia tanto a
quello che il ministro degli interni britannico David Blunkett
vorrebbe far passare nelle televisioni di casa. I turchi non
hanno nemmeno lo scrupolo di censurare la sparatoria (e perchè
dovrebbero?), Blunkett pensa invece ad un video «in positivo».
Un video «per
convincere»
Secondo il quotidiano Times, l'idea del ministro
sarebbe quella di lasciare che le televisioni filmino i
rimpatri dei cittadini stranieri per far vedere alla gente che
l'attuale politica sull'immigrazione funziona. Secondo il Times
Blunkett avrebbe avuto la meglio sui colleghi più restii
dell'«Home Office», e avrebbe ottenuto il permesso di fare
qualche «soffiata» ai media nazionali che potranno dunque
precipitarsi agli areoporti di Heathrow o Gatwick e filmare la
drammatica esperienza di quei cittadini stranieri che vengono
rimpatriati nei loro paesi d'origine dopo che gli è stato
negato l'asilo. Il video dovrebbe avere anche un fine «deterrente»,
dovrebbe cioè spaventare futuri profughi e richiedenti asilo
che «credono che in questo paese non esistano i rimpatri»,
come sottolinea lo stesso ministro. I rimpatri esistono
eccome: ogni mese l'Inghilterra rispedisce nei loro paesi
d'origine qualcosa come mille persone. Troppo poche, secondo i
conservatori e la destra, ai quali purtroppo il governo del
new Labour sembra aver deciso di inchinarsi.
L'Europa appoggia
Blair
La rincorsa a politiche sempre più repressive e in palese
violazione dei diritti della persona in materia di
immigrazione e asilo sono una tragica conferma di questa sorta
di panico di cui sembra essere vittima il governo Blair. Il
piano che lo stesso premier dovrebbe proporre ad una prossima
riunione del gabinetto dei ministri prevede, tra le altre
cose, la presenza di poliziotti negli areoporti di Amsterdam e
Parigi, l'invio di navi della marina militare nel
Mediterraneo, l'utilizzo di aerei dell'aviazione militare, la
Raf, per i rimpatri di massa. Inoltre il premier inglese
sembra intenzionato, nonostante l'opposizione del ministero
allo sviluppo e la cooperazione internazionale, a portare
avanti un piano di aiuti economici in cambio di una politica
efficiente nel controllo delle frontiere. Gli stessi aiuti
verranno trattenuti anche se un paese si rifiuta di
riaccogliere chi non ha ottenuto asilo in Gran Bretagna. Le
altre misure riguardano la riduzione dei permessi di soggiorno
a dodici mesi per gli asylum seekers afghani. Insomma,
come avrebbe spiegato Blair ai suoi ministri, «è arrivato il
momento di pensare l'impensabile» in materia di immigrazione.
Mentre tra le fila laburiste monta la protesta, il premier
incontra le opinioni favorevoli dell'Unione europea. Secondo
il commissario europeo alla giustizia, Antonio Vitorino, «nessuno
stato membro può riuscire a fare fronte ai flussi migratori
da solo». L'idea di inviare la Royal Navy nel Mediterraneo,
quindi, va nella direzione giusta: quella della «cooperazione
tra stati».
Fonte: Il
Manifesto
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