TURCHIA: direttore di una rivista di opposizione condannato a 15 anni di prigione

Memik Horuz, direttore della rivista di estrema sinistra “Isci Koylu”, è stato condannato a quindici anni di prigione con l’accusa di appartenere ad un organizzazione armata clandestina. Horuz è stato condannato soltanto sulla base di un articolo da lui stesso scritto e dalla testimonianza di un testimone successivamente dimostrata falsa dagli avvocati della difesa. La seconda corte del tribunale di Ankara ha condannato Horuz secondo l’art. 168 (2) del codice penale e subito dopo Horuz è stato rinchiuso nel carcere di Sincan. La corte ha rifiutato persino di riconoscergli una diminuzione della pena per buon comportamento come previsto dall’art. 59 del codice criminale. Le uniche prove considerate sono state l’articolo di Horuz stesso e la testimonianza di un ex membro dell’organizzazione che accusava Horuz di essere un membro dell’organizazione e di aver preso parte a delle esercitazioni. La  difesa ha fornito le prove dettagliate che tutte le affermazioni del testimone erano completamente false. 

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Turchia, la lingua curda non è più reato
Si potrà insegnare in scuole private e verrà usata da radio e tv

4 agosto 2002

Dopo l'abolizione della pena di morte in tempo di pace, il parlamento turco ha votato anche il riconoscimento dei diritti culturali della minoranza curda (12 milioni di persone): trasmissione di programmi radio-televisivi in curdo e insegnamento della lingua in corsi privati. E poi: maggiore libertà di espressione e di associazione, rigide misure per limitare l'immigrazione clandestina, divieto di trafficare in organi e in esseri umani, limitazioni ai poteri della polizia. La Turchia vuole entrare nell´Unione europea, e lo dimostra con i fatti. Dopo una seduta-fiume di oltre 16 ore e un lungo contrasto con l'opposizione nazionalista, il parlamento ha approvato quel pacchetto di riforme sollecitate da Bruxelles per accogliere la richiesta d'ingresso di Ankara nell´Ue. I legislatori hanno votato a favore per alzata di mano. Le riforme sono state condivise dalla maggioranza dei 550 deputati e solo i 126 parlamentari del Partito d'azione nazionalista (Mhp) hanno votato contro. Ora si aspetta che il presidente Ahmed Necdet Sezer controfirmi l'insieme dei provvedimenti. L'Mhp ha cercato di opporsi al libero uso della lingua curda perché lo ritiene un pericoloso segno di incoraggiamento alle istanze separatiste del Sudest. E non voleva l'abolizione della pena di morte in tempo di pace, perché a beneficiarne sarebbe un illustre detenuto: Abdullah Ocalan, leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), condannato alla pena capitale dopo la sua cattura tre anni fa. Le innovazioni varate dal parlamento sono state accolte con grande entusiasmo dalla stampa turca. Le forze europeiste adesso chiedono all'Ue di fissare i negoziati entro l'anno, mentre i mercati borsistici, in affanno dopo la crisi politica della maggioranza del premier Bulent Ecevit, sperano negli effetti benefici dell'avvicinamento. Un grande passo verso la famiglia europea: questo il commento di Bruxelles all'approvazione del pacchetto di riforme democratiche turche. La Commissione europea lo ha salutato «molto positivamente», in particolare l'abolizione della pena di morte. Il commissario Ue all'allargamento, Gunter Verheugen, ha commentato: «La decisione turca dimostra che la Ue ha ragione a essere molto ferma per quanto riguarda i diritti umani e la protezione delle minoranze. La nostra posizione comincia a pagare». Molto soddisfatto anche il presidente dell'Europarlamento, Pat Cox: «È un passo estremamente importante e un incoraggiamento per la riforma democratica della Turchia. Queste riforme sono un importante segnale della determinazione della maggioranza dei leader politici turchi di procedere verso un allineamento ai valori e agli standard della Ue». Il pacchetto di riforme sarà ora «attentamente analizzato per verificarne pienamente l'impatto», rivela Bruxelles precisando che «comunque, molto dipenderà dalla sua messa in pratica». La Turchia ha ottenuto lo status di Paese pre-candidato al vertice di Helsinki, nel 1999, ma nessuna data è stata ancora fissata per l'avvio dei negoziati. I Quindici e le istituzioni europee attendevano da tempo un chiaro segnale da Ankara. I criteri definiti nel 1993 per l'allargamento dell'Unione impongono infatti a tutti i candidati «una stabilità istituzionale a garanzia della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti dell'uomo così come del rispetto e protezione delle minoranze». Nel suo ultimo rapporto di valutazione, pubblicato a fine 2001, la Commissione aveva riconosciuto al governo di Ankara di aver fatto «sforzi sostanziali» in questa direzione, definendo però «considerevoli» i passi ancora da compiere.

Fonte: La Stampa 

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