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4 agosto 2002
Dopo
l'abolizione della pena di morte in tempo di pace, il
parlamento turco ha votato anche il riconoscimento dei diritti
culturali della minoranza curda (12 milioni di persone):
trasmissione di programmi radio-televisivi in curdo e
insegnamento della lingua in corsi privati.
E poi: maggiore libertà di espressione e di associazione,
rigide misure per limitare l'immigrazione clandestina, divieto
di trafficare in organi e in esseri umani, limitazioni ai
poteri della polizia. La Turchia vuole entrare nell´Unione
europea, e lo dimostra con i fatti. Dopo una seduta-fiume di
oltre 16 ore e un lungo contrasto con l'opposizione
nazionalista, il parlamento ha approvato quel pacchetto di
riforme sollecitate da Bruxelles per accogliere la richiesta
d'ingresso di Ankara nell´Ue. I legislatori hanno votato a
favore per alzata di mano. Le riforme sono state condivise
dalla maggioranza dei 550 deputati e solo i 126 parlamentari
del Partito d'azione nazionalista (Mhp) hanno votato contro.
Ora si aspetta che il presidente Ahmed Necdet Sezer
controfirmi l'insieme dei provvedimenti. L'Mhp ha cercato di
opporsi al libero uso della lingua curda perché lo ritiene un
pericoloso segno di incoraggiamento alle istanze separatiste
del Sudest. E non voleva l'abolizione della pena di morte in
tempo di pace, perché a beneficiarne sarebbe un illustre
detenuto: Abdullah Ocalan, leader del Partito dei lavoratori
del Kurdistan (Pkk), condannato alla pena capitale dopo la sua
cattura tre anni fa. Le innovazioni varate dal parlamento sono
state accolte con grande entusiasmo dalla stampa turca. Le
forze europeiste adesso chiedono all'Ue di fissare i negoziati
entro l'anno, mentre i mercati borsistici, in affanno dopo la
crisi politica della maggioranza del premier Bulent Ecevit,
sperano negli effetti benefici dell'avvicinamento. Un grande
passo verso la famiglia europea: questo il commento di
Bruxelles all'approvazione del pacchetto di riforme
democratiche turche. La Commissione europea lo ha salutato «molto
positivamente», in particolare l'abolizione della pena di
morte. Il commissario Ue all'allargamento, Gunter Verheugen,
ha commentato: «La decisione turca dimostra che la Ue ha
ragione a essere molto ferma per quanto riguarda i diritti
umani e la protezione delle minoranze. La nostra posizione
comincia a pagare». Molto soddisfatto anche il presidente
dell'Europarlamento, Pat Cox: «È un passo estremamente
importante e un incoraggiamento per la riforma democratica
della Turchia. Queste riforme sono un importante segnale della
determinazione della maggioranza dei leader politici turchi di
procedere verso un allineamento ai valori e agli standard
della Ue». Il pacchetto di riforme sarà ora «attentamente
analizzato per verificarne pienamente l'impatto», rivela
Bruxelles precisando che «comunque, molto dipenderà dalla
sua messa in pratica». La Turchia ha ottenuto lo status di
Paese pre-candidato al vertice di Helsinki, nel 1999, ma
nessuna data è stata ancora fissata per l'avvio dei
negoziati. I Quindici e le istituzioni europee attendevano da
tempo un chiaro segnale da Ankara. I criteri definiti nel 1993
per l'allargamento dell'Unione impongono infatti a tutti i
candidati «una stabilità istituzionale a garanzia della
democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti dell'uomo così
come del rispetto e protezione delle minoranze». Nel suo
ultimo rapporto di valutazione, pubblicato a fine 2001, la
Commissione aveva riconosciuto al governo di Ankara di aver
fatto «sforzi sostanziali» in questa direzione, definendo
però «considerevoli» i passi ancora da compiere.
Fonte: La Stampa
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