IL NOSTRO RAPPORTO 2002

"Giornalisti e media fra orrori e speranze: L’informazione nelle repubbliche della ex Jugoslavia: 1990-2001

a cura di Informazione senza frontiere e  dell’Osservatorio internazionale sulla libertà di informazione

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Kazakhstan: Santa Irina e la libertà di stampa 

di Anna Zafesova
15 luglio 2002

Quando Irina Petrushova ha visto il cadavere decapitato di un cane legato alla finestra, non ha avuto bisogno nemmeno di leggere il biglietto che era attaccato al corpo della povera bestia: «Non ci sarà una prossima volta». Era un macabro avvertimento destinato a lei e ai giornalisti del suo settimanale Respublika , nato due anni fa come «progetto di business» e diventato spina nel fianco della famiglia regnante del Kazakhstan.
Non era il primo: alle spalle la 36enne direttrice aveva minacce e intimidazioni, era già costretta a stampare il suo giornale, 18 mila copie, con una fotocopiatrice dopo che il direttore della sua tipografia aveva trovato sulla soglia di casa un cranio umano e ha colto il messaggio. Né è stato l’ultimo: tre giorni dopo la storia del cane una mano ignota ha lanciato nella redazione di Respublika bottiglie Molotov, riducendola in cenere. La polizia ha scrollato le spalle: «Dovete sapere chi è stato». Irina sapeva. Figlia d’arte, suo padre Albert era stato inviato nel Kazakhstan nel 1982 dalla Pravda per denunciare la corruzione del «khanato rosso» del leader del pc Kunaev. 20 anni dopo sua figlia si è trovata a combattere contro il suo successore Nursultan Nazarbaev, convertitosi da comunista in padre della nazione.
Ex repubblica sovietica, il Kazakhstan è oggi un Paese dove il presidente, immune a vita, conserva circa un miliardo di dollari su conti in Svizzera, dove figlie, generi e nipoti si sono spartiti una grassa torta di petrolio e potere e dove le regole tribali e il capitalismo selvaggio hanno dato vita a una sorta di riedizione dell’Indonesia di Suharto. Un posto ideale per una donna che dal padre - «buon comunista, ma anche buon giornalista» - ha ereditato una visione idealista del mestiere di famiglia: da studente andava in giro con lui e dice di aver imparato come «una parola stampata può cambiare la vita anche di un piccolo villaggio».
Ma le regole del gioco sono diventate ancora più spietate: i pochi media liberi sono stati schiacciati con le buone e (soprattutto) con le cattive. L’ultima a cadere è stata Respublika , chiusa da un tribunale. La direttrice Petrushova una settimana fa è stata condannata a un anno e mezzo di carcere e alla confisca dei beni per «attività imprenditoriale illegale». La condanna è stata commutata in condizionale e Irina rimane in libertà. Per ora, perché ha assunto guardie del corpo per i figli di 8 e 12 anni, e per l’ex marito, e sta mettendo in piedi una nuova testata.
Non la spaventa nemmeno l’idea di ripetere la sorte del padre: nel 1992 Albert Petrushov è stato investito da un’auto e, mentre giaceva svenuto, derubato del suo manoscritto che rivelava i retroscena della politica kazakha. Nell’incidente ha perso la capacità di memorizzare il presente. Ora vive solo nel passato, in cui ripeteva a sua figlia: «Se credi che quello che fai è giusto, vai avanti». 


Fonte: La Stampa 

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