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30 agosto 2002
Hanno
creato una matrioska, siti nei siti, e li hanno beffati. Per
ora. Il giudice spagnolo Baltasar Garzón ha ordinato la
chiusura della voce dei «batasunos» (batasuna.org), non solo
quella del partito indipendentista basco, ma Internet conosce
la censura e i mezzi per aggirarla: ancora ieri sera, chiunque
avesse voluto informarsi sulle attività del defunto partito,
leggere (magari in traduzione francese) il pensiero dei suoi
leader Josu Urrutikoetxea e Arnaldo Otegi, unirsi all´appello
«ai democratici e agli antifascisti», persino iscriversi (sì:
iscriversi a un partito appena chiuso), avrebbe potuto farlo
senza sfidare nessun sigillo. Nell´universo dell´antagonismo
già mercoledì, all´indomani del decreto della Audiencia
Nacional, si era diffusa voce che Batasuna avrebbe fatto
resistenza.
Con buone possibilità di giocarsela, sul web. Su un sito
italiano era stato postato un messaggio, in francese, che
suonava così: «Non sarà facilissimo toglierci la parola».
Naturalmente, non era neanche facilissimo capire come
avrebbero continuato a parlare.
Su Internet, d´accordo. Ma come? «Nel modo più ufficiale»,
spiega un militante che ha lavorato su un po´ di questi siti,
cioè continuando un´attività alla luce del sole sulla home
page ufficiale.
E con qualche trucco. «Forse, dice, i "batasunos"
prevedevano tutto e avevano già messo in giro un po´ di
mirror, specchi per le allodole». Nelle «acque
internazionali» del mondo global possono navigare capitali,
evasori fiscali, rifugiati all´estero, libertari
perseguitati: chi ha provato a ricostruire le navigazioni
internettiane di Batasuna alla fine s´è dovuto arrendere a
un groviglio che può essere descritto così.
Batasuna.org è stato registrato con sede sociale in Francia,
al 38 di rue des Cordeliers, Bayonne, dove abita l´europarlamentare
Koldo Gorostiaga. Il portale di cui si sono serviti i baschi
per la registrazione si chiama melbourneit.com e si trova in
Australia.
Ha scritto il quotidiano «El Mundo» che batasuna.org è
gestito da una società con sede in America. Il computer che
contiene «fisicamente» le pagine web (insieme con quelle di
formazioni storiche tipo herri-batasuna.org oppure
euskal-herritarrok.org) appartiene a una società di nome
Verio.
Il provider di servizi per quella pagina si chiama
bluberry.com, è un´agenzia angloamericana. Gli specchi si
rimandano all´infinito.
A detta di attivisti solitamente informati in materia, «secondo
quanto contenuto nel sito register.com, la Coalizione
Elettorale Euskal herritarrok (EH), che figura come
administrator, ha registrato il dominio batasuna.org il 10
aprile 2000». Il nome è garantito per tre anni, sempre che l´amministratore
non accetti di partecipare a un´asta e lo venda. Con scenari
perfino più complicati. Che succede se il dominio viene
comprato da una società terza che non ha niente a che fare
con il partito di Otegi?
Due anni fa (fonte: Freedom House) il 63 per cento dei governi
esercitava forme di censura su pubblicazioni on line, tra loro
Iran, Iraq, Cina, Libia. Però ci sono posti, Algeria, Egitto,
Giordania, dove articoli censurati dai governi circolano sul
web.
A luglio l´Arizona ha imposto vincoli strettissimi ai siti
che danno notizie sulla vita nelle carceri.
Poi spunta Batasuna, a dimostrare che nella matrioska Internet
c´è spazio anche per i partiti censurati.
Fonte: La Stampa
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