Turchia: rivista, in peggio, la legge sui media 

22.05.02 - Le autorità turche hanno fatto adottare dal Parlamento una revisione sulla legislazione sui media che ne aggrava maggiormente gli aspetti più repressivi. Prima riforma dopo che la legge era stata varata nell’aprile 1994, le nuove disposizioni aggravano gli elementi che attentano alla libertà di informazione, quali la presenza dei militari nel RTÜK (Alto Consiglio dell’audiovisione), l’aumento delle multe nei confronti dei media, la messa in discussione della libertà di espressione su Internet. In tal modo il RTÜK è diventato una vera e propria polizia dei media, con possibilità di comminare multe strabilianti (fino a 100 miliardi di lire turche, circa 70mila euro), di minacciare ed effettuare sospensioni di emittenze, di praticare (ma questa non è una novità per la Turchia) censure. I responsabili dei media che continueranno a trasmettere o a pubblicare malgrado l’interdizione del RTÜK saranno passibili oltre che di forti ammende anche di condanne dai sei mesi ai due anni di prigione. Le nuove disposizioni prestano particolare attenzione al web. La diffusione di “false informazioni” e la “diffamazione” su Internet sono ora passibili di forti multe. 

 

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Immigrati espulsi in diretta tv
L'ultima del Labour. E' un'idea del ministro inglese Blunkett. Ma la «Star tv» turca ha già trasmesso la sparatoria contro una nave carica di profughi

di Orsola Casagrande
27 maggio 2002


Il Regno unito chiama la Turchia risponde. Tony Blair minaccia di ritirare gli aiuti economici a quei paesi che non faranno «il possibile» per impedire che migliaia di profughi arrivino in Gran Bretagna e la Turchia prontamente spara addosso a una nave di profughi diretta in Italia o a Cipro. Bilancio: un morto e sei feriti oltre ad un viaggio della speranza finito nelle manette dei poco concilianti poliziotti turchi.

Espulsioni in tv

Il collegamento tra questi due episodi potrebbe apparire forzato, ma non c'è dubbio che giovedì sera l'emittente turca Star Tv ha «giustificato» l'operazione di polizia contro i profughi (o meglio il fatto che la polizia abbia sparato) proprio con la «richiesta» (ricatto?) di Tony Blair di fermare queso esodo di massa. «Dopo le richieste del governo britannico - ha spiegato l'emittente - ecco la guardia costiera turca al lavoro». L'edizione serale del telegiornale di Star Tv ha quindi presentato l'intera operazione, dall'avvistamento della nave dei profughi, all'avvicinamento delle motovedette, dalla prima sparatoria (ad altezza d'uomo, non in aria) all'arembaggio, dalla seconda e ravvicinata sparatoria (anche questa ad altezza d'uomo) alla separazione di donne e bambini dagli uomini stesi a terra e prontamente ammanettati.
Un video che, per curiosa coincidenza, assomiglia tanto a quello che il ministro degli interni britannico David Blunkett vorrebbe far passare nelle televisioni di casa. I turchi non hanno nemmeno lo scrupolo di censurare la sparatoria (e perchè dovrebbero?), Blunkett pensa invece ad un video «in positivo».

Un video «per convincere»

Secondo il quotidiano Times, l'idea del ministro sarebbe quella di lasciare che le televisioni filmino i rimpatri dei cittadini stranieri per far vedere alla gente che l'attuale politica sull'immigrazione funziona. Secondo il Times Blunkett avrebbe avuto la meglio sui colleghi più restii dell'«Home Office», e avrebbe ottenuto il permesso di fare qualche «soffiata» ai media nazionali che potranno dunque precipitarsi agli areoporti di Heathrow o Gatwick e filmare la drammatica esperienza di quei cittadini stranieri che vengono rimpatriati nei loro paesi d'origine dopo che gli è stato negato l'asilo. Il video dovrebbe avere anche un fine «deterrente», dovrebbe cioè spaventare futuri profughi e richiedenti asilo che «credono che in questo paese non esistano i rimpatri», come sottolinea lo stesso ministro. I rimpatri esistono eccome: ogni mese l'Inghilterra rispedisce nei loro paesi d'origine qualcosa come mille persone. Troppo poche, secondo i conservatori e la destra, ai quali purtroppo il governo del new Labour sembra aver deciso di inchinarsi.

L'Europa appoggia Blair

La rincorsa a politiche sempre più repressive e in palese violazione dei diritti della persona in materia di immigrazione e asilo sono una tragica conferma di questa sorta di panico di cui sembra essere vittima il governo Blair. Il piano che lo stesso premier dovrebbe proporre ad una prossima riunione del gabinetto dei ministri prevede, tra le altre cose, la presenza di poliziotti negli areoporti di Amsterdam e Parigi, l'invio di navi della marina militare nel Mediterraneo, l'utilizzo di aerei dell'aviazione militare, la Raf, per i rimpatri di massa. Inoltre il premier inglese sembra intenzionato, nonostante l'opposizione del ministero allo sviluppo e la cooperazione internazionale, a portare avanti un piano di aiuti economici in cambio di una politica efficiente nel controllo delle frontiere. Gli stessi aiuti verranno trattenuti anche se un paese si rifiuta di riaccogliere chi non ha ottenuto asilo in Gran Bretagna. Le altre misure riguardano la riduzione dei permessi di soggiorno a dodici mesi per gli asylum seekers afghani. Insomma, come avrebbe spiegato Blair ai suoi ministri, «è arrivato il momento di pensare l'impensabile» in materia di immigrazione. Mentre tra le fila laburiste monta la protesta, il premier incontra le opinioni favorevoli dell'Unione europea. Secondo il commissario europeo alla giustizia, Antonio Vitorino, «nessuno stato membro può riuscire a fare fronte ai flussi migratori da solo». L'idea di inviare la Royal Navy nel Mediterraneo, quindi, va nella direzione giusta: quella della «cooperazione tra stati».

Fonte: Il Manifesto

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