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22 agosto 2002
L'ora
della battaglia mediatica è suonata. I cattivi sono molto più
cattivi se visti in tv, gli «esperti» rivelano sui giornali
vagonate di informazioni terrificanti, raffiche di interviste
vengono esplose da fogli e network con l'elmetto. Dall'altra
parte, firme autorevoli emettono pareri sulla prudenza
nell'intraprendere una guerra (non la negano, ma tirano i
freni), e prestigiosi settimanali rispolverano come nuove
storie di fosse comuni in Afghanistan (sorvolando un tantino
sul coinvolgimento americano). Non c'è contraddizione.
L'amministrazione americana è divisa sull'opportunità della
guerra, il patriottismo post-attentati come cemento non basta
più. E la stampa rappresenta, tra l'altro queste divisioni.
Lo scoop della Cnn è il più clamoroso: ieri la madre
di tutte le reti ha diffuso la seconda puntata dei video di
Bin Laden. La serie è stata chiamata Terror on tape,
terrore su nastro. Sono 64 vidocassette che uno degli inviati
afghani della rete di Atlanta, Nic Robertson, ha trasmesso ad
Atlanta dopo un terrorizzante viaggio di 17 ore in automobile,
da una città non identificata fino all'ufficio Cnn di Kabul.
La rete di Atlanta ne trasmetterà uno al giorno, con
parsimonia - e con un effetto moltiplicatore dell'odio contro
i «terroristi». La visione dei filmati è costosa: nella
versione Internet, si va da 4 dollari e 95 per un solo filmato
a un comodo abbonamento per 9,95 al mese, carta di credito
alla mano. La prima puntata, con un cane che si contorceva,
abbattuto da qualcosa di invisibile (gas sarin? un veleno?) ha
registrato sdegno mondiale, nella seconda, ieri, Osama
dichiarava la jihad contro gli Stati uniti - la data è il 28
maggio 1998.
Ma la Cnn non è sola. Ieri la Abc, un altro dei
grandi network americani, ha rivelato che un gruppo di
terroristi di Al Qaeda sta conducendo esperimenti con armi
batteriologiche in una piccola struttura nel nord dell'Iraq,
non controllata da Saddam, insieme a un gruppo radicale kurdo
chiamato Ansar al Islam. Le fonti? «Intelligence americana»,
servizi segreti. La sostanza sperimentata sarebbe il ricino, o
meglio la ricina, una sostanza tossica derivata dai semi del
ricino. Il Pentagono, ha aggiunto la Abc, sta valutando
la possibilità di un'azione militare, ma Bush avrebbe -
benevolo - fermato l'attacco.
Sulla Fox Tv, ieri, intervista al ministro della difesa
americano Donald Rumsfeld: «Prima della seconda guerra
mondiale alcuni paesi affermavano: non abbiamo prove. Ma il
Mein Kampf era già scritto, Hitler aveva annunciato le sue
intenzioni e milioni di persone sono morte». Saddam come
Hitler.
Anche la carta stampata si mobilita. Il Washington Times,
quotidiano della capitale con ottime fonti nei servizi segreti
americani, ha scritto che in un edificio nella città di Taji,
nel nord-est iracheno, Saddam sta sperimentando armi di
distruzione di massa. Ieri il governo iracheno ha invitato i
giornalisti a un sopralluogo nella cittadina: «Questo
edificio è una fabbrica di latte in polvere e zucchero», ha
detto il potravoce governativo. Qualche anno fa, Clinton
bombardò in Sudan quella che si rivelò essere una fabbrica
di medicinali che lavorava anche per l'Onu.
Sull'altro fronte, ai Vip repubblicani che hanno scritto
articoli invitando alla prudenza (come Brent Scowcroft e
persino Kissinger) si è aggiunto un democratico, Zbigniew
Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale di
Carter, che sul Washington Post ha scritto che gli Usa
«potrebbero essere costretti ad attaccare», naturalmente, ma
«dovranno essere legittimati da prove certe».
Fonte: Il Manifesto
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