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23 agosto 2002
Un giornalista freelance, membro attivo del network "PeaceLink",
ci parla della sua passione per l'informazione nei suoi
aspetti giornalistici, tecnologici, sociali e politici. Un
viaggio negli angoli più nascosti del "villaggio
globale" per scoprire che l'informazione è potere,
l'informazione è business, l'informazione è un'arma di
guerra, l'informazione è disuguaglianza, ma è anche fatta di
libertà, passione, impegno sociale, rapporti umani, curiosità,
voglia di esserci e di capire la storia del proprio tempo. Sui
pacchetti di sigarette c'è giustamente scritto "nuoce
gravemente alla salute". Sui libri venduti al
supermercato dovrebbe esserci scritto "nuoce gravemente
alla salute degli editori che non hanno delle vendite così
massicce da permettersi di vendere libri di trecento pagine a
quattromila lire, per di più pagando il costo necessario per
la distribuzione nei supermercati, nelle edicole e negli
autogrill".
Non esiste ancora un "consumo critico" di giornali e
libri. Davanti a un casco di banane ormai abbiamo imparato a
chiederci da dove vengono, che impatto ha la coltivazione
delle banane sull'economia del paese da cui provengono, quali
sono le condizioni di vita degli agricoltori che le coltivano,
se il prezzo pagato ai produttori è sufficiente per una vita
dignitosa, se le tecniche di coltivazione di quelle banane
sono state rispettose dell'ambiente naturale.
Di fronte a un libro non riusciamo neanche a chiederci chi
finanziamo con l'acquisto di quel libro e che modello di
sviluppo editoriale e informativo alimentiamo con il nostro
acquisto. Accanto al testo di Carlo Gubitosa, nel libro sono
contenuti due contributi autorevoli: il primo è di Riccardo
Orioles, uno tra i giornalisti più onesti e lucidi
dell'attuale panorama italiano, che nella sua prefazione parla
dei nuovi diritti dei lettori e dei fruitori di informazione:
"tre diritti nuovi e precisi, ciascuno dei quali
confligge con gli interessi immediati dei grandi produttori
d'informazione. Di questi diritti, il più nuovo ed eccitante
è l'interattività. Il secondo è la correttezza
pubblicitaria (informazione distinta alla promozione, e le
fonti d'informazione distinte dalle fonti di promozione). La
privacy il terzo.
E il giornalista? Fra qualche anno al massimo, in quanto
categoria nel senso attuale, semplicemente non esisteremo più;
cosa d'altronde non nuova nella storia, visto che una sorte
del genere è già toccata ai De Foe, ai Rochefort, ai Kipling
- il libellista, l'agitatore, il viaggiatore, le varie
categorie in cui di volta in volta s'è incarnato il mestiere.
Ci toccherà trasformarci coerentemente - e continuando
lucidamente ad essere giornalisti - in qualcosa di
completamente rinnovato, "irregolare",
"strano".
Che ruolo può avere infatti un "giornalista
professionista", in una situazione come questa?
C'è ancora una specifica tecnologia che lo
caratterizza?
Che cosa lo caratterizza, allora? Il medico un tempo faceva i
salassi, oggi deve sapere che cos'è il Dna. Tecnologie
completamente cambiate: che cos'è rimasto immutato?
L'approccio umanistico al malato. Il medico è quel
professionista che, nel variare delle tecnologie, fornisce
all'utente le garanzie culturali contenute nel giuramento di
Ippocrate. Il giornalista oggi è semplicemente, nel variare
illimitato delle tecnologie, il detentore del giuramento. Ieri
garantiva che l'informazione fosse "veritiera e
corretta". Oggi garantisce che l'informazione sia anche,
nel nuovo quadro tecnologico: distinta dalla pubblicità; non
invasiva della privacy; e sufficientemente interattiva. Tutt'e
tre queste caratteristiche possono essere quantizzate in
termini oggettivi. Di questi nuovi diritti debbono rendersi
garanti le organizzazioni dei giornalisti . Ma la funzione di
garanzia tocca soprattutto al singolo giornalista e ne è anzi
l'elemento costitutivo. E' la funzione di garanzia nei
confronti del lettore, e non questa o quella (necessaria)
competenza tecnica che distingue chi è giornalista da chi non
lo è. Essa distingue, in particolare, il giornalista
dall'operatore dell'informazione per conto delle
imprese".
Il secondo contributo è di Stefano Chiccarelli, uno degli
esponenti più autorevoli dello scenario Hacker italiano, che
riflette sulle trasformazioni culturali che hanno accompagnato
la diffusione delle nuove tecnologie dell'informazione.
Secondo Chiccarelli "un tempo entrare in rete significava
iniziare a farsi delle domande nuove sul controllo dei media,
sul "grande fratello" e sulla manipolazione delle
informazioni. Entrare in una comunità e creare delle
relazioni con altre persone era l'unico modo per avere
informazioni utili o suggerimenti tecnici, e senza
relazionarsi agli altri un uso "solitario" della
rete non aveva senso. Oggi tutto questo non è più vero, ci
sono tutti gli strumenti per avventurarsi in escursioni
solitarie della rete, lo stereotipo di isolamento con il
computer che veniva sbandierato come uno dei possibili effetti
negativi della diffusione della telematica è diventato
possibile, proprio ora che non se ne parla più. L'idea che
sia la rete stessa ad educare i suoi utenti sta fallendo e
forse noi che ci credevamo ciecamente, solo perché in rete
avevamo trovato degli strumenti di crescita e di
apprendimento, siamo stati degli ingenui. La rete è stata
sommersa da milioni di persone e non ha fatto a tempo ad
educarle, ma al contrario e' stata l'"utenza di
massa" a cambiare significativamente la telematica,
almeno nei suoi aspetti superficiali. E gli hacker?
Gli hacker ci sono ancora, così come ci sono i cracker
(quelli che si divertono ad entrare nel computer degli altri),
e a queste definizioni si aggiungono molte altre etichette con
cui si sta cercando di definire qualcosa che non e'
classificabile". Questo libro è una "cassetta degli
attrezzi" che mette a disposizione strumenti nuovi per
l'analisi e la critica dei media, per valorizzare e rendere più
efficaci le nuove forme di impegno civile nate grazie alle
nuove tecnologie dell'informazione. Grazie all'attivismo
telematico e alle produzioni culturali che nascono dal basso,
oggi possiamo disporre di nuove categorie di valutazione,
nuovi strumenti culturali e nuovi contropoteri per bilanciare
i "poteri forti" dell'informazione, dell'editoria e
della televisione.
Edizioni
EMI - Bologna
128 pagine
euro 7,00
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